“Sono malata di tumore, ma non mi operano per colpa dei no vax”

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MINUTA e determinata. Con lo sguardo puntato dritto in faccia a chi le parla. Cosciente del fatto che il suo futuro si gioca in poche settimane. “Com’è possibile? Perché devo fare io le spese del menefreghismo altrui? Sono una paziente oncologica, devo affrontare un intervento per me vitale, ma gli ospedali sono strapieni di malati Covid non vaccinati. Ditemi: che c…. potrà fare di peggio di un cancro un vaccino sperimentale?”. Hanno il sapore della lucida consapevolezza di non avere tempo da perdere le parole scritte sul proprio profilo Facebook da Laura Di Siena, 42 anni, insegnante di scuola d’infanzia in un Comune vicino a Milano.

Il 10 aprile lo shock 

La storia-incubo di Laura Di Siena parte dal 10 aprile scorso. La racconta lei stessa: “Sono andata al Pronto soccorso per caso, avevo un forte mal di testa. I medici, purtroppo, mi hanno riscontrato un tumore raro a carico del timo, posizionato tra il cuore e i polmoni. È stato uno choc, ma ho deciso di reagire. Da quel momento la mia vita è cambiata: è stato un continuo dentro e fuori dagli ospedali”. “Mi sono detta che avrei fatto tutto il possibile. Così mi sono rivolta ad un ospedale del milanese – prosegue la donna – . Ci sono solo tre strutture in Italia, tutte concentrate in Lombardia, in grado di trattare questo tumore, che conta non più di 200 casi all’anno e viene curato con un protocollo sperimentale. Una di quelle tre è l’ospedale a cui mi sono rivolta. Da subito sono stata sottoposta a biopsia, non senza problemi perché le Terapie erano affollate; poi a un ciclo di chemioterapie. Sono state forti, ma hanno funzionato perché la massa si è ridotta, tanto da rendere possibile l’intervento chirurgico. Così, tre settimane fa, ho fatto un pre-ricovero. Hanno detto che mi avrebbero chiamata entro due settimane”.

Non c’è posto, slitta l’intervento

E in questi giorni, effettivamente, dall’ospedale lombardo una segretaria della direzione ha telefonato a Laura Di Siena. Solo che non era per comunicare la data dell’intervento. “Era dispiaciuta, si sentiva dalla voce – prosegue la paziente – . Mi ha detto che, purtroppo, c’è stato un taglio dei posti letto nei reparti ordinari a causa del Covid, e che pure le Terapie intensive sono congestionate. Io ho la fortuna di abitare vicino a Milano, tuttavia questo per me significa rimanere in lista d’attesa non so per quanto tempo”. Nel frattempo a Di Siena è scaduto il Green pass, visto che sono trascorsi sei mesi da quando ha ricevuto la seconda dose di Astrazeneca. E non può fare la terza perché potrebbe appesantire i polmoni. “I medici hanno detto che, in attesa dell’intervento chirurgico, le due cose peggiori per me sarebbero avere il Covid e rimanere incinta”, sottolinea. 

Bloccata da chi non si vaccina

“Nelle parole del chirurgo che mi ha parlato dell’intervento ho colto la preoccupazione nei mei riguardi – ricorda Di Siena – . Ha detto che le Terapie intensive sono occupate dai casi di Covid che arrivano quotidianamente: tutti no vax. E che appena si libererà un posto mi opereranno. Io sto attendendo con l’enorme paura che questa attesa non renda vana la strada faticosa percorsa fino a qui. E tante altre persone sono nella mia situazione. Io sono fortunata perché sono giovane, ma penso a quelli più anziani che, rimandati di mese in mese, non hanno la possibilità di attendere molto a lungo. Siamo tutti nella stessa situazione, tutti in balìa di chi non ha voluto vaccinarsi e ora sta male”

“Cosa può fare di peggio di un cancro un vaccino?”

“Perché pensare agli altri è così difficile? – conclude la donna – sono giovane, sono una mamma e purtroppo sono malata. Cosa potrà fare di peggio di un cancro un vaccino sperimentale? Ditemelo. Vi accorgete che il cancro uccide e la sua incidenza aumenta? Non fate un vaccino, ma scappare dal cancro non è possibile. Non avere la possibilità di guarire a causa della poca attenzione altrui vi farebbe piacere? Mi sono sfogata su Facebook non certo per sentire un parere altrui, ma solo per far conoscere il fatto che fatiche più grandi rispetto ad un vaccino, ci sono. Esistono e sono veramente avvilenti. Entrate in un reparto oncologico e vi accorgerete di quanto si è disposti a sopportare per avere un’altra chance”. 

L’allarme dei chirurghi

Che il Covid abbia avuto, e possa avere, un forte impatto sulla programmazione degli interventi chirurgici, anche su pazienti oncologici gravi, lo testimonia, sotto forma di allarme la Società italiana di chirurgia (Sic): “Oltre 400mila interventi e più di un milione di ricoveri sono stati annullati nel 2020. Un rallentamento che ancora prosegue nel 2021”. E le cifre salgono se, oltre agli interventi di chirurgia generale si aggiungono quelli specialistici: un milione di operazioni congelate, calcola la Sic. Ora le liste d’attesa, già sature, si sono allungate in media di tre mesi, ma in alcuni casi si arriva a più sei mesi. È stata pesantemente trascurata anche la prevenzione: sono saltati milioni di esami, screening cruciali per la diagnosi precoce, che quasi sempre è la chiave per sopravvivere al tumore.

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