Sfiducia a Santanchè: voto palese e numeri del Senato. La strada in salita delle opposizioni per far dimettere la ministra indagata (e l’avviso c’è)

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La data cerchiata di rosso è quella di mercoledì 26 luglio, quando l’Aula del Senato metterà ai voti la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle contro Daniela Santanchè. Il caso è noto: la ministra del Turismo è indagata dalla procura di Milano per la gestione delle sue società. I pentastellati hanno deciso di scavalcare il resto dell’opposizione e presentare in solitaria una mozione di sfiducia. Dopo un primo momento di irritazione, Pd e Avs hanno annunciato che voteranno a favore della proposta. Il Terzo polo è diviso. Ma la mozione è destinata ad essere rigettata, perché il centrodestra compatto voterà “No”.

L’indagine e l’avviso di proroga 

Alla fine l’avviso è arrivato. Il 17 luglio alle 11.40 di mattina nell’abitazione milanese di Santanchè è arrivata la richiesta di proroga delle indagini. Un atto che certifica l’iscrizione della ministra del Turismo nel registro degli indagati. Secondo l’Ansa l’atto sarebbe stata riscosso da una persone “addetta alla casa” e non direttamente dalla ministra, che comunque – in un’intervista pubblicata l’indomani sul quotidiana La Verità – ha continuato a negare di aver ricevuto atti dalla procura. Una cosa è certa: ora l’avviso è arrivato e, soprattutto in vista del 26 luglio, Santanchè non potrà far altro che abbandonare il mantra con cui provava ad allontanare le accuse mosse nei sui confronti: nell’informativa in Senato, il 5 luglio, la ministra aveva detto: “Affermo sul mio onore che non sono stata raggiunta da alcun avviso di garanzia”. 

I numeri

Numeri alla mano, sono assai scarse la possibilità che il provvedimento passi. Il centrodestra detiene la maggioranza in entrambe le Camere. Affinché Santanchè rassegni le dimissioni, dunque, è necessario che il 50 per cento più uno dei senatori voti il testo presentato dai 5 stelle dopo le dichiarazioni della ministra a Palazzo Madama il 5 luglio scorso sulla vicenda Visibilia. Difficilmente si registreranno defezioni tra i banchi della maggioranza. Anzi, è possibile che al voto contrario di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia si aggiunga anche quello di Italia Viva, meno severa – in controtendenza rispetto alle altre opposizioni – nei confronti della ministra Santanchè. Il gruppo del Terzo polo al Senato, dunque, potrebbe spaccarsi facendo registrare all’opposizione numeri più ridotti rispetto a quelli sulla carta. A far ben sperare la maggioranza c’è anche la certezza che la mozione verrà messa alla prova dell’Aula con il voto palese (quello segreto non è previsto per le mozioni di sfiducia). Una modalità che avrebbe potuto far registrare qualche defezione nel centrodestra, visti i timidi malumori che serpeggiano tra gli eletti che sostengono il governo.

Le opposizioni e le critiche 

Insomma, la mozione pentastellata è destinata, salvo imprevisti, ad ottenere il ‘no’ del Senato. Un verdetto già preannunciato dal Pd che, tramite il capogruppo Francesco Boccia, aveva criticato la fuga in avanti del M5S nel presentare il testo senza prima coordinarsi con il resto delle opposizioni, che comunque – fatta eccezione per i renziani – non faranno mancare il loro sì.

I precedenti

Dalla parte della maggioranza, oltre ai numeri, ci sono anche i precedenti storici. Quasi mai una mozione di sfiducia è stata accolta degli emicicli di Camera e Senato. L’unico caso risale al 1995 e riguarda Filippo Mancuso, allora ministro della Giustizia nel governo tecnico guidato da Lamberto Dini, con l’eccezione che in quel caso la mozione riuscì ad ottenere i numeri necessari proprio perché a presentarla fu la stessa maggioranza che sosteneva l’esecutivo. Mancuso, però, non si dimise volontariamente. E per rimuoverlo, fu necessario un provvedimento dell’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

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