Stupro di Capodanno, un testimone accusa i ragazzi dei Parioli: “Furono loro a portare la cocaina”

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“Non è che posso girà con con un chilo di merce (cocaina, ndr) – dice la figlia della soubrette all’amica – se mi fermano sono cavoli”. Mancano poche ora al Capodanno 2021. I dialoghi registrati dai carabinieri ora agli atti dell’inchiesta sullo stupro che si è consumato nel chiuso di una villetta al Quartaccio, all’estrema periferia Nord di Roma, raccontano un dettaglio tutt’altro che irrilevante. In quella casa, all’interno della quale 30 ragazzi si erano radunati per salutare il 2020 con un festino a base di sesso sfrenato e sostanze di ogni tipo, la droga non la portano i giovani di periferia, quelli del “gruppo Primavalle”, come li definiscono i carabinieri per indicare i partecipanti che vivono nella borgata a un chilometri dal Quartaccio, ma i figli dell’alta borghesia romana.

Molti di loro frequentano la stessa scuola privata alla quale sono iscritti i protagonisti romani delle ultime risse di Natale a Cortina D’Ampezzo. È del “gruppo Parioli”, uno dei quartieri più antichi e ricchi della città, a poca distanza da via Veneto e piazza del Popolo, anche Simone Ceresani, il nipote dell’ex premier Ciriaco De Mita che non è indagato ed è stato ascoltato due volte dai carabinieri solo come persona informata sui fatti. Era anche lui alla festa ed è accusato da una ragazza minorenne di aver portato la cocaina, “che vendeva a 80 euro al grammo”.

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La 17enne precisa: “La cocaina l’ha portata il fidanzato” della figlia della soubrette, “a lui (Ceresani) ho dato 27 euro per la “coca””: la ragazza ha condiviso il grammo di polvere bianca con le tre amiche, minorenni anche loro. Cerasani abita la Roma più benestante, “non è mica cresciuto al Tufello (un’altra periferia romana, più a Est) – ha replicato ieri Antonia De Mita, la figlia dell’ex premier a Repubblica – è un ragazzo molto intelligente, non ho mai pensato che si drogasse”.

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Come per la “coca”, il Rivotril. L’antiepilettico non l’ha portato alla festa il 17enne di Primavalle, il figlio di “donna Imma”, come si faceva chiamare sua madre, (soprannome rubato alla serie Gomorra) la capa dello spaccio nella borgata, arrestata dalla polizia nel 2019 insieme ad altre 19 persone, ma una 14enne figlia di un avvocato.

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I dialoghi intercettati dai carabinieri svelano una sconvolgente familarità con le droghe. Le ragazze dei Parioli, a poche ore dall’inizio del festino, si scambiano le coordinate per fare il pieno di sostanze. La figlia della soubrette dice che dopo aver preso i soldi a casa, ai Parioli, sarebbe dovuta andare “da Aldo”, a Tor Bella Monaca, a “risolve”, cioè a rifornirsi di “j”, che nel vocabolario delle tribù metropolitane sta per “joint”: non gli spinelli dei figli dei fiori, ma la nuova “maria” intinta nell’acido, che con due tiri, “ti sdraia”. La ragazza 16enne passa a casa a prendere “400 euro” per poter andare a fare acquisti “a Tor Bella”: “Le pasticche di Xanax e Rivotril ve le regalo – ripete – tanto è Capodanno, chissene frega”.

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