Seymandi-Segre: “A meno di colpi di scena, la manager dovrà restituire quei 700mila euro. E rientrare prima dalle vacanze”

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* Alessandro Simeone è un avvocato membro del Comitato scientifico de Il Familiarista di Giuffré Francis Lefebvre

Anche nella rottura di coppia più chiacchierata dell’estate, quella tra Massimo Segre e Cristina Seymandi, si è finiti a parlare di denaro, come in ogni separazione che si rispetti.

Segre contro Seymandi, il caso in tribunale: lui l’accusa di aver prelevato 700 mila euro da un conto comune

Lui, infatti, ha rivendicato la restituzione di settecentomila euro che lei avrebbe prelevato dal conto corrente comune e ha appena ottenuto dal tribunale di Torino il blocco dei conti correnti, emesso senza la preventiva convocazione della ex compagna: un provvedimento che viene concesso di rado e solo a fronte di gravissimi indizi. L’udienza per la conferma pare sia fissata per la prossima settimana.
Lei, per il momento, si è difesa a mezzo stampa, dicendo di essere stata autorizzata dall’ex fidanzato a bonificare l’ingente somma dal conto corrente comune al suo personale: una difesa utile a evitare procedimenti penali (per appropriazione indebita, ad esempio) ma che non basta a impedire la condanna alla restituzione.

Infatti, nonostante ciò che molti pensano, la legge è molto chiara – e vale per tutti, sposati o meno- nel precisare che aprire un conto corrente insieme non equivale a comproprietà di ciò che sul conto corrente viene depositato.

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A Segre basterà provare, esibendo la documentazione bancaria – e il sequestro immediato fa pensare che lo abbia già fatto – che il conto è stato alimentato con denaro di sua proprietà.
Viceversa, la semplice autorizzazione al bonifico non può portare molto lontano: Seymandi, infatti, dovrà dimostrare anche perché il bonifico è stato autorizzato e non potrà limitarsi a sostenere che si trattava di un regalo; in quel caso, infatti, si potrebbe parlare di donazione che, considerato l’ammontare del bonifico, avrebbe dovuto essere fatta tramite notaio a pena di nullità e non con un semplice giroconto.

Seymandi non potrebbe neppure dire che si trattava di un regalo fatto in vista del matrimonio, perché, secondo il codice civile, queste particolari donazioni, che non hanno bisogno del notaio, sono tali solo se poi il matrimonio viene celebrato. E, nel caso torinese, le nozze sono state cancellate.
Insomma, a meno di colpi di scena è probabile che quei soldi debbano essere restituiti.
La donna rischia anche di dover tornare in fretta dalla sua vacanza in Vietnam: deve infatti rilasciare (ammesso che non lo abbia fatto prima di partire) al suo avvocato una procura per poterla rappresentare alla prossima udienza, firmandola davanti a lui oppure recandosi al consolato più vicino al luogo di vacanza e spedire il documento in tempo per l’udienza: un percorso a ostacoli che potrebbe concludersi con un obbligato rientro anticipato dall’oriente.
Attenzione però: alla prossima udienza si discuterà solo del sequestro e non della restituzione; per quest’ultima sarà necessario iniziare un procedimento molto più lungo e complesso che difficilmente potrà concludersi prima della prossima estate.

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