Sci linverno del Covid ecco come sara salvata la stagione della neve

Sci, l’inverno del Covid: ecco come sarà salvata la stagione della neve

La Republica News
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MILANO – Stop alla movida bianca in rifugi e après-ski, via libera a piste da sci e seggiovie. Anche per l’industria italiana del turismo invernale la sfida senza precedenti è riemergere in tempo dalla valanga del Covid. Oltre quota duemila le Alpi sono già coperte di neve: con l’esplosione della seconda ondata dei contagi, l’incubo è però non riaprire le località che in una stagione producono circa 10 miliardi di euro e da cui dipendono oltre 60 mila posti di lavoro. “Il governo – dice Valeria Ghezzi, presidente nazionale degli impiantisti – da marzo non ha più riaperto il settore. In estate abbiamo portato gli escursionisti in quota grazie all’impegno delle regioni. Ora servono subito linee guida nazionali, certe e uguali per tutti, adatte a garantire la sicurezza di chi scia e gli investimenti degli imprenditori. Se i protocolli anti-contagio non vengono approvati in tempo, c’è il rischio di un inverno senza sci. Per il Paese sarebbe un altro dramma, il via ad una nuova e disperata emigrazione interna”.
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A fine mese in montagna, causa riscaldamento del clima, si deve cominciare a fare neve. Imbiancare il 72% dei 3200 chilometri di piste, dove ogni anno sciano 41 milioni di turisti di tutta Europa, costa fra 30 e 50 milioni. Per le 450 società funiviarie è una spesa impensabile, senza la certezza di poter aprire a pieno regime i 1500 impianti di risalita. “Confermo che sabato 28 novembre – dice Marco Pappalardo, direttore marketing del Dolomiti Superski – le nostre piste saranno pronte. Altri comprensori apriranno il 5 dicembre. Chi scia potrà farlo in condizioni di massima sicurezza e tranquillità”.
Ci si aggrappa all’ottimismo, ma lo spettro imprevedibile del coronavirus è la chiusura dei confini nazionali, unita ai periodi di quarantena forzata, all’esito dei tamponi e alle limitazioni degli spostamenti tra regioni. Nessuna località alpina sopravvive con il turismo di vicinato. L’immagine indimenticabile del marzo scorso, con la strage in corso nel Nord del Paese, è quella delle piste di passo Tonale: chiuse sul versante lombardo e aperte su quello trentino. Pochi giorni dopo Ischgl, perla dello sci in Austria, si è rivelata tra i più devastanti focolai europei della pandemia. “Per questo – ripete Massimo Fossati, vicepresidente Anef e responsabile della Lombardia – in estate abbiamo messo a punto regole di assoluta garanzia. Il protocollo certificato è sul tavolo di governo e comitato tecnico scientifico: siamo in attesa di una riposta, che non può più essere rinviata”.
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Tra medici e scienziati, mentre la curva dei contagi non arresta la risalita, cresce però la preoccupazione. Se i comportamenti personali non cambiano e i limiti non vengono fatti rispettare, avvisano, le stazioni sciistiche minacciano di replicare in inverno l’effetto-Billionaire. La discoteca della Costa Smeralda, in agosto, ha contribuito a rilanciare il virus in Sardegna e nel resto del Paese. “Non imparare la lezione sarebbe imperdonabile – dice Arno Kompatscher, governatore dell’Alto Adige – anche per chi resiste a vivere in montagna. Per scongiurare questo rischio va approvata subito una strategia comune tra tutti gli Stati dell’arco alpino. Regole Ue condivise salvano dalla pandemia, ma anche da concorrenza sleale e caos. Ci sono stazioni trans-regionali, piste che iniziano in una nazione e finiscono in un’altra. Se Paesi e Regioni procederanno a velocità diverse, il Covid in poche settimane può sfilare a tutti gli sci dai piedi”.Le norme salva-inverno e anti-virus, sulla carta, ci sono. L’obbiettivo è evitare assembramenti e contatti, garantendo il distanziamento tra sciatori non solo sugli impianti e sulle piste, ma anche in rifugi, pullman e treni della neve. L’ultimo protocollo, al vaglio del governo in queste ore, fissa paletti rigorosi: termo-scanner nelle stazioni a valle degli impianti, riorganizzazione delle aree di accesso alle piste per eliminare l’incrocio tra chi sale e chi scende, gel disinfettante ai tornelli, schermi protettivi in tutti gli ambienti, sanificazione quotidiana delle cabinovie, Covid-19 test Center in ogni località, obbligo di mascherina sugli impianti, areazione di funivie e cabinovie, skipass online da ritirare in hotel e ticket-box aperti 24 ore su 24, lezioni di sci ed escursioni guidate a numero chiuso, formazione del personale e steward agli impianti, aumento degli ski-bus ad accesso contingentato, gestione intelligente di code e affollamento sulle piste tramite app da scaricare sul telefonino.Molti comprensori, per evitare il caos-rimborsi in caso di lockdown, hanno rinunciato alla prevendita degli stagionali, optando per pacchetti scontati di giornate-sci. “Gli impianti – dice Ghezzi – dovranno girare alla massima velocità. Meglio riempirli a pieno carico, che costringere la folla a rimanere ammassata, in attesa e al freddo. Una risalita media dura 7 minuti, massimo 10. Chi scia, oltre alla mascherina, indossa guanti, casco e occhialoni. Si è più protetti di un infermiere in ospedale: non è certo durante l’attività sportiva, o all’aria aperta, che lo sciatore può restare contagiato”. Riflettori accesi invece su après-ski, rifugi e discoteche a valle.L’orientamento, se la pressione sul sistema sanitario permetterà di fare settimane bianche e week-end sulla neve, è la linea dura contro la movida bianca, a partire da Natale e Capodanno. “Per questa stagione non se ne parla – dice Giovanni Brasso, presidente degli impianti di Sestriere e Via Lattea – la salute viene prima della festa, anche in vacanza. Salvare turismo e vita sulle Alpi nell’era del Covid resta già costosissimo e molto complicato. L’impressione è che in parlamento si sottovaluti l’urgenza di una decisione. Per gli imprenditori l’inverno è già cominciato, ci sono le persone da assumere e le strutture da preparare. L’incertezza e il silenzio di Roma autorizzano oggi una fortissima preoccupazione”. Tra governo e regioni si profila un altro scontro. Primo scoglio: la responsabilità del controllo delle norme anti-contagio sulle piste e all’ingresso degli impianti di risalita. La prospettiva di ritrovarsi con le scuole chiuse e le piste aperte, con le località del turismo alpino a esportare il virus negli uffici e nelle fabbriche delle città, sarebbe impresentabile. Mai come questa volta, per l’economia dello sci travolta dalla pandemia, lo slalom si annuncia davvero stretto.


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