Sardegna, tamponi obbligatori per chi arriva: tutte le incongruenze dell’ordinanza

La Republica News

Da oggi e fino al 7 ottobre per chi arriva in Sardegna, da qualunque provenienza, ci sono nuove restrizioni anti Covid 19: certificato di negatività da mostrare all’imbarco, o – in alternativa – test o tampone da fare nell’isola. A poche ore dall’entrata in vigore dell’ordinanza regionale arrivano, in serata, alcuni chiarimenti. Di fatto novità rispetto a quanto previsto dal documento iniziale emanato lo scorso venerdì . In particolare chi viaggia è tenuto ad avere con sé l’esito negativo di un tampone (o test antigenico rapido o sierologico) fatto nelle 48 ore precedenti, e a registrarsi online – passaggio già obbligatorio – sul portale istituzionale dedicato, o tramite l’app Sardegna sicura. E per chi arriva senza? Nella nota esplicativa si precisa che ci si può “mettere in regola” nelle successive 48 ore. In più modi: si comunica all’azienda sanitaria locale l’arrivo e si “accetta” si sottoporsi al tampone, ma nell’attesa si va in isolamento fiduciario che termina solo quando –  e ovviamente se – si ha l’esito negativo. Al momento, con la sola prescrizione del medico, i tamponi volontari (al costo di 65 euro) sono processati solo a Olbia, nell’ospedale del Qatar, in convenzione pubblica. Anche se presto, secondo l’assessore alla Sanità, Mario Nieddu ne arriveranno altri.Ma il tampone non è appunto la sola alternativa: si può fare pure un test, incluso il sierologico che ha però una finestra di sette-dieci giorni per la diagnosi. Dove? Nella ”struttura di destinazione”, presumibilmente ricettiva, purché sia ”certificato da un medico abilitato” da trasmettere poi alla direzione dell’assessorato alla Sanità. O ancora, rivolgersi a uno dei 33 laboratori in convenzione, oltre ai sette centri per il prelievo. Nonché accettare di fare il test direttamente già al porto o aeroporto nelle postazioni “eventualmente” allestite. Così si legge, perché al momento non ci sono, né erano citate nell’ordinanza originale. E se fino a due giorni fa i costi (dai 30 euro in su) erano ritenuti un piccolo sacrificio economico affrontabile da parte del viaggiatore, ora arriva la svolta. I test in territorio isolano saranno a carico della Regione. Previsto, infatti, il rimborso dietro regolare ricevuta, secondo modalità ancora da deliberare.Ma le disposizioni non sono, poi, valide per tutti. A parte le eccezioni già indicate per parlamentari ed equipaggi, si specifica meglio che: chi viaggia per motivi di lavoro e salute non è tenuto alla certificazione. E anche chi si sposta per motivi personali – purché con un’andata e ritorno in 48 ore – è esentato, come anche i bambini al di sotto dei dieci anni. In sostanza si tratta di maggiori controlli destinati proprio ai turisti, come specificato nell’introduzione: “per chi intende entrare nell’Isola per finalità ludicoricreative o turistiche”. Il motivo è da ricercare nell’aumento dei contagi a partire da agosto che hanno portato la Sardegna da zero casi di luglio a una media di cinquanta al giorno, con focolai non solo nelle località costiere più note, ma anche nei paesi dell’interno. Nonché continui ricoveri, 18 nella sola domenica. Secondo “la ricostruzione delle catene di contagio, è emerso con chiarezza che la nuova diffusione virale è stata determinata in Sardegna dall’apertura dei flussi turistici”. Da qui la stretta a fine stagione, tra i malumori delle associazioni di categoria che registrano già disdette.Ma il punto più controverso resta l’obbligatorietà, al di là delle formule utilizzate, già contestata dal governo a maggio sulla proposta del passaporto sanitario avanzata dal presidente della Regione, Christian Solinas. La contrarietà del governo è ribadita ora dal ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia, che ha già annunciato un’istruttoria sulle nuove disposizioni. Tra i due è scontro con accuse reciproche di propaganda politica, nonché di responsabilità sanitaria. 


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