Stupro di Capodanno, la vittima in aula: “Mi hanno dato una sigaretta bagnata, stavo male. Dopo Patrizio sono entrati gli altri”

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“Mi hanno presa per mano e portata da qualche parte. Non stavo bene, non avevo idea di ciò che poteva succedere, ho deciso di fidarmi”. Adesso “che è tutto più chiaro”, come dice in aula la vittima dello stupro di capodanno, proietta di fronte al giudice i ricordi di quella notte a Primavalle del 2021.

Fatti iniziati fumando “una sigaretta bagnata” di coca e proseguiti con un processo in cui si contesta l’accusa di violenza sessuale.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Stupro di Capodanno,]]

La vittima, parla al processo dei fatti avvenuti in una villetta di Primavalle durante il lockdown, quando un gruppo di ragazzi del quartiere aveva ospitato in casa i figli dei vip dei Parioli e di una nota showgirl romana, nipoti di ex presidenti del consiglio inclusi. Pariolini e ragazzi di periferia. Gente diversa come diverse sono le versioni con cui durante il processo smentiscono i racconti di violenza che emergono dalle loro chat.

Amici dell’imputato e della vittima continuano a minimizzare i fatti, a ripetere che lei era lucida. Ma ieri la ragazza ha detto basta.

“Mai avrei detto sì, graffiami, fammi sanguinare, fammi stare male per un anno e poi chiamami pure p…. davanti a tutti. Mai avrei detto vai in giro a far vedere la tua maglietta sporca del mio sangue. Non avrei mai accettato tutto questo”.

“Tutto questo” è il racconto di una notte di orrore dove una ragazzina con precedenti violenze alle spalle, che usa droga “solo alle feste romane”, è stata violentata da più persone.
“Mi hanno dato una sigaretta bagnata. Era poco prima di mezzanotte. Da quel momento mi sono sentita molto male, come se mi fosse fuso il cervello. Non stavo bene, non avevo idea di ciò che mi poteva succedere, ho deciso di fidarmi. Era patrizio, mi ha fatto salire le scale e siamo andati in bagno. Quando siamo entrati, ho sentimenti, emozioni…. Non so come descrivere, era come se mi stessero schiacciando, comprimendo, ricordo che sentivo dolore ovunque, in ogni angolo del mio corpo. Avevo uno specchio davanti a me e ricordo che c’era una persona che mi teneva forte, ma non ricordo la sua faccia…Dopo Ppatrizio sono entrati altri ragazzi, tre o più, in contemporanea, si sono aggregati, non so come, hanno deciso di partecipare anche loro”.

La narrazione prosegue tra violenze e sentimenti di disperazione, tra richieste di aiuto negate e solitudine.
“Poi sono scesa, cercavo la mia migliore amica ma lei era andata via – racconta – Mi sono sentita sola, tutto andava a peggiorare. Mi sono seduta su un divano per stare un po’ ferma ma non riuscivo a dire una parola, c’erano ragazzi che non conoscevo che mi insultavano. Io stavo in silenzio, non muovevo lo sguardo, ero solo terrorizzata”.

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