Strolz come suo padre, oro alle Olimpiadi in combinata. Decimo Innerhofer

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L’oro olimpico in combinata è una questione di famiglia. Di padre in figlio, da Hubert a Johannes Strolz. 34 anni dopo l’oro del papà a Calgary 1988, Johannes Strolz sale a sorpresa sul gradino più alto del podio della combinata di sci alpino alle Olimpiadi di Pechino 2022. Quarto dopo la prova di discesa, a 75 centesimi dal norvegese Aleksander Kilde, l’austriaco domina lo slalom vincendo davanti allo stesso atleta scandinavo e al canadese James Crawford. Decimo il nostro Christof Innerhofer, dopo il settimo posto della discesa.

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“È solo un sogno che si avvera”

A 29 anni, dopo una carriera nell’anonimato, Strolz quest’anno si era messo in mostra vincendo lo slalom di coppa del mondo di Adelboden e guadagnandosi poi la chiamata per i Giochi. “Tutti i sacrifici e il duro lavoro alla fine hanno dato i loro frutti – le sue parole a fine gara -. Sono un buon esempio del ‘non mollare mai’. Quando penso a tutte le foto e alla medaglia d’oro di mio padre, è difficile non piangere. È solo un sogno che si avvera”. Ora Johannes sogna di eguagliare papà Hubert, uno dei grandi rivali di Alberto Tomba, con un altro podio. Ai Giochi canadesi, infatti, suo padre conquistò anche un argento in superG, proprio alle spalle dell’Albertone nazionale. E’ la prima volta nella storia delle Olimpiadi invernali che padre e figlio si aggiudicano lo stesso titolo a livello individuale, mentre in precedenza l’impresa era arrivata negli sport di squadra, due volte nell’hockey (gli statunitensi Billy e Dave Christian e poi i russi Yevgeny e Vitaly Davydov) e una nel curling (i britannici Willie e Laurence Jackson).

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Kilde e l’argento inatteso, sorpresa Crawofrd

Si gode il suo secondo argento in questa edizione, dopo quello conquistato in superG, il norvegese Aleksander Aamodt Kilde che ha deciso solo all’ultimo momento di gareggiare nella combinata. “E’ qualcosa di assurdo. Ho deciso di partecipare per sfruttare la prima discesa della combinata come un allenamento. Il resto è stata tutta una bellissima sorpresa”. Conquista la sua prima medaglia olimpica, invece, il canadese James Crawford. Sua zia, Judy Crawford, quarta nello slalom alle Olimpiadi del 1972 a Sapporo (Giappone), gli “diceva sempre che nessuno ricorda il quarto arrivato. Questa frase mi è rimasta in testa dopo la discesa. Ed è crudele, ma è vero: alle Olimpiadi conta solo la medaglia”.

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Delusione e speranza Innerhofer

Christof Innerhofer ha parzialmente riscattato i flop in discesa e superG, dove non è riuscito ad arrivare nemmeno al traguardo, col decimo posto finale. Fra l’altro il 37enne altoatesino di Gais è l’unico atleta al mondo ad avere disputato tutte le gare di combinata: dalla prima nel 2007 a Reiteralm dove fece i suoi primi punti di Coppa del mondo fino ad oggi. “A me piace fare slalom in allenamento, però in gara mi manca la confidenza di buttare giù le punte, così becco qualche centesimo ad ogni porta – le sue parole -. È sempre difficile, ma sciare è la mia passione, quindi dico se ho la possibilità di far la combinata perché non farla? Anche se sono uscito due gare di fila, e all’Olimpiade fa male, può succedere, è successo a tanti, è successo anche ai migliori. Ma riesco ancora a fare delle curve veloci e questo mi dà motivazione e fiducia per continuare, perché posso fare ancora bene. Mi sento un atleta fortunatissimo, che ha potuto fare quattro Olimpiadi, tante medaglie e spero ancora di poter continuare e a vivere questa passione ancora per un po’ di anni. Sarà sempre più difficile vincere, ne sono consapevole, ma a me interessa molto anche divertirmi con l’obiettivo sempre di vincere o salire sul podio”.

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