Sergio Mattarella Nel discorso di fine anno ha scordato i sacrifici imposti agli italiani

Sergio Mattarella? Nel discorso di fine anno ha scordato i sacrifici imposti agli italiani

Libero Quotidiano News
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Iuri Maria Prado 02 gennaio 2021

Nel discorso di fine anno del presidente della Repubblica non c’è stato un riferimento nemmeno vago ai sacrifici di libertà che vengono imposti ai cittadini ormai da molti mesi. Non una parola, nemmeno per provare a giustificarne la necessità, Sergio Mattarella ha creduto di dover dedicare alle prescrizioni, alle inibitorie, alle sanzioni che assediano la vita degli italiani nel più grave dispositivo di revoca delle libertà comuni mai predisposto da che esiste la Repubblica. Le “radici” della Costituzione, di cui pure in modo incauto il capo dello Stato ha discusso evocandone l’affondamento nella vicenda risorgimentale e unitaria, sono state le indifese vittime di una sistematica opera di estirpazione, nel trionfo dell’esigenza sicuritaria che elevava il Paese a campione di mortalità infettiva mentre con improbabile necessità ne massacrava la vita civile ed economica.

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La retorica sui valori costituzionali, già così bolsa quando ricorre nella routine delle celebrazioni istituzionali, spiega tutta la sua vacuità effettuale quando, come in questo caso, si confronta con la realtà esecutiva che ha annichilito i diritti elementari delle persone con il conforto propagandistico di un’oscena rivendicazione meritoria (il “modello italiano”) legittimata dalla compiacenza letteralmente collaborazionista del giornalismo – pressoché tutto – acquisito al verbo di Casaleggioland. Per mesi, gli spropositi sgrammaticati del premier erano messi in bella copia negli editoriali che, il giorno dopo, spiegavano agli italiani che il governo “sta facendo bene”, e che se un manipolo di carabinieri entrava in chiesa per intimare al prete di cessare la messa o se quattro commercianti disperati uscivano in strada per chiedere di non fallire ed erano per ciò multati, si trattava dopotutto di trascurabili effetti collaterali di un’azione di governo per il resto saggissima, intrapresa per il bene di tutti e da proteggere dall’assalto negazionista fatto di runner irresponsabili e cinici organizzatori di grigliate sui tetti d’Italia.
Tra i diritti negati ai cittadini c’era quello primario di sapere almeno in base a quali criteri, alla luce di quali prospettazioni si sarebbero resi necessari i gravissimi provvedimenti limitativi delle loro ordinarie libertà: ma persino questo diritto, anzi in primo luogo questo, era messo nel nulla con la censura sopra i verbali decisionali, e le uniche verità disponibili erano quelle dei plenipotenziari televisivi dei comitati tecnici che invitavano a “dare una mano al governo” (testuale) o le conferenze stampa calabro-goebbelsiane del super commissario che vanta i meriti del calmiere sulle mascherine e allude a querela se il giornalista insiste con la domanda scomoda. Tutte queste cose sono accadute sotto lo sguardo dei tenutari istituzionali senza che lo scempio ne smuovesse il vigile candore, ed evidentemente può succedere che un popolo sia sequestrato in questo modo nella più completa indifferenza di chi a fine anno gli indirizza quei noncuranti saluti.

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