Simone Biles e le compagne accusano l’Fbi: non indagò sugli abusi sessuali di Nassar

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NEW YORK – Simone Biles, Mckayla Maroney, Maggie Nichols e Aly Raisman contro l’Fbi. Le star della ginnastica statunitense, testimoni alla commissione Giustizia del Senato, accusano apertamente il Federal Bureau of Investigation per le sue negligenze nell’indagine sulle accuse di abusi sessuali contro l’ex medico della nazionale, Larry Nassar. Tutte e quattro hanno dichiarato di essere vittime di Nassar, condannato nel 2018 a una pena che va dai 40 ai 175 anni di carcere per abusi sessuali su più di 150 ginnaste.

Fbi sotto accusa

Durante l’audizione al Senato, si esamina il modo in cui l’Fbi ha gestito le indagini sulle accuse, presentate per la prima volta all’agenzia nel 2015. Testimonieranno anche il direttore del Bureau, Christopher Wray, e l’ispettore generale del dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz. In un rapporto di luglio, Horowitz aveva affermato che diverse violazioni dei protocolli avevano portato a mesi di ritardo e che mentre l’indagine era in stallo l’ex medico aveva abusato di decine di vittime.

“Un molestatore di minori libero di colpire”

I funzionari dell’Fbi “non hanno risposto alle accuse con la serietà e l’urgenza che avrebbero meritato e richiesto – si legge nel dossier – Hanno commesso numerosi errori e violato molteplici regole del Bureau”. “Hanno permesso a un molestatore di minori di rimanere libero per più di un anno e questa inazione ha consentito a Nassar di continuare con i suoi abusi”, ha detto Maroney in Senato: “Che senso ha denunciare un abuso se gli agenti dell’Fbi seppelliscono quel rapporto in un cassetto?”. “Sembra davvero che l’Fbi abbia chiuso gli occhi su di noi”, ha sottolineato invece Biles: “Deve essere inviato il messaggio che se permetti a un predatore di danneggiare dei minori, le conseguenze saranno rapide e gravi”.

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