Stipendi fermi nel 2019. “Se non risale la produttività, dopo il coronavirus ci saranno impatti a lungo sulle buste paga”

La Republica News

MILANO – Stipendi stagnanti e molto lontani, in termini di potere reale d’acquisto, da quelli dei vicini francesi o dei tedeschi. Alla vigilia della crisi del coronavirus che non ha precedenti e rischia di ripercuotersi sulle buste paga, il quadro sulle retribuzioni italiani non era già esaltante.L’Osservatorio Jobpricing l’ha tratteggiato – in collaborazione con InfoJobs – nel consueto studio semestrale sulle retribuzioni italiane nel settore privato. Il problema di fondo emerge nella comparazione – su dati Ocse – internazionale: per l’Organizzazione parigina la retribuzione media italiana è stata di 29.601 euro nel 2018, 10.900 sotto il livello tedesco e 8.700 in meno rispetto alla Francia. “In presenza di una tassazione elevata, ma comunque comparabile a quella tedesca e francese (47,9% in Italia contro 47,6% della Francia e 49,5% della Germania) il reddito netto disponibile ne risulta fortemente penalizzato e così pure il potere di acquisto: fatto 100 il potere di acquisto medio a New York, l’indice del potere di acquisto locale in Italia è 77,5 quello in Francia 91,5 e quello in Germania 116,2”, ricostruisce l’Osservatorio.CALCOLA IL TUO STIPENDIO GIUSTOVenendo al 2019 e alle rilevazioni raccolte attraverso il calcolatore dello stipendio giusto, il rapporto calcola che in Italia la retribuzione media lorda sia stata pari a 29.235 euro nel 2019: -0,1% rispetto al 2018. Stagnanti anche le retribuzioni globali annue (RAL + componenti variabili), che nel 2019 registrano un calo dello 0,8% rispetto al 2018. Il colpo di grazia su una crescita “molto modesta” nell’ultimo quinquennio: “Dal 2015 al 2019 si è registrata complessivamente una crescita delle retribuzioni molto bassa (+1,9%). Il trend migliore, seppure modesto, è stato quello degli operai (+3,5%), mentre i dirigenti hanno addirittura registrato un andamento negativo (-2,9%)”.Lavoro, con la Cassa integrazione una “perdita” media di stipendio di 472 euroSe la mancata crescita dei salari si lega all’assenza di progressi sulla produttività, tra il 2018 e il 2019 si è ufficializzata la tendenza di un sorpasso dei prezzi rispetto ai salari. L’inflazione è aumentata dello 0,6% mentre le retribuzioni sono rimaste al palo (-0,1%). “Questo segna un’inversione di rotta rispetto all’andamento dell’ultimo quinquennio dove il modesto aumento degli stipendi era stato comunque superiore a quello dei prezzi”. Resta poi un forte problema di squilibrio nella distribuzione degli stipendi: Il 70% dei lavoratori dipendenti si ferma sotto i 31 mila euro di ral. “Un dirigente guadagna in media 4 volte un operaio, mentre la retribuzione di un CEO (nono decile) può arrivare a 9,3 volte quella di un operaio (primo decile)”, dice il rapporto.Crisi e manager: una sforbiciata del 50% agli stipendi top darebbe 2,5 miliardi alla cassa integrazione in tre mesi”Entrare in una crisi come quella attuale con un mercato retributivo che si ferma non è certo una buona notizia, perché i nodi rischiano di venire al pettine, primo su tutti il problema della bassa produttività, che è la causa principale della dinamica salariale asfittica del nostro Paese”, commenta il ceo di JobPricing, Alessandro Fiorelli. “E’ scontato dire che il 2020 sarà un anno in cui le retribuzioni medie caleranno in modo sensibile per effetto del lockdown, ma c’è il rischio di un impatto più di lungo termine vista la base su cui la crisi del Covid 19 si è innestata”. A voler vedere la possibilità di rilancio, aggiunge Fiorelli, quello attuale “potrebbe anche essere un momento decisivo per rimuovere finalmente incrostazioni che sono alla base del basso livello salariale in Italia. E’ difficile pensare, infatti, che, a livello politico ed imprenditoriale, possa venire una spinta maggiore di quella attuale per dare, finalmente, risposte “vere” rispetto a tre questioni fondamentali, eternamente dibattute e mai aggredite: la gestione delle politiche di crescita economica, lo snellimento della burocrazia, la revisione dei modelli organizzativi delle imprese. Il prezzo che pagheremo in caso di risposte timide e poco coraggiose sarà altissimo, purtroppo, anche quando ci saremo lasciati alle spalle la pandemia”.Il periodo che abbiamo di fronte, aggiunge Filippo Saini Head of Job InfoJobs, sarà “atipico, tutto da scrivere: a due mesi dal lockdown vediamo alcune categorie professionali crescere -sanità in primis ma anche GDO, logistica, e-commerce e IT- mentre altri, Turismo e Ristorazione in primis, che si trovano a combattere con quella che probabilmente è la crisi più grande di sempre”.

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