Sanremo 2022, Matteo Romano da TikTok al Festival: “Per arrivare ai fan meglio i social che i talent”

Pubblicità
Pubblicità

Non ha ancora vent’anni ed è già una star. Arriva a Sanremo forte di una montagna di visualizzazioni, di streaming, di condivisioni, che per comodità l’industria chiama ancora “dischi d’oro” o “dischi di platino”. Ma Matteo Romano, che al festival si presenta con un brano intitolato Virale, scritto con Dardust e con Federico Rossi, il Fede di Benji e Fede, è in realtà uno degli esemplari perfetti della nuova generazione del pop, cresciuti senza nemmeno l’idea del “disco”, nati sui social, con lo streaming, con un modo di fare musica che è proprio della generazione che attualmente si affaccia sulla scena e che ha poca parentela con il passato. Già, ma allora, che cosa significa per un giovanissimo come lei fare musica, cantare canzoni? “Avere l’opportunità di esprimere i miei sentimenti e portare avanti le mie emozioni. Sono una persona introspettiva e la musica mi aiuta ad analizzare quello che sento. Mettere tutto per iscritto aiuta a schiarirmi le idee. Ho sempre voluto fare musica, è davvero l’unica cosa che ho sempre immaginato di fare e fin da piccolo ho studiato per fare questo, canto, chitarra, percussioni…”. 

Che esperienza è stata quella di Sanremo Giovani?

“E’ stato un viaggio molto bello dal punto di vista personale, ho conosciuto molti esordienti come me e il confronto è sempre costruttivo. Dal punto di vista della competizione, l’ho vissuto con un po’ di ansia. Ho sentito il peso di quello che stavo facendo perché ci tenevo moltissimo”.

Sanremo 2022 la rivoluzione della generazione Z

Quindi cosa si aspetta da questo Festival?

“Prima di tutto tanta musica, la possibilità di arrivare a più persone possibile. Quel palco è una grande opportunità e voglio giocarmela nel migliore dei modi. Ho sempre guardato Sanremo e farne parte è un sogno che si realizza”.

Che senso ha andare al Festival per uno che ha già collezionato un doppio platino, 35 milioni di stream e 16 milioni di visualizzazioni? Potrebbe benissimo vivere senza andare a Sanremo…

“E’ una domanda che non mi sono mai posto. Credo che ci sia sempre da migliorare e che sia giusto mettersi in gioco. Se penso che condividerò lo stesso palco con artisti che stimo… direi che ne vale la pena”.

Come è nata la collaborazione con Dardust? 

“Avevo avuto modo di lavorare con lui lo scorso anno durante delle sessioni di studio. Lo stimo, mi ritrovo molto nel suo modo di lavorare, molto professionale e metodico e anche nel suo innato ‘istinto’. E’ un approccio che sento di condividere”. 

Niente talent. Ma Sanremo è un esame continuo…

“Come tutti, ho guardato i talent negli anni e in passato ho anche pensato di partecipare. Crescendo, poi, l’idea si è allontanata dalla mia testa perché mi sono reso conto che non sarebbe stato il contesto giusto per me, che sono competitivo e, in certi contesti, ci metto un po’ prima di aprirmi e permettere agli altri di conoscermi”. 

Sanremo 2022, le pagelle di Gino Castaldo

Il brano si intitola ‘Virale’. Titolo difficile di questi tempi, anche se non parla della pandemia. 

Virale è di fatto una canzone d’amore e paragona un sentimento fortissimo a una canzone che entra in tendenza e non ti esce più dalla testa, diventa virale. Mentre scrivevo il testo ho ‘incontrato’ sulla mia strada la parola ‘heartworm’, che descrive un sentimento, un’emozione così totalizzante da entrare e rimanere sempre più impressa come un parassita”. 

TikTok e i nuovi media le hanno permesso di far partire la sua carriera. Quanto contano i social per un artista, oggi?

“Quando ho iniziato a pubblicare i video di me che cantavo piano e voce delle cover su TikTok non avrei mai immaginato quello che poi sarebbe successo. Semplicemente TikTok mi sembrava la piattaforma giusta per farmi ascoltare da più persone possibile. I social oggi sono sicuramente importanti, necessari per farsi conoscere e creare un legame con i fan. Non bisogna però esserne schiavi”.

Sanremo 2022, il programma delle cinque serate

I suoi due fratelli gemelli sono in grado di sostituirla sul palco senza che noi ce ne accorgiamo?

“Purtroppo no, io sono il gemello eterozigota mentre loro due sono omozigoti, identici davvero. Diciamo che sono il ‘gemello diverso'”.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source