Spagna, la fiducia di Oyarzabal: “Italia forte, ma andrà tutto bene”

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LONDRA – Mikel Oyarzabal, leader della Real Sociedad a 24 anni appena, è l’uomo che ha portato la Spagna in semifinale, realizzando il rigore decisivo contro la Svizzera. “Per arrivare a tirarlo ho dovuto fare un giro più largo del normale perché il pallone era lontano e in quei momenti mi sono passate in testa tante cose. Ma quando l’ho messo sul dischetto, ho pensato soltanto a quello che avrei dovuto fare e alla fiducia che allenatore e compagni avevano avuto in me. La realtà è che i rigori non sono una lotteria: è vero, la fortuna conta, ma alle spalle c’è tanta preparazione. I portieri studiano i tiratori, i tiratori studiano in portieri, niente succede per caso”.

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Titolare contro gli azzurri?

L’ala basca contro la Svizzera ha giocato (benissimo) solamente i supplementari, ma contro l’Italia potrebbe essere titolare al posto di Sanabria, che non sa benissimo di salute: si gioca il posto con Olmo e Moreno, ma Luis Enrique prima o dopo li metterà tutti, perché la staffetta degli attaccanti è una delle sua armi più incisive. “Se giocassi dall’inizio ne sarei entusiasta, è ovvio, ma sono disposto a fare tutto quello che l’allenatore mi chiede, anche stare in panchina e aiutare il più possibile. La realtà è che al massimo si gioca in 16 ma che in questo gruppo tutti e 24 ci sentiamo importanti allo stesso modo”.

“Voglio segnare a Bonucci e Chiellini”

Sull’Italia, Oyarzabal resta vago. La definisce “una formazione di alto livello, come noi”. E a una domanda su cosa pensi di Bonucci e Chiellini, risponde così: “Penso a superarli e a fare un gol più di loro”. Il lavoro psicologico di Luis Enrique sulla squadra ha attecchito, perché il basco insiste spesso sui concetti di fiducia, di autostima. “Sarà una partita molto difficile, su questo non ci sono dubbi, perché gli italiani hanno dimostrato il loro livello e arrivano da un grande momento. Ma è così anche per noi: la cosa più importante è essere noi stessi, come è stato fino ad ora, e continuare a fidarci di noi. Se lo faremo, avremo una possibilità in più per vincere e sono sicuro che tutto andrà bene. Possiamo fare una grande partita a prescindere da chi abbiamo davanti”.

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“Era arrivato il momento di cambiare”

Oyarzabal è uno dei simboli della rivoluzione genetica di Luis Enrique: viene da una formazione di seconda fila, la Real Sociedad, e non ha esperienza di Champions, ma il ct si fida ciecamente di lui. “Nel calcio come nella vita ci sono i cambi generazionali, è la logica delle cose, come è logico che si senta la mancanza di persone che hanno dato tanto per la Spagna. Ma nel calcio arriva un momento in cui bisogna fermarsi, in cui è necessario cambiare. Questa nazionale, pur con tanti giovani, ha il livello per affrontare chiunque”. E in effetti tutte le critiche che aveva ricevuto in partenza si stanno ribaltando in elogi: “Ma noi ci siamo sentiti subito un gruppo solido, unito, di livello e sapevamo che avremmo giocato un ruolo importante in questo Europeo. Poi ognuno ha il diritto di pensare ciò che vuole, però non ci è mai mancata la fiducia in noi stessi”.

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La prima volta a Wembley

Ora Oyarzabal si prepara al suo debutto a Wembley, ma d’altronde è quasi tutto nuovo per lui: “In questo calcio non puoi scegliere quando fare accadere le cose, devi adeguarti. Io sono felice di vivere quello che sto vivendo e di imparare quello che sto imparando. Il contorno è importante ma non decisivo: è vero che in semifinale sono arrivate quattro squadre che hanno potuto giocare almeno in casa e che è bello giocare davanti alla propria gente, ma non credo che il fattore campo sia stato decisivo. Chi è qui a Londra lo è per merito, non per altre ragioni”.

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