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Sci, Brignone si sblocca: suo il superG di Val di Fassa, eguagliata la Compagnoni

La Republica News
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Una Fede ritrovata. Dopo un Mondiale da dimenticare con 4 gare fallite su 4 e molte tensioni, Brignone vince il superG di Val di Fassa, primo successo dell’anno per lei (dopo due secondi posti e due terzi posti) e il 16° in carriera che la porta ad eguagliare il record di Deborah Compagnoni. Per la valdostana, 29 anni, si tratta di una vera rinascita dopo un anno travagliato: riesce a sciare libera su una neve primaverile e chiude in testa (in 1’14”61) battendo anche la vincitrice della coppa di disciplina (per la terza volta in carriera) e leader della generale, la svizzera Lara Gut-Behrami (2^ a +0”59) mentre 3^ è l’altra elvetica, Corinne Suter (a +0”89). A seguire tutte le altre azzurre: 4^ Elena Curtoni (a +0”78), 5^ Francesca Marsaglia (a +0”83), 6^ Marta Bassino (a +0”86) dopo aver sciato in vantaggio su Brignone fino al tratto finale, più di scorrevolezza, dove ha perso tutto.

Due brutte cadute

Gara interrotta per la bruttissima caduta della 22enne norvegese Kajsa Lie (2^ nel superG di Garmisch): scesa col pettorale 13, dopo il secondo intermedio è volata in aria, con varie torsioni, prima di finire nelle reti, urlando, con gli sci che rimangono attaccati ai piedi provocando violente rotazioni alle ginocchia. E’ stata soccorsa e portata via in elicottero: frattura di tibia e perone. Dopo di lei, un’altra brutta caduta, quella dell’austriaca Rosina Schneeberger, 27 anni, che ha inforcato un palo finendo anche lei in rotazione a terra con gli sci ai piedi, urlando (si attendono notizie sui danni). Altro stop. Ma non ultimo: la svizzera Jasmine Flury, pettorale 25, viene fermata a 5 porte dal traguardo perché c’è una persona in pista, un lisciatore caduto.

Kajsa Lie portata via in elicottero (afp)

Brignone: “Vincere in casa ancora più bello”

Giornata difficile ma giornata luminosa per Brignone: “Sono contenta perché finalmente sono riuscita a pensare soltanto alla mia sciata, sono davvero molto soddisfatta, oggi ho osato e vincere in casa è ancora più bello. Il tracciato era abbastanza andante, senza grossi punti dove dover girare tanto, non era importante dove passare se non sulla porta sul dosso, bisognava continuare a fare velocità perché questa pista è molto bella ma non presenta grandi pendenze, tutta la velocità che fai devi portartela al traguardo, nella parte finale io non sono stata troppo performante ma mi sono difesa abbastanza bene. Oggi era da avere la fiducia di tenere le punte giù. Mi dispiace per Kajsa, spero non si sia fatta troppo male. Quanto a me non avevo niente da perdere, è stato ed è un momento davvero difficile per me e sicuramente non facile non solo per i risultati ma anche per tutto il contesto. Sono contenta di questa vittoria dopo i Mondiali andati male. Non avevo fame di vittorie, ma di riuscire a mettere in pista quello che avevo in allenamento, a fare quello che voglio con i miei sci, sapevo di avercelo dentro, è un bel po’ che sento il feeling con gli sci a differenza che all’inizio di stagione, è stato frustrante non averlo fatto in gara. Questa è una vittoria che mi fa capire che il lavoro che ho fatto non è da buttare via, mi sono ammazzata interiormente e mentalmente, mi butto tanto giù ma cerco di usare questi momenti per migliorarmi, sono una che non molla mai. Oggi ce l’ho finalmente fatta, mi sono liberata”.

“Compagnoni raggiunta? Un bel traguardo, ma non l’ultimo”

Quello che tutti si aspettavano, forse fin troppo, soprattutto lei che è entrata in una crisi personale e sportiva, tormentata dall’idea di non aver vinto con merito fino all’ultimo sul campo la coppa del mondo dell’anno scorso, in una stagione interrotta per pandemia. Voleva dimostrare, soprattutto a se stessa, che il trofeo che mai nessuna italiana aveva mai vinto, fosse nelle mani giuste. Il risultato come medicina? “Sì e no. La cosa migliore è vivere in serenità e cercare di fare il massimo, oggi mi è venuto, ne avevo bisogno, il risultato è la parte finale ed è quello che rimane scritto. 16 vittorie come Compagnoni? E’ un bel traguardo ma non è l’ultimo. Penso e ho voglia ancora di fare in questo sport, i miei sogni sono ancora tanti, ma è il momento di prendere quello che viene e viverla bene, quello che conta è quello che ti rimane dentro e non solo quello che vinci, se devo vivere malissimo per vincere qualche gara in più, non ne vale la pena”.



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