Sesso, religione e Nino Manfredi in stato di grazia

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Di Nino Manfredi, del quale ricorreva a marzo il centenario della nascita, si è ovviamente molto parlato nei mesi scorsi mesi. A chiudere idealmente le celebrazioni è stato presentato, alla Mostra di Venezia che sta per concludersi, il restauro (ad opera del Centro Sperimentale di Cinematografia) di Per grazia ricevuta, che l’autore diresse nel 1971 ottenendo un premio per la miglior opera prima al Festival di Cannes. Manfredi nella sua vita firmò da regista solo tre film. L’ultimo, Nudo di donna, era un’operazione fuori dalle sue corde, rilevata dopo il licenziamento di Alberto Lattuada, ma il primo era un piccolo gioiello: L’avventura di un soldato, episodio del film L’amore difficile, era tratto da un lavoro di Italo Calvino e raccontava, senza parole, la seduzione di una vedova da parte di un soldato, a bordo di un treno.

Fuoricampo

Dieci anni dopo, con Per grazia ricevuta, Manfredi tornava ai suoi ricordi ciociari (era nato a Roma da una famiglia originaria di Ceccano), e al rapporto con la religione e il sesso. Non era un film autobiografico in senso stretto, ma di cose viste e ricordi era pieno, e diventava quasi un film antropologico su un’Italia che, negli anni dei dibattiti sul divorzio e l’aborto, sembrava già lontana.

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Solo qualche anno prima un film del genere sarebbe stato impensabile, e anche all’epoca fu un esperimento coraggioso, in cui Manfredi credette, venendo poi premiato da un grande successo di pubblico. Se L’avventura di un soldato era stato girato agli inizi del suo successo come attore cinematografico, Per grazia ricevuta arrivava nel pieno della sua carriera ed era davvero il film della sua vita. Forse perché così fortemente voluti dal regista e pur così diversi, L’avventura di un soldato e Per grazia ricevuta sono anche tra le sue interpretazioni più felici e misurate.

Sul Venerdì del 10 settembre 2021

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