Serena Mollicone giudice rinuncia alla pensione per non far slittare il processo

Serena Mollicone, giudice rinuncia alla pensione per non far slittare il processo

La Republica News
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Per consentire la celebrazione del processo agli imputati accusati dell’omicidio di Serena Mollicone il presidente del Tribunale di Cassino ha rinunciato alla pensione. Il trasferimento di due magistrati, in un ufficio giudiziario che ha carenza tale di personale da far rischiare la paralisi allo stesso, ha costretto il giudice Massimo Capurso a far slittare di due mesi la prima udienza dell’atteso giudizio. A distanza di quasi venti anni dall’uccisione della studentessa di Arce, dopo numerosi depistaggi e indagini tanto lunghe quanto complesse, a luglio sono stati rinviati a giudizio i cinque imputati, tra cui tre carabinieri. Una decisione arrivata due mesi dopo la morte di Guglielmo, il padre della diciottenne, che si è consumato nella richiesta di giustizia. Un processo fissato per il prossimo 11 gennaio e che, mancando i due giudici togati con cui comporre la Corte d’Assise, è stato fatto slittare al 19 marzo.

Omicidio Mollicone, dopo vent’anni non inizia il processo: ora mancano i giudici
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I precedenti appelli del procuratore capo Luciano d’Emmanuele e del presidente Capurso sulle gravi carenze nell’organico sono caduti nel vuoto. Lo stesso presidente del Tribunale però, temendo ulteriori rinvii nel caso in cui dal Ministero, dal Csm e dalla Corte d’Appello di Roma continuino a non arrivare rinforzi e per evitare che tale situazione si trasformi in un vero e proprio insulto per i familiari di Serena e del brigadiere Santino Tuzi, che si è tolto la vita secondo gli inquirenti per la paura di dover testimoniare quanto scoperto in caserma sull’uccisione della studentessa, ha rinviato la pensione. Sarà così lo stesso Capurso a presiedere la Corte d’Assise, tenendosi addosso quella toga che voleva lasciare dal 1 gennaio.

Omicidio Serena Mollicone, a processo tre carabinieri, il figlio e la moglie di uno di loro
di CLEMENTE PISTILLI 24 Luglio 2020

Gli imputati sono il maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, ex comandante della stazione di Arce, la moglie Anna Maria, il figlio Marco, il maresciallo Vincenzo Quatrale e l’appuntato Francesco Suprano. La famiglia Mottola e Quatrale sono accusati di concorso nell’omicidio. Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Suprano è accusato invece di favoreggiamento.

Omicidio Serena Mollicone, prima udienza senza papà Guglielmo
di CLEMENTE PISTILLI 29 Giugno 2020

Serena Mollicone sparì da Arce il 1 giugno 2001 e venne trovata dopo due giorni in un boschetto ad Anitrella, una frazione del vicino Monte San Giovanni Campano, senza vita, con le mani e i piedi legati e la testa stretta in un sacchetto di plastica. Due anni dopo, accusato di omicidio e occultamento di cadavere, venne arrestato Carmine Belli, un carrozziere di Rocca d’Arce, poi assolto dopo aver trascorso da innocente quasi un anno e mezzo in carcere e ora tra quelli che chiedono a gran voce verità e giustizia. Le indagini hanno quindi ripreso vigore nel 2008 quando, prima di essere interrogato di nuovo dai magistrati, il brigadiere Tuzi si tolse la vita, secondo gli inquirenti perché terrorizzato dal dover parlare e confermare quanto aveva riferito su quel che era realmente accaduto nella stazione dell’Arma di Arce sette anni prima, ovvero di aver visto entrare nella caserma Serena il giorno dell’omicidio e di non averla mai vista uscire.

Omicidio Mollicone, addio al papà di Serena. “Preghiamo perché si raggiunga la verità”
di CLEMENTE PISTILLI 02 Giugno 2020

Alla luce dei nuovi accertamenti compiuti dai carabinieri di Frosinone, dai loro colleghi del Ris e dai consulenti medico-legali, il pm Maria Beatrice Siravo, facendosi largo in una selva di depistaggi andati avanti per diciannove lunghi anni, si è convinta che la diciottenne il giorno della sua scomparsa si sia recata presso la caserma dei carabinieri, che abbia avuto una discussione con Marco Mottola, il figlio dell’allora comandante della locale stazione dell’Arma, e che lì, in un alloggio in disuso di cui avevano disponibilità i Mottola, la giovane sia stata aggredita. La studentessa avrebbe battuto con violenza la testa contro una porta e, credendola morta, i Mottola l’avrebbero portata nel boschetto. Vedendo in quel momento che respirava ancora, l’avrebbero soffocata e sarebbero iniziati i depistaggi. Una ricostruzione dei fatti che ha portato il magistrato a chiedere e a ottenere il rinvio a giudizio dell’ex comandante Franco Mottola, del figlio Marco e della moglie Anna Maria, con le accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, dell’appuntato scelto Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento personale in omicidio volontario, e del luogotenente Vincenzo Quatrale, accusato di concorso in omicidio volontario e istigazione al suicidio del collega brigadiere Tuzi.

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