Scuola, il ministro Patrizio Bianchi: “Mai così tanti i soldi per l’istruzione. Subito più posti nei nidi”

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“È stato un anno in cui come italiani abbiamo ripristinato un’idea di Paese. Hanno contribuito tanti fattori, anche certi successi sportivi che nessuno si aspettava. E anche la scuola ha vinto la sua medaglia d’oro che in pochi credevano: la medaglia d’oro della fiducia. Abbiamo avuto fiducia nel riaprire le scuole, abbiamo avuto fiducia che la scuola avrebbe superato la pandemia, inventando in alcuni casi una didattica nuova. E la scuola ha vinto”. Patrizio Bianchi è nel suo ufficio di ministro dell’Istruzione di viale Trastevere. Di solito a questo punto dell’anno il malcontento iniziava a montare e il titolare del ministero è il destinatario delle proteste. Invece dalla strada si sente ogni tanto solo il suono delle ambulanze dirette ad un vicino ospedale: niente cortei, per ora.

“È giusto che da sempre gli studenti vogliano cambiare il mondo, meno male! Sono pochi gli adulti che riescono a non perdere questa attitudine. Con i ragazzi dobbiamo parlare”. Poi il riferimento a quello che Greta Thunberg ha detto qualche settimana fa a Milano: “Anche il bla-bla-bla a volte serve per conoscersi e costruire cose nuove”. ll ministro dell’Istruzione è così: rifugge dagli slogan e dalle frasi ad effetto (“certe cose mica si possono spiegare con un tweet”); preferisce ampi ragionamenti fatti con gesti eloquenti e una bonomìa d’altri tempi. Gli portiamo una ricerca che gli avevamo promesso sulla scuola del futuro, fatta intervistando un campione di diplomati, insegnanti e genitori con figli a scuola. Per andare oltre il dibattito – fuorviante – “Dad o non Dad”, come se la scuola, per superare un anno difficilissimo, dovesse tornare indietro.

Partiamo da un dato: per il 72% la scuola è il primo problema da affrontare per il futuro dell’Italia. Non sono mai stati così tanti, perché?
“Perché durante la pandemia ci siamo accorti di quanto ci è mancata; siamo tornati ad apprezzare l’idea che la scuola è il pilastro delle nostre comunità, il posto dove non solo si apprendono le varie discipline, ma si impara a vivere insieme”.

Il secondo dato dice che per i genitori, e ancora di più per gli insegnanti, i ragazzi sono usciti più fragili dai mesi in Dad.
“Credo che la pandemia ci abbia messo davanti agli occhi i problemi dei nostri figli che non sono nati con la didattica a distanza. C’era bisogno di rimettere gli studenti al centro di una scuola in grado di essere anche affettuosa”.

Gli affetti sono fondamentali, ma quasi tutti sono concordi nel dire che alla scuola mancano risorse: col Pnrr non sarà più così.
“Non ci sono mai stati tanti soldi per la scuola. Con due obiettivi principali: il primo investire sugli ambienti scolastici, metterli in sicurezza ma anche modificarli per una didattica più partecipata, con più laboratori, con aule in grado di adattarsi a diverse esigenze. Il secondo, permettere ai ragazzi di tutto il Paese di avere le stesse opportunità per combattere la dispersione che colpisce soprattutto il Sud. Questo vuol dire ad esempio aumentare i nidi”.

Siamo usciti dal dibattito “Dad sì o no”, ma anche da quella visione per cui il digitale da solo avrebbe risolto tutti i problemi.
“Con la pandemia abbiamo scoperto che quel digitale era una zattera, a cui ci siamo aggrappati per non affondare, per mantenere un contatto fra la scuola e i suoi studenti. Ma non era il futuro. Ora c’è un rifiuto totale, ma faccio due riflessioni: i ragazzi vivono sempre connessi e con un pc, sanno fare cose importanti, ma dobbiamo dare loro la capacità critica di capirne il senso; e poi la scuola non può essere più il luogo dove apprendi le nozioni, perché le informazioni ormai sono ovunque, ma quello dove impari a distinguerle. Per fare questo anche noi adulti dobbiamo crescere”.

Andiamo al concreto, nel Pnrr avete 17,59 miliardi da spendere in cinque anni: come?
“Partiamo dagli spazi, nuove scuole e riqualificazione di quelle esistenti. Le faranno i Comuni e le Province con il supporto di Cassa depositi e prestiti e Agenzia per la coesione. Abbiamo l’occasione di superare il concetto di aule, corridoi lunghissimi e porte chiuse per puntare su laboratori, palestre e mense. A novembre partono i bandi per i primi 5 miliardi”.

Tra cinque anni che scuola sarà?
“Ci saranno più asili nido, per permettere a tutti i bimbi di avere le stesse opportunità già prima della scuola primaria”.

Farete una riforma della scuola media?
“Va rafforzato il ruolo di orientamento verso le superiori dove la scelta degli Istituti tecnici e professionali andrà resa più qualificante anche con la riforma che stiamo approvando. Queste scuole saranno sempre più legate al territorio per inserirti subito nel mondo del lavoro”.

Dalla ricerca Swg/It emerge una forte domanda di insegnanti più aggiornati, anche da parte dei prof.
“Interverremo sulla formazione. Sia in quella necessaria per andare in cattedra che nella formazione continua su temi specifici”

Andrà alla Cop26 di Glasgow la settimana prossima: per dire cosa?
“Ce la possiamo fare a invertire la tendenza del cambiamento climatico. A trovare modalità di convivenza diverse, a ripristinare l’eguaglianza come parametro fondamentale della società. Ce la possiamo fare anche perché dobbiamo dimostrare a nostri figli che siamo in grado di farlo”.

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