Sulla ripartenza di Linate e Malpensa le incognite del virus e di Alitalia

La Republica News

Le casse del Comune, abituate per anni ai dividendi d’oro della Sea, possono attendere. Milano e la Lombardia sono uscite dal lockdown. Ma il traffico aereo a Linate e Malpensa stenta (e molto) a decollare. Nell’ultima settimana nei due scali sono transitati 186 mila passeggeri, il 76,8% in meno dello stesso periodo dello scorso anno. Agosto dovrebbe chiudersi con un meno 60%. Ma l’orizzonte per l’autunno resta ancora difficile e la società di gestione dei due aeroporti continua a perdere tra i 25 e i 30 milioni al mese.La riapertura (forzata da Alitalia e dal governo) di Linate non ha cambiato molto la situazione: fino a giovedì scorso il Forlanini è stato più o meno uno scalo fantasma dove transitavano tra i 500 e i 900 viaggiatori al giorno. Da venerdì, con il ritorno al city airport dei 20 voli in continuità territoriale con la Sardegna i numeri sono tornati a crescere e da sabato prossimo – quando Alitalia riporterà qui tutta la flotta – almeno a Linate si tornerà a una quasi normalità, con 150 decolli e atterraggi al giorno contro i 230 dell’era pre-Covid. Un test non banale anche per la tenuta dello scalo alla luce dei cantieri aperti e delle norme sul distanziamento. Malpensa invece – svuotata di questi servizi e malgrado la riapertura del satellite centrale – continuerà a difendere le posizioni con i low-cost, un po’ di collegamenti a breve-medio raggio e pochissimi intercontinentali.La Sea, in questa emergenza-Covid, ha dovuto fino a oggi arrangiarsi da sola senza particolari aiuti esterni. Il governo, unica concessione, ha allungato a tutti gli aeroporti italiani la concessione di due anni. Ma tutte le spese per i materiali e le procedure di distanziamento (dai termo-scanner alle postazioni per i controlli biometrici ed elettronici) sono stati a carico del gestore. Tutti i contratti a fornitori esterni sono stati tagliati, dei 2.800 dipendenti buona parte (il 50% degli amministrativi e il 25% dei turnisti) sono in cassa integrazione. Ma queste toppe bastano appena a limitare i pesantissimi danni economici del crollo del traffico. E a seguire con un filo d’ansia i trend giornalieri di traffico sui due scali è anche il Comune di Milano, che dopo aver incassato faraonici dividendi negli scorsi anni da Linate e Malpensa – oltre 50 milioni solo nel 2018 – dovrà abituarsi ora a un lungo periodo di carestia perché i pochi soldi che entrano in cassa dovranno essere tutti utilizzati per far funzionare il servizio. All’inizio del lockdown e con il traffico fermo (a metà marzo gli aeroporti milanesi hanno visto transitare in una settimana 7 mila passeggeri, il 98,8% in meno del 2019) la Sea aveva calcolato di avere in cassa i soldi per sopravvivere sulle sue gambe per circa un anno. Ora, con la lieve ripresa del traffico, le prospettive sembrano più rosee. E il finanziamento da 75 milioni appena ricevuto dalla Cassa depositi e prestiti aiuta a esorcizzare quasi del tutto lo spettro di una crisi di liquidità.Le possibilità di una ripartenza più decisa sono legate invece alla sconfitta definitiva della pandemia, visto che il trasporto aereo è uno dei settori che faticano di più a riemergere dallo tsunami del coronavirus. I tempi, al netto dell’arrivo del vaccino, non sembrano comunque brevissimi. Tanto che la Sea sta provando a correre ai ripari con un primo test interno con gli esami salivari e lacrimali sperimentali sviluppati dall’Università dell’Insubria per verificare in tempi brevi (pochi minuti) l’eventuale positività. Un processo che se confermerà la sua efficacia potrebbe essere allargato anche ai passeggeri. Una volta ridecollato il traffico, resterà da risolvere l’eterno problema di Alitalia che gestisce in sostanziale monopolio l’aeroporto di Linate, posizione che la nuova proprietà vorrebbe provare a consolidare. Un problema serio, visto che proprio l’ingombrante presenza della compagnia di bandiera appena rinazionalizzata ha frenato di molto negli ultimi anni lo sviluppo del traffico al city airport milanese. Il tema è già stato affrontato con il management della compagnia. Ma la palla è anche nel campo del governo cui la Sea ha chiesto chiarezza per evitare che la crescita di Linate – dove sono appena stati investiti 100 milioni – venga sacrificata solo per salvare Alitalia.


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