Scioperi, prosegue la protesta contro la Manovra. Domani raffica di stop

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MlLANO – La settimana di scioperi organizzati in tutta Italia per protestare contro la Legge di Bilancio si avvicina al culmine, in programma domani. Nel frattempo prosegue la mobilitazione dei gestori delle pompe di benzina, proclamata dai sindacati di categoria Faib, Fegica ed Anisa, partita martedì e che terminerà alle 22 di venerdì 16 dicembre. A muoversi sono Cgil e Uil, mentre la Cisl ha scelto di non aderire allo sciopero. Avvicinandosi alla data clou di venerdì singoli stop si sono registrati nelle singole regioni. I primi a fermarsi sono stati lunedì i lavoratori della Calabria, poi è stata la volta ieri di Sicilia e Umbria e oggi tocca a a Puglia, Trentino, Valle d’Aosta, Veneto, Marche, Abruzzo e Piemonte.

I disagi per il trasporto locale

A livello locale, da Milano si segnala trasporto pubblico a rischio venerdì tra le 18 e le 22, proprio per l’effetto dello sciopero di Cgil e Uil Lombardia. L’agitazione del personale viaggiante e di esercizio sia di superficie sia della metropolitana sarà possibile nella fascia oraria dalle 18 alle 22.Disagi anche per chi viaggia in treno nel trasporto regionale. “Dalle ore 09:00 alle ore 13:00 di venerdì 16 dicembre 2022 è indetto uno sciopero del personale Trenord proclamato dalle Organizzazioni Sindacali”, spiega l’azienda in una comunicazione aggiungendo che “Servizio Regionale, Suburbano e il servizio Aeroportuale potranno subire variazioni o cancellazioni.

L’Atac di Roma già avvisa sul suo sito che il servizio sull’intera rete non sarà garantito domani dalle 20.00 alle ore 24.00. E che alle ore 0.01 del 17 dicembre 2022 saranno riattivati i servizi eventualmente sospesi. Saranno garantite le corse previste entro le ore 19.59 e dopo le ore 0.01 del giorno 17 dicembre 2022. Nella fascia di sciopero, non saranno garantite le corse delle linee bus notturne (contraddistinte dalla lettera n) previste prima delle ore 0.01.

In Piemonte, quindi per il 15 dicembre, i sindacati avvisano che i lavoratori della sanità, della scuola, del commercio, della funzione pubblica, delle Poste, i chimici, i tessili, i metalmeccanici di Alessandria e Vercelli, forestali, sciopereranno 8 ore; i trasporti e gli altri settori 4 ore. Non si fermerà l’igiene ambientale per le regole del comparto sullo sciopero. Dalla Gtt di Torino si ricorda che la giornata di impatto sarà quella di giovedì 15 dicembre, e l’articolazione delle proteste con quest amodalità: Servizio Etraurbano bus: dalle ore 10. 00 alle ore 14.00; servizio ferroviario sfmA-Aeroporto-Ceres: dalle ore 17.30 alle ore 21.30; servizio urbano, suburbano, metropolitana, assistenza clienti: dalle ore 18.00 alle ore 22.00; addetti ai centri di servizi al cliente: dalle 15 a fine turno. Da Napoli, l’Anm informa che giovedì 16 dicembre lo sciopero locale del trasporto pubblico sarà di 24 ore e ci saranno fasce di garanzia: per le funicolari la prima corsa pomeridiana garantita è alle 17 e l’ultima serale alle 19:50. Per lelinee di superficie il servizio è garantito dalle 5:30 alle 8:30 e dalle 17 alle 19. diversa l’articolazione sulle metro, dettagliata sul sito.

La Uil segnala che, oltre ai 13 territori in cui farà iniziative insieme alla Cgil, sono previste poi iniziative territoriali solamente del sindacato guidato da Pierpaolo Bombardieri. E così, in Puglia sono previsti presidi Uil il giorno 13, a Bolzano il giorno 15, in Molise un presidio sotto la Prefettura di Campobasso il giorno 15, in Campania si prevede una iniziativa a Napoli il giorno 15, in Abruzzo, sotto la Prefettura di Pescara, il giorno 16 mentre in Friuli-Venezia-Giulia, Veneto e Sardegna i giorni ancora in definizione, ma le manifestazioni si terranno sicuramente entro il 20 dicembre.

Le ragioni dello sciopero

La Cgil ha elencato le ragioni degli scioperi, contrapponendo le richieste del sindacato a quel che invece propone il governo Meloni con la sua manovra. Nel dettaglio, il sindacato di Corso Italia sintetizza così le sue richieste:

  • di aumentare i salari detassando gli aumenti dei contratti nazionali, portando la decontribuzione al 5% per i salari fino a 35.000 euro per recuperare almeno una mensilità, e introducendo un meccanismo automatico di indicizzazione delle detrazioni all’inflazione (così detto recupero del drenaggio fiscale);
  • di conferire tutele a tutte le forme di lavoro, assegnando ai CCNL un valore generale, sancendo così anche un salario minimo e diritti normativi universali;
  • di eliminare le forme di lavoro precario per un unico contratto di inserimento al lavoro con contenuto formativo;
  • una riforma fiscale che rispetti il principio della progressività;
  • la tassazione degli extraprofitti che generi risorse per un contributo straordinario di solidarietà;
  • la rivalutazione delle pensioni;
  • risorse per il diritto all’istruzione, per la sanità che ha affrontato e sta affrontando gli effetti drammatici della pandemia;
  • di cancellare la Legge Fornero e introdurre: l’uscita flessibile dal lavoro a partire dai 62 anni, il riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, la pensione di garanzia per i giovani e per chi ha carriere discontinue e “povere”, il riconoscimento del lavoro di cura, il riconoscimento delle differenze di genere, l’uscita con 41 anni di contributi.

Mentre la Cgil chede “riforme vere, ispirate dai criteri di solidarietà e giustizia sociale, fondate sulla qualità e la stabilità del lavoro, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e su nuove politiche industriali ed energetiche capaci di prospettare un futuro per il Paese, sulla trasformazione digitale e la riconversione verde, su uno stato sociale più forte e qualificato”, l’accusa alla manvovra del governo è di perseguire altri obiettivi. Ad esempio, “proprio mentre l’inflazione sta mangiando il potere d’acquisto di retribuzioni e pensioni, premia gli evasori e, con la flat tax fino a 85.000 euro per il lavoro autonomo, rende ancora più ingiusto il sistema fiscale, sempre più scaricato sul lavoro dipendente, che a parità di reddito paga il triplo”. Nel mirino finiscono anche i voucher, che “aumentano la precarietà di giovani, donne, nel Mezzogiorno” mentre nei fatti si “tagliano le risorse a sanità e scuola, che pagano pesantemente il prezzo dell’inflazione”. Con l’abolizione a tendere del Reddito di cittadinanza “colpevolizza e colpisce i più poveri”, mentre mancano “adeguate risorse” per i contratti pubblici e del Tpl e sul capitolo delle pensioni “rende ancora più penalizzante e discriminante l’opzione donna” peggiorando “la situazione attuale con quota 103 che prevede i due requisiti: 62 anni di età e 41 di contributi”.

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