Scomparsa Daouda, lettera aperta a Mattarella: “E’ un simbolo della lotta per i diritti”

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Caro Presidente,
Repubblica Palermo si è presa l’impegno di raccontare sulle proprie pagine, all’inizio di ogni mese, la storia di Daouda Diane, il ragazzo ivoriano scomparso nel nulla il 2 luglio scorso ad Acate, nel Ragusano. Rileggendo ciascuno di quegli articoli ci si rende conto che, al di là di notizie su manifestazioni sempre più rarefatte o su iniziative sporadiche come la bellissima lettera degli studenti della scuola alberghiera “Marconi” di Vittoria, di Daouda possiamo solo scrivere e riscrivere come da un giorno all’altro la sua vita sia sprofondata nel vuoto assoluto. Trentasette anni, ad Acate da cinque, la famiglia ancora in Costa d’Avorio, un impiego regolare di mediatore culturale alternato a qualche lavoro saltuario, Daouda è scomparso dopo aver inviato due video nei quali denunciava la mancanza di sicurezza nella fabbrica in cui stava lavorando. Sul comodino di casa il passaporto, i soldi e il biglietto aereo per la Costa d’Avorio dove lo attendevano la moglie e i figli che, nelle sue intenzioni, avrebbe finalmente portato con sé in Italia per un’esistenza migliore. Da allora il nulla, nonostante le indagini dei carabinieri e gli appelli accorati di famiglia e amici di Diane.

Acate, perquisizioni e indagati per la scomparsa dell’operaio e mediatore culturale Daouda

Le scriviamo, Presidente, perché Daouda incarna mirabilmente una serie di questioni ed emergenze che le stanno a cuore, tanto da affrontarle di frequente nei suoi interventi pubblici: le migrazioni, l’integrazione (e Daouda è un esempio felice di integrazione), la sicurezza e lo sfruttamento nel lavoro, il flagello della criminalità organizzata nel Sud. Daouda un simbolo, dunque, una di quelle figure che possono essere esempio e monito nella difficile stagione del Paese. Un vessillo che le chiediamo di sventolare con noi per generare speranza, anche se quella di rivedere Diane vivo si affievolisce sempre di più. Quasi si spegne. “La tua lotta per la giustizia, l’eguaglianza, la legalità, il riconoscimento dei diritti, la libertà è anche la nostra lotta – hanno scritto a Daouda i ragazzi della “Marconi” -. Speriamo di realizzare un mondo migliore, fiduciosi nell’esistenza del dio delle piccole cose che trasforma il nostro quotidiano e le nostre vite in capolavori”.

“Caro Daouda, la tua lotta è la nostra lotta”, ogni mese un appello per scoprire la verità

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