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Smart working: cosa succede da oggi negli uffici pubblici

La Republica News
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ROMA – Lo smart working nella Pubblica Amministrazione non scompare (anzi viene prorogato in modalità semplificata fino al 31 dicembre di quest’anno) ma i dirigenti hanno piena libertà di organizzazione degli uffici: cade infatti la quota del 50 per cento stabilita dalla precedente normativa. Abolita anche la soglia minima del 60% per i Pola, i piani organizzativi del lavoro agile, che dall’anno prossimo andranno comunque presentati ma con una quota obbligatoria del 15 per cento (che vale anche nel caso in cui il Pola non venga adottato). Sono le principali novità del “Decreto proroghe”, varato giovedì 29 dal Consiglio dei Ministri.

Cosa succede da oggi negli uffici pubblici?

Da adesso i dirigenti dovranno fare una ricognizione dello stato dei uffici per capire se è necessario far rientrare i propri dipendenti, anche tutti se necessario, perché è caduto l’obbligo del 50% in smart working. Dovranno tenere conto delle norme per il contenimento della pandemia, a cominciare dal rispetto della distanza di un metro prevista dai protocolli e dell’areazione, oltre che dell’adozione degli strumenti di protezione individuali. Ma dovranno anche tenere conto delle priorità del lavoro, e della possibilità di svolgerlo da remoto in modo efficiente: se il lavoro agile non pregiudica l’efficienza, nulla vieta di proseguire in questo modo fino alla fine dell’emergenza sanitaria. Ma se il dirigente ritiene che una maggiore presenza in ufficio possa migliorare la qualità dei servizi, può disporre il rientro dei dipendenti: se prima infatti le norme raccomadavano ai dirigenti di contenere il più possibile la presenza dei lavoratori in ufficio, da oggi invece si prevede in molto altrettanto esplicito di dare priorità all’efficienza.

I dipendenti possono rifiutarsi di rientrare in ufficio?

I dipendenti non possono rifiutarsi di rientrare in ufficio, a meno che non rientrino nelle categorie di lavoratori “fragili” individuati dalla legge: si tratta di dipendenti “in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita”, o disabili; genitori di figli disabili; genitori di figli minori di 16 anni in quarantena o contagiati dal Covid o che svolgono attività didattica a distanza (ma solo per il tempo in cui permangono queste condizioni).

Che significa smart working in modalità semplificata fino al 31 dicembre?

Fino al 31 dicembre di quest’anno non sarà necessario trovare un accordo con i sindacati per definire le modalità di svolgimento dello smart working. A partire dall’anno prossimo, tali modalità saranno intanto regolate dai contratti collettivi di lavoro: il 29 aprile è partita la trattativa per le funzioni centrali (270 mila dipendenti), man mano si estenderà agli altri comparti. Anche lo smart working sarà oggetto di trattativa, ma finché dura l’emergenza l’organizzazione del lavoro agile dipende esclusivamente dalle decisioni dei dirigenti. Anche dopo, è la legge comunque a stabilire le nuove quote minime, che sono del 15%.

Lo smart working proseguirà negli uffici pubblici anche dopo la pandemia?

Lo smart working non scomparirà a emergenza sanitaria finita, e le nuove norme approvate il 29 aprile dal Consiglio dei Ministri confermano anche i Pola, i piani per l’organizzazione del lavoro agile, che erano stati introdotti dal precedente ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone. Ma c’è una modifica fondamentale nella quota minima, che scende dal 60% al 15%, e anche nel metodo, perché buona parte dell’organizzazione dello smart working rientra nella contrattazione collettiva e verrà regolata dai contratti collettivi di lavoro che sono già in fase di contrattazione presso l’Aran. I Pola rimangono non obbligatori, ma anche nel caso in cui non vengano presentati vale l’obbligo di attenersi a una quota minima del 15% di smart working. Non tutte le amministrazioni hanno già presentato i Pola (l’obbligo era già previsto quest’anno, entro il 31 marzo): chi lo ha fatto, attenendosi alla normativa precedente, che prevedeva una soglia minima del 60%, dovrà adesso modificarli, facendo riferimento alla nuova normativa.



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