Strage Mottarone, i due scarcerati vanno ai domiciliari: il Riesame sconfessa la gip di Verbania che li aveva messi in libertà

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Dopo cinque mesi sono stati disposti gli arresti domiciliari per Enrico Perocchio e Luigi Nerini, rispettivamente direttore d’esercizio e gestore della funivia del Mottarone, dove il 23 maggio 14 persone sono morte nella caduta di una cabina. Sussistono infatti, secondo il tribunale del Riesame di Torino, le esigenze cautelari nei confronti anche dei due, che erano stati arrestati poco dopo l’incidente assieme al caposervizio Gabriele Tadini.

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La gip Donatella Banci Buonamici in quel momento non aveva convalidato i fermi ma aveva rimesso in libertà Nerini e Perocchio. Una decisione che aveva avuto pesanti strascichi, al punto che la giudice era stata poi sollevata dal caso e sostituita dalla collega Elena Ceriotti. Invece per Tadini era stata riconosciuta l’esigenza dei domiciliari, avendo lui tra l’altro confessato di aver avuto un ruolo determinante nella strage per aver disattivato i freni di emergenza con i cosiddetti “forchettoni”.

Tadini e Perocchio la notte della scarcerazione 

Erano state la procuratrice capo di Verbania, Olimpia Bossi, e la pm Laura Carrera a fare appello al Riesame contro la decisione della gip e cinque mesi dopo la linea della procura è stata avallata anche dai giudici del Riesame.

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“L’ipotesi fatta sin dall’inizio dall’accusa trova conferma. Il Riesame riconosce la validità della nostra impostazione”. Lo afferma il procuratore di Verbania Olimpia Bossi, che aggiunge: “Soddisfatta? Non si può esserlo di fronte ad una tragedia come quella del Mottarone, oltre al fatto che siamo sempre in una fase cautelare”. La misura non verrà comunque applicata immediatamente: i legali dei due indagati potrebbero fare ricorso.

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