Su antifascismo e anticomunismo terremoto Pd a Genova: silurata la capogruppo in Comune Cristina Lodi

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Ha avuto una sua prima conseguenza pratica, dopo giorni di polemiche, lo scontro interno al Pd genovese, già lacerato da anni di sconfitte elettorali in Liguria, l’ultima delle quali a settembre contro Giovanni Toti, riconfermato con una maggioranza schiacciante alla guida della Regione. Cristina Lodi, dopo la sfiducia dei quattro consiglieri che ne avevano chiesto le dimissioni, non è più la capogruppo del partito in Consiglio comunale a Palazzo Tursi. Il nuovo capogruppo è Alessandro Terrile, nominato con i voti di Alberto Pandolfo, Claudio Villa, Alessandro Terrile e l’ex vicesindaco Stefano Bernini.

Il vertice notturno.

La lunga notte di discussione interna tra dem, però, non è passata indolore. Lodi, che fino alla tarda serata di ieri sembrava poter accettare la proposta del partito, ovvero una fiducia a termine per le prossime due settimane, di fatto non si è ancora dimessa. La rottura, che sembrava essersi in parte ricomposta già nel pomeriggio di ieri, è netta. Una spaccatura arrivata dopo una settimana di accuse incrociate, tre riunioni fiume e tensioni in serie, mentre ancora tutti da prevedere – anche per questo, non a caso, è stata convocata per domani la direzione provinciale – sono i contraccolpi che la vicenda potrebbe sul futuro di un Pd che ancora non pare essersi ripreso dalle fatiche e le lacerazioni pre elettorali recenti. Né, almeno a giudicare la tenuta nervosa emersa da questa vicenda, parrebbe pronto al percorso di avvicinamento all’appuntamento da non sbagliare del prossimo anno, le Amministrative genovesi del 2022.

La mozione sull’anticomunismo.

Se a scatenare le tensioni interne era stato lo scivolone collettivo del gruppo Pd a Palazzo Tursi della scorsa settimana, l’astensione che ha permesso alla maggioranza di centrodestra di far passare un ordine del giorno che equipara comunismo a fascismo e nazismo fra i mali della storia https://genova.repubblica.it/cronaca/2021/02/10/news /genova_anpi_contro_il_comune_offensivo_parificare_fascisti_nazisti_e_comunisti_ritirate_la_votazione_-286857879/, in questi ultimi giorni del resto il livello dello scontro era salito di troppo, per non lasciare scorie nei rapporti tra consiglieri e correnti dem. Ben poco, ormai, contano la discussione e i chiarimenti sull’origine dell’errore in Consiglio comunale, sulle colpe della capogruppo (colpevole, secondo i consiglieri, di non aver condiviso in tempi utili il testo su cui si è “sbagliato” il voto) e la responsabilità dell’intero gruppo. Hanno fatto già troppo male sia gli attacchi frontali («Se non si dimette lei, mi autosospendo io, non è in grado di fare il suo mestiere», le parole di Stefano Bernini), sia il contrattacco della capogruppo («non sarà una questione di genere? guarda caso sotto accusa finisce una donna, contro quattro uomini»). E se è vero che il tentativo di abbassare i toni da parte di tutti i diretti interessati c’è stato, anche nella giornata di ieri, rimane da capire come – e leccandosi quali ferite – il gruppo dem potrà mettersi alle spalle scontri così duri.

La svolta.

Durante la giornata di ieri era stata la stessa Lodi, a tentare una prima riappacificazione nei confronti dei consiglieri che ne hanno chiesto le dimissioni. https://genova.repubblica.it/cronaca/2021/02/14/news/il_pd_genovese_alla_resa_dei_conti_tra_antifascismo_e_accuse_di_sessismo-287487313/«Non voglio più parlare di sessismo, di sicuro il caso ha colpito perché è emerso nello stesso giorno in cui il partito nazionale presentava una squadra di governo senza neanche un donna – è stato il suo parziale dietrofront – ma penso piuttosto sia una questione di rapporti tra aree politiche, più che di altro». L’impressione è che sia stata però proprio la scelta di fare dell’episodio una questione di genere, una linea ripresa anche da altri nomi noti del partito locale sulla scia del dibattito nazionale ma rispedite al mittente da più parti («un ragionamento assurdo», è la definizione arrivata da più voci, e a tutti i livelli, all’interno del partito), a fare di un problema interno una bufera di dominio pubblico. E di una vicenda tutto sommato risolvibile con pochi passaggi “tecnici”, in un caso politico senza ritorno. Nell’unica direzione possibile, inevitabilmente: e cioè quello del cambio al vertice in programma in Consiglio comunale. 

“L’equiparazione tra fascismo e comunismo deliberata in Consiglio Comunale è storicamente inaccettabile – si legge nel comunicato diffuso nella notte dai quattro consiglieri dem che hanno sfiduciato Lodi – La mancata trasmissione da parte della capogruppo ai consiglieri di informazioni e documenti e in particolare del testo dell’ordine del giorno che conteneva l’equiparazione ha costituito la premessa di un grave errore, alla cui responsabilità non si sottraggono comunque tutti i consiglieri. In esito alle riunioni di questi giorni, abbiamo sollevato questioni politiche e organizzative, e chiesto che si aprisse una riflessione libera e franca sugli errori commessi, sul metodo di lavoro, sui ruoli interni al gruppo, rinviando ogni scelta all’esito di quella discussione. Preso atto dell’indisponibilità della capogruppo perfino ad avviare tale discussione, è necessario un segnale forte e chiaro di risposta in città, è necessaria una riflessione capillare e approfondita in tutti i circoli, a partire dalla direzione provinciale che sarà convocata nelle prossime ore. Al fine di attendere alle prossime battaglie consiliari previste già nei prossimi giorni con la riforma del decentramento e l’esame del bilancio, la maggioranza del gruppo del Pd ha eletto il nuovo capogruppo nella persona del consigliere Alessandro Terrile”.

Le reazioni.

“Io non mi sono dimessa, loro hanno eletto Terrile”, specifica invece Lodi. “Da subito, martedì sera, dopo quanto accaduto in Consiglio, sono state chieste le mie dimissioni dal consigliere Bernini. L’errore c’è stato, – continua l’ormai ex capogruppo – è grave da parte mia come capogruppo ma anche da parte di tutti. Lo avevo riconosciuto e chiesto scusa. Nove ore di discussione hanno portato a questo e tre anni di duro lavoro su cui nessuno dei colleghi del gruppo ha mai avuto da ridire non si cancellano così. Continueró a lavorare al meglio nel rispetto del mandato dei miei elettori e se qualcuno voleva fermarmi non ci è riuscito”.

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