Se il litio per l’energia pulita uccide il fiore del Nevada

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È un fiore endemico del Nevada, negli Stati Uniti, a sollevare nuovi dubbi sull’esistenza di una produzione di energia davvero a impatto zero. Il Tiehm’s buckwheat (Eriogonum tiehmii) è una pianta fiorita rara, una sorta di stella alpina del deserto, che cresce in una valle del Nevada, nella contea di Esmeralda, proprio dove la multinazionale mineraria australiana Ioneer vuole realizzare un progetto di estrazione di litio e boro unico nel suo genere. Il litio è l’elemento chiave per le batterie delle auto elettriche e il progetto “Rhyolite Ridge”, in cui Ioneer investe 47milioni di dollari, fornirebbe litio per 400 mila batterie all’anno. Non solo energia elettrica, tuttavia: il boro sarebbe utilizzato per le turbine elettriche.

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Contro il progetto minerario gli ambientalisti hanno fatto sentire la propria voce fin dall’annuncio dell’investimento. L’anno scorso Patrick Donnelly, dell’associazione ambientalista Center for Biological Diversity (CBD) in Nevada, aveva dichiarato a New Scientist: “La maggior parte dell’ecosistema indispensabile per il Tiehm’s buckwheat si trova nell’area mappata per la cava. Questo pone questa pianta rara su un percorso a senso unico verso l’estinzione”. Si prevede infatti che Ioneer eliminerà il 65% di queste piante, se la prima cava pianificata andrà avanti, ha confermato la società a New Scientist.

Adesso a dare man forte alle ragioni di ambientalisti e botanici è arrivata anche la decisione della U.S. Fish and Wildlife Service, l’agenzia di protezione per l’ambiente americana, che ha annunciato l’inserimento del Tiehm’s buckwheat nell’elenco delle specie a rischio di estinzione (qui si può leggere il testo integrale dell’agenzia in inglese), una risoluzione che mette decisamente i bastoni tra le ruote del progetto minerario, il cui inizio era previsto per quest’anno, con l’apertura della miniera entro il 2023. La vicenda del fiore del Nevada si inserisce anche nel dibattito sul nuovo corso ambientalista del presidente Biden, che recentemente ha affermato di voler reperire all’estero la maggior parte delle forniture di metalli necessari per l’alimentazione dei veicoli elettrici.

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 “L’impatto sulla flora endemica derivante dall’estrazione mineraria sarebbe permanente e irreversibile nell’ambito del progetto proposto”, ha affermato il Fish and Wildlife Service. La proposta dell’agenzia è ora aperta al dibattito e potrebbe essere finalizzata entro la fine dell’anno, ma gli effetti economici si sono già fatti sentire poiché subito dopo l’annuncio dell’inserimento del fiore tra le specie a rischio estinzione le azioni della Ioneer negoziate negli Stati Uniti sono scese di oltre il 10%. “Siamo pronti a fare tutto il necessario per far coesistere questa miniera con la pianta”, ha affermato James Calaway, presidente esecutivo di Ioneer.

Il caso

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La società sostiene poi che la miniera non è la principale minaccia per la flora endemica: Ioneer ritiene infatti che i fiori non sopravviveranno ai cambiamenti climatici nel deserto del Nevada a meno che non si attuino strategie di protezione, strategie, appunto, che l’azienda si dice pronta a coordinare. La multinazionale australiana porta a esempio quanto accaduto la scorsa estate, quando una porzione conistente delle piante – che non si trovano da nessun’altra parte sulla terra – è stata distrutta da scoiattoli che rosicchiavano radici in cerca di acqua, in un periodo particolarmente siccitoso del deserto del Nevada. La distruzione delle piante ad opera degli scoiattoli è però portata ad esempio anche dal Center for Biological Diversity per il quale, insieme allo sviluppo della miniera, ridurrebbe la popolazione del fiore di almeno il 70% e fino all’88%.

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Secondo il Fish and Wildlife Service il piano dell’azienda di trapiantare i fiori altrove fallirebbe, perché il Tiehm’s buckwheat prospera nel terreno sopra il giacimento di litio. Per gli ambientalisti il fiore è già diventato l’emblema del nuovo corso americano dopo le politiche negazioniste di Trump: “L’amministrazione Biden è a un bivio e il Tiehm’s buckwheat è un simbolo dei nostri tempi – ha detto Patrick Donnelly del Center for Biological Diversity.

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