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Sanremo, la quarta serata è la migliore ma che senso ha uno show infinito?

La Republica News
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Il primo vincitore è Gaudiano, in una finale delle “Nuove proposte” che ha visto quattro finalisti tutti meritevoli. Davide Shorty apre la serata con un pezzo elegantissimo, che mette insieme i “vecchi” Earth Wind and Fire con il soul contemporaneo. Lui canta benissimo e sa stare in scena e merita tutto il sostegno possibile. Poi però arriva Folcast e fa una figura magnifica, roba che se fosse stato tra i Big avrebbe potuto arrivare sul podio, perché la sua è una delle canzoni più belle del Festival. Come è bella quella di Wrongonyou, decisamente meglio di alcune delle canzoni della gara maggiore. Il pezzo più debole è quello di Gaudiano, ma anche lui, davvero, è bravo, ha un pizzico di personalità sulla quale può crescere. È una bella finale, dunque, che vede Wrongonyou vincere il premio della critica giornalistica, Shorty vincere quello della sala stampa Radio. Poi però a vincere è Gaudiano, bravo ma decisamente meno meritevole degli altri tre, tanto per confermare che la giuria demoscopica andrebbe, prima o poi, eliminata.

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È la migliore delle serate fino ad oggi, equilibrata, divertente e con tanta buona musica, una canzone dopo l’altra. Fiorello è in palla, Amadeus torna a fare il suo perfetto mestiere di spalla, Ibra è sempre più a suo agio, l’unica che non ha un vero perché è Barbara Palombelli, sia nelle presentazioni lette sui cartoncini sia con un monologo autoreferenziale davvero poco interessante, non ci sono tante perdite di tempo durante tutta la serata, anzi nottata, con addirittura un grande recupero di tempi rispetto alla scaletta prevista. Una serata non male, quindi, soprattutto dal punto di vista musicale.

Sanremo 2021, Fiorello e Amadeus diventano Sabrina Salerno e Jo Squillo

Duetto di Fiorello e Amadeus, con tanto di parrucche anni 80, sulle note di Siamo donne di Sabrina Salerno e Jo Squillo, mettendo in scena anche una coreografia. “Sabrina e Jo avete fatto la storia”, ha detto Fiore. “E noi l’abbiamo rovinata”, ha risposto Ama.

Se è vero, com’è vero, che l’indie è il nuovo pop, tutti gli artisti che nella prima e seconda serata forse si sentivano, almeno in parte, fuori posto, fuori contesto, fuori luogo, in questa quarta puntata invece salgono in scena con sicurezza. È il loro palco, ad essere fuori luogo, fuori posto, fuori contesto, sono i cantanti più mainstream, che magari vinceranno, verranno premiati dal televoto, ma non sono più li a rappresentare la migliore musica italiana. A rappresentarla per cinque sere lo sono stati gli altri, che con questa clamorosa edizione del festival li hanno almeno per una volta sostituiti. Certo, è un sogno, non è la realtà, finito il festival tutto, pian piano, tornerà come prima, tutti verranno riportati al loro posto indie e nelle piattaforme di streaming, mentre gli artisti mainstream riprenderanno il loro posto nelle radio, nelle televisioni, nei grandi media. Ma per cinque giorni, al di la di come andrà a finire, si può sognare che la musica vera, quella che quando i club, i locali, i teatri erano aperti e i festival si potevano svolgere, veniva suonata ogni sera in ogni città. Sanremo ha fatto un ‘operazione che non sappiamo quanto respiro lungo avrà, forse non ne avrà affatto, ma resterà nella storia, come un magnifico esperimento. Ottimi i Maneskin, originalissima Madame, nessuna vera noia, in una puntata che ha dimostrato la buona qualità musicale dell’intero cast.

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Ma, c’è un ma, ed è quello dell’interminabile durata delle serate. Mettere così duramente alla prova il pubblico, i cantanti, i tecnici, gli stessi presentatori, che senso ha? Perché avere uno show così lungo che alla fine tutto confonde e tutto mescola? Perché non puntare sulle migliori delle ventisei canzoni, diciamo una buona quindicina, e fare un bel festival meno lungo e più intenso? Quale sadica convinzione si è radicata così bene in Rai, da convincere tutti che la durata sia un pregio? Da quale punto di vista lo è o lo potrebbe essere. Tranne quello economico (caricare un maggior numero di spot, perché comunque i numeri elevati che Sanremo fa in orari improbabili non li farebbe nessun programma normale e quindi gli introiti pubblicitari sarebbero irrealizzabili altrimenti), non c’è un solo ragionevole motivo. Certo, quello economico è assai rilevante, e gli ascolti, comunque elevati, dicono che alla fine il pubblico queste irragionevoli maratone le segue. Quindi non è pensabile che si torni indietro, neanche di poco, per cui ci prepariamo a una finale che con buona probabilità supererà i record di durata precedenti.



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