Spagna, la risposta della Chiesa sull’eutanasia: “Una scelta contro la vita”

Pubblicità
Pubblicità

I vescovi spagnoli reagiscono alla legge spagnola che regola l’eutanasia. Attraverso il segretario generale della Conferenza episcopale del Paese iberico, monsignor Luis Argüello Garcia, vescovo ausiliare di Valladolid commentano: “E’ una brutta notizia”.

Le parole di Argüello Garcia vengono riportate anche da Vatican News che in un articolo riassume la posizione della Chiesa: “E’ stata scelta la soluzione più semplice: per evitare la sofferenza si causa la morte di coloro che la subiscono, senza considerare che si può porre un valido rimedio ricorrendo alle cure palliative”, dice Argüello Garcia. E ancora: “Bisogna invece “promuovere una cultura della vita e fare passi concreti per consentire un testamento biologico che permetta ai cittadini spagnoli di esprimere in modo chiaro e determinato il loro desiderio di ricevere cure palliative. La legge deve anche consentire, per il vescovo, la possibilità di esprimere la volontà chiara di non essere soggetti all’applicazione di questa legge sull’eutanasia e, da parte del personale medico, di dichiararsi obiettori di coscienza. Non bisogna mettere da parte la cultura della vita, ma, contro quella della morte, prendersi cura dei sofferenti, dei malati terminali con tenerezza, vicinanza, misericordia e incoraggiamento per tenere viva la speranza in quelle persone che sono nell’ultimo tratto della loro esistenza e che hanno bisogno di cure e conforto”.

Anche l’arcivescovo Vincenzo Paglia,  presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha commentato l’approvazione della legge sulla eutanasia in Spagna: “Alla diffusione di una vera e propria cultura eutanasica, in Europa e nel mondo, si deve rispondere con un approccio culturale diverso. La sofferenza e la disperazione dei malati – ha detto monsignor Paglia – non vanno ignorate. Ma la soluzione non è anticipare la fine della vita. La soluzione è prendersi cura della sofferenza fisica e psichica. La Pontificia Accademia per la Vita sostiene la necessità di diffondere le cure palliative, non l’anticamera dell’eutanasia, ma una vera cultura palliativa del farsi carico dell’intera persona, in un approccio olistico. Quando non si può più guarire, possiamo sempre curare le persone. Non dobbiamo anticipare il lavoro sporco della morte con l’eutanasia. Dobbiamo essere umani, – ha concluso – stare accanto a chi soffre, non lasciarlo nelle mani di una disumanizzazione della medicina o nelle mani dell’industria eutanasica”.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source