Sanzioni alla Russia, verso lo stop graduale al petrolio. Ma c’è il veto dell’Ungheria

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 Un bando al petrolio russo per gradi per rompere lo stallo tra le Cancellerie e mostrare il blocco europeo compatto nell’affrontare – con l’arma delle sanzioni – la Russia di Putin. E’ quello che mette sul piatto in particolare la Germania sul tavolo della Commissione europea, chiamata probabilmente domani (martedì 3 maggio) a dettagliare la sua proposta con il nuovo pacchetto di misure contro il Cremlino. Ore fitte di interlocuzioni sul fronte energetico: oggi si riunisce infatti il Consiglio Ue dei ministri dell’Energia, che ha in agenda la preparazione di un piano di risposta all’eventuale blocco delle forniture di gas da parte di Mosca, di cui è stato servito un antipasto a Polonia e Bulgaria.

La linea tedesca sulle sanzioni

Come emerso nelle ultime ore, la presidente von der Leyen pare avere abbracciato le indicazioni di Berlino in tema di sanzioni, cercando di coalizzare le diverse sensibilità intorno all’economia più importante d’Europa. Considerando che il Vecchio continente compra dalla Russia il 25 per cento del suo greggio, versando ogni giorno 261 milioni di euro, ne viene una tabella di marcia che rimanda l’embargo pieno al petrolio russo solo dal primo gennaio del 2023, che ovviamente delude le capitali con posizioni più rigide verso Putin. La posizione cauta di Berlino è stata appoggiata soprattutto dagli Stati che dipendono al 100 per cento o quasi dalla “benzina” di Putin: Ungheria, Slovacchia e Romania hanno bisogno di tempo per individuare le alternative.

Per evitare incidenti diplomatici, la Commissione ha per ora portato avanti dialoghi bilaterali con i vari Paesi per cercare di capire quale possa esser la sintesi più efficace e non divisiva. La posizione tedesca è stata messa nero su bianco – ricorda il Financial Times – da uno dei più stretti consiglieri di Olaf Scholz, Jörg Kukies, che ha chiarito come la Germania sia sì a favore di un embargo sul greggio russo, ma ha bisogno di “qualche mese” per preparare la fine dei rifornimenti. “Chiediamo un periodo transitorio per la chiusura” degli acquisti, ha spiegato Kukies al quotidiano britannico. “Vogliamo smettere di acquistare petrolio russo, ma abbiamo bisogno di un po’ di tempo per assicurarci di poter ottenere altre fonti di petrolio nel nostro paese”. La maggior parte delle raffinerie tedesche è già passata ad altri fornitori.

Le altre posizioni: il veto ungherese

Se Berlino spinge per un embargo ritardato, altri Paesi indicano vie possibili alternative. L’Italia è accreditata dal Ft di una spinta per mettere un tetto al prezzo del greggio che si acquista da Mosca, oppure un dazio speciale. La Polonia e i Baltici vogliono la linea dura di un bando definitivo. Ungheria e Slovacchia dipendono da una rete di approvvigionamento disegnata a misura del petrolio russo, che ha poche alternative praticabili. Non a caso Viktor Orban ha avvertito che il suo governo “non cederebbe a nessuna pressione per estendere le sanzioni contro la Russia al gas o al petrolio, poiché ciò ucciderebbe l’economia ungherese”.

E come aggiunge Bloomberg il ministro Gergely Gulyas è stato ancor più netto: “Non supporteremo mai” l’estensione delle sanzioni al petrolio russo, ha spiegato domenica. “E dal momento che queste decisioni richiedono l’unanimità, non ha senso che la Commissione proponga sanzioni che intaccherebbero il gas naturale e il petrolio e che bloccherebbero le forniture per l’Ungheria”. Un veto, di fatto.

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