Se una coppia di due mamme ha una figlia in ospedale: “La bambina è malata, ma per lo Stato mia moglie è un’estranea”

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Nel 2017 Alessia e Fabiana hanno deciso di unirsi civilmente e di avere due bambini, due gemelli, Enea e Artemisia, di quattro anni e mezzo. La piccola, tuttavia, è affetta da una malattia neurologica grave e progressiva, la sindrome di Rett, che la costringe a fare dentro e fuori dagli ospedali. Ed è qui che nascono i problemi per la coppia di mamme, racconta Alessia Tilesi. Solo lei, infatti, viene riconosciuta come genitore legale di Artemisia, in quanto madre biologica. La moglie, invece, per lo Stato italiano risulta una perfetta estranea, e pur passando la maggior parte del suo tempo con la bambina, non può essere lei ad accompagnarla in ospedale, a firmare i documenti, a parlare con i medici. “Già siamo una famiglia devastata”, si lascia andare Alessia, “tutto questo viene vissuto come un accanimento”. Questo perché l’unione civile, a differenza del matrimonio, lega soltanto la coppia di persone che accedono a questo istituto, spiega l’avvocato Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford, l’avvocatura per i diritti lgbt+. “Quindi i figli nati nell’ambito dell’unione civile non sono automaticamente figli delle coppie che si sono unite civilmente”, precisa.

Servizio di Camilla Romana Bruno e Pasquale Quaranta

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