Scotland Yard sotto accusa, seicento poliziotti denunciati per molestie sessuali

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LONDRA – Il recente caso del poliziotto che ha rapito e ucciso una giovane donna è sicuramente il più vergognoso ed eclatante, ma non l’unico. Seicento dipendenti di Scotland Yard sono stati accusati di molestie sessuali soltanto nel corso di sei anni, tra il 2012 e il 2018, rivela un’indagine pubblicata dall’Observer: tra loro un agente che avrebbe abusato della vittima di uno stupro e un altro che avrebbe aggredito sessualmente una vittima di abusi domestici.

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Soltanto 119 di questi casi sono stati denunciati ai superiori, ma non necessariamente sono finiti in tribunale: Tra gli altri quello di un ufficiale costretto a dimettersi per avere apparentemente finto di essere una donna online per approfittare di un’altra e per avere filmato una donna che aveva sesso non consensuale in un parco pubblico. Un altro poliziotto ha dovuto lasciare il servizio dopo accuse di avere una relazione sessuale con una donna che viveva in un rifugio di vittime di abusi. La lista pubblicata dal domenicale britannico, ottenuta da Scotland Yard invocando le leggi sulla libertà d’informazione, è lunga e varia: comprende tra gli altri il caso di un ufficiale che, mentre era al lavoro, ha conosciuto una donna e successivamente si è presentato a casa sua e l’ha violentata. Tuttavia, il poliziotto ha ricevuto soltanto un monito verbale e una seduta di consulenza.

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Altri casi scoperti dall’Observer includono un ufficiale accusato di stuprare le ballerine di un night-club. Un altro ancora è stato accusato di trarre vantaggio dai suoi rapporti professionali con un centro di vittime di abusi per obbligarle ad avere rapporti sessuali. Ci sono poi casi di agenti accusati di violenza domestica nei confronti della propria moglie o partner, con uno arrestato dopo avere minacciato di uccidere la consorte. Un altro è stato licenziato dopo avere violentato la moglie ripetutamente per otto anni. C’è anche il caso di un ufficiale che inviava alle donne immagini porno, accompagnate da messaggi in cui diceva di voler vedere violentate le donne, tra le quali sembra che ci fossero anche sua figlia e sua nipote. Innumerevoli i casi di agenti accusati di comportamento e commenti inappropriati verso le donne.

L’inchiesta arriva a pochi giorni dall’omicidio di Sarah Everard, una donna di 33 anni rapita e assassinata mentre rientrava a piedi nella sua casa nel sud di Londra dopo avere fatto visita a un’amica. L’imputato, Wayne Couzens, un poliziotto di 47 anni addetto alla protezione di Downing Street, del parlamento britannico e dell’ambasciata americana, andrà sotto processo in autunno. Al delitto si è aggiunto il trattamento di centinaia di donne che si sono riunite in un parco della capitale per una veglia funebre in memoria di Sarah e per protestare contro la violenza maschile: una manifestazione proibita per le norme sulla pandemia, ma pacifica, risultata in arresti e percosse da parte delle forze dell’ordine per disperdere le dimostranti.

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Intanto, ieri, un altro poliziotto è stato condannato per avere aggredito una donna nelle West Midlands: anche in questo caso la vittima stava tornando a casa da sola. L’uomo, Oliver Banfield, 25 anni, non è finito in prigione, ma ha subito soltanto l’ordine di rispettare un coprifuoco dal tramonto all’alba a casa propria e di pagare 500 sterline in danni alla vittima. “Il sistema giudiziario protegge gli uomini e condanna le donne”, commenta la deputata laburista Harriet Harman.

Ma se questa è fino a un certo punto un’accusa non nuova, le dimensioni degli abusi sessuali commessi da poliziotti, e spesso impuniti o trattati come lievi infrazioni, è uno scandalo che non si conosceva. Le accuse riguardano soltanto una piccola percentuale dei nostri agenti, ma è chiaro che questo tipo di condotta non è ammissibile nella nostra organizzazione”, afferma un portavoce della Metropolitan Police di Londra. “Prenderemo le azioni necessarie e impareremo da questa lezione”. Una lezione che senza le rivelazioni dell’Observer sarebbe rimasta coperta dal segreto. “Ci aspettiamo uno standard più alto da coloro che sarebbero chiamati a difenderci”, protesta Nazir Afzal, un ex-pubblico ministero. “La polizia dovrebbe proteggere i più vulnerabili, non approfittare di loro”.

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