Santanchè, amori e disamori

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Solo a pensarci mi vengono i brividi, ma insomma Daniela Garnero fino ad ora è stata ministro del Turismo (che non vuole assolutamente mollare) dall’ottobre 2022, e poi, in passato, da tutto un girovagare mai abbastanza di destra, da An (Alleanza Nazionale) a Misto-destra, da Forza Italia a Fratelli D’Italia: iniziando a occuparsi di politica, sino a oggi, dal 2001, sembra impossibile, da ben 22 anni! E poi professione: imprenditrice!!! Sposata dal 1983, a 21 anni, con il belloccio chirurgo plastico Paolo Santanchè (che pare tema tuttora la di lei Fatwa), ha ottenuto anni dopo l’annullamento della Sacra Rota e la possibilità di portare il di lui cognome, più bizzarro, più strano, forse più di Cuneo, (lei ci è nata) di Garnero. Santanchè! Daniela Santanchè!

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Da allora le è rimasto un bel naso senza gobba, opera dell’innamorato e poi fuggitivo chirurgo. E da allora il cognome di questa bella signora brilla nel firmamento dei cattivi, e attualmente, dolcissima, sta già facendo i conti con quel che guadagnerà da chi, eroici, tenteranno (“Tirem inanz!”) di fermare la sua imprenditorialità ferale. Basta essere di destra per essere tutti con lei, tutti pronti a difendere vuoi il Turismo e vuoi Visibilia, che era sua, poi e stata non più sua, infine è passata al Kunz, che poi se ne è liberato. Di chi sarà Visibilia? Visto, Novella, Ciak si presentano come “accertamento diffusionale” di Visibilia, quindi con qualcuno che ne è responsabile? Oppure no? Non lei? Non il Kunz, non chissà chi? Adesso il Kunz a lei devoto, Dimitri Kunz, che appare molto servizievole sino a lasciar perdere gli Asburgo Lorena con suoi incazzati titolari e a chiamarsi solo Kunz, sussurra di essere nato nel ‘69 a San Marino, certo meno asburgo-lorenese e di nascita principesca.

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Si sa che prima di incontrare la sua fata, stava con una graziosa signorina che per quanto nata come Patrizia Groppelli, si faceva chiamare Patrizia D’Asburgo, ed è finita con lo sposare a giugno l’abbandonato Sallusti, proprio come nei brutti film. Intanto la sua vita viaggiava sempre a destra, con nuovi metodi persecutori, si metteva con l’ingegner Canio Giovanni Mazzaro con cui ha avuto un figlio, Lorenzo Mazzaro, bel ragazzo ricciolino, che studia e lavora a Londra, e avrebbe una fidanzata marocchina: quando mamma gli regalò tanto per cambiare una Porsche, lui, si dice, si arrabbiò. Nella sua autobiografia, Sono una donna sono una Santa uscito nel 2016 da Mondadori e fuori commercio, pochi mesi dopo la Santanchè, dopo aver espresso il grande amore per sempre al povero Sallusti, finalmente incontra il suo finto principe, un bell’uomo più giovane di lei, proprietario di un ristorante a Firenze e disponibile a darle una mano nei suoi veloci casini, vendo qua e rivendo là, visibilia su e visibilia giù. “Vivo convinta che sarà l’ultimo e e definitivo l’amore che oggi mi lega ad Alessandro Sallusti”… “A volte capita mentre sono in riunione in un consiglio di amministrazione che mi telefoni furibondo perché (Sallusti) manca un bottone. .. Non che questo mi dispiaccia”… “Cosa c’è di più bello di essere geisha del proprio uomo?”.

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Alla fine di quell’anno, dopo aver dichiarato il suo amore eterno di geisha sempre in ginocchio e con mandolino, scoppia il caso Kunz-Santanchè: il Kunz arriva, piuttosto carino e in più simpaticamente portato a fare pasticci. Scoppia la guerra Santanchè-Sallusti all’improvviso abbandonato, guerra con insulti tra i i due, e malgrado i nove anni di geisha e neppure un bottone mancante, “l’ultimo e definitivo amore” con quell’uomo bruttino finisce ridicolmente. Oggi, il Kunz tuttora pasticcione, ne ha fatta una forse eccessiva, in compagnia della signora De Cicco in La Russa, mamma del giovane sciocco che porta in casa di babbo le sue conquiste senza che lui ci faccia caso. Insieme, hanno venduto la bella casa del sociologo Francesco Alberoni (1929, però di Fratelli d’Italia!) guadagnandoci, pare, un milione netto nella vendita, a 3,6 milioni, un milione in più del suo valore, ma l’acquirente, uno di quei tipi che non badano a spese, per far piacere a una amico (Kunz-Santanché) e questa cosa non è piaciuta per niente a Bankitalia perché, l’acquirente, Antonio Rapisarda se l’è comprata in 55 minuti senza neppure tentare di averne uno sconto. Ma si sa, e non si vorrebbe essere banali, mentre 9 euro risultano un’enormità come salario minimo, cosa vuol che sia per il simpatico Rapisarda? Sempre indaffarata a tenere a cuore il bene del nostro Turismo, e diciamolo pure, nel più bel paese del mondo, uno pensa, ma questa Ministra che tanto ha a cuore la vendita in cinquanta minuti di una casa di amici (Kunz-De Cicco) a prezzi stratosferici, come fa anche a trovare il tempo da dedicare a cose di pura amicizia, che nulla hanno a che fare con il suo mandato, e neppure con il turismo?

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Certo la signora sa come mettere tutti a posto, terrorizzando chi osa contraddirla, e intanto tutto la sua amabile destra le dà perfettamente ragione, senza contare che il 26 di luglio ci sarà in Senato una mozione di sfiducia richiesta dal M5s. Un bell’incontro ma come si fa a pensare cattive cose di lei? Naturalmente c’è chi insinua che la signora, quando comprò Novella 2000, Visto e il bel mensile Ciak, seguì una vecchia pratica, quella di togliere un peso (Visibilia!) all’amico imprenditore accettando con un sospiro anche il danaro e le spese per i giornalisti, per almeno due anni, promettendo poi trovare il modo di render loro la vita così orribile da suggerire la fuga, cosa di cui lei, dicono, sia maestra. “Sono imprenditrice, anzi la Santanchè rappresenta un gruppo con 500 persone, ed è diventata più grande e più forte…” dice l’autobiografia. Su, forza signora, non molli, con tutti i cattivi pensieri di chi non le vuole bene, e mentre i suoi fedeli giurano lei essere la Santa (della Santanchè), conosciamo tipi crudeli che organizzano messe cattive per vederla, almeno una volta, cadere.

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