Superbonus, Salvini: “Abbassarlo all’80%, ma per tutti e senza limiti di Isee”

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MILANO – Il Superbonus 110% resta al centro del dibattito politico in vista delle modifiche alla legge di Bilancio, che ha cambiato – nella versione licenziaa dal governo – il maxi-incentivo fiscale per i lavori di efficientamento energetico e antisismici. Con le nuove regole previste dalla manovra, infatti, i proprietari delle villette potranno usufruire del Superbonus fino al 31 dicembre 2022 solo nel caso di Cila già presentata al 30 settembre scorso, o pratiche avviate per demolizione e ricostruzione sempre alla stessa data. In caso contrario c’è lo stop alla detrazione al 30 giugno del prossimo anno, a meno che non si tratti di prima casa e che il proprietario abbia un Isee entro i 25.000 euro. In poche parole, stando alla relazione tecnica, un terzo dei proprietari di villette sarebbe tagliato fuori. 

Bonus casa, riparte il canale delle Entrate per cedere il credito. Ma solo per le fatture pagate entro l’11 novembre

“Sui bonus edilizi ne ho parlano con Draghi e mi permetto di dire che non era in disaccordo e potremo lavorare in Parlamento”, ha detto ad esempio il leader della Lega, Matteo Salvini, ospite degli Stati generali dei Consulenti del Lavoro, a Roma. Salvini ha messo sul tavolo una proposta alternativa a “un’improbabile proroga al 2023 del Superbonus al 110% per unità unifamiliari e villette con Isee inferiore a 25 mila euro: presentatemelo, vorrei conoscerlo e dargli una medaglia”, ha detto il leader leghista. “Non avrebbe più senso abbassare dal 110% al 70-80% in modo che i privati ci mettano qualcosa e si possa estenderlo a tutti?”, si è quindi chiesto.

Superbonus edilizi, tutte le risposte dell’esperto

Non solo dalla Lega arrivano richieste di modifica. “Il MoVimento 5 Stelle a elaborato diversi emendamenti alla Legge di bilancio, che depositeremo all’inizio della prossima settimana, per restituire il Superbonus 110% all’ampiezza che merita – ha fatto sapere Agostino Santillo, della commissione Lavori pubblici del Senato – Lo abbiamo fatto in coerenza con il parere della Commissione lavori pubblici del Senato, sottoscritto anche dalle altre forze politiche. Le nostre proposte emendative puntano all’estensione integrale del Superbonus al 2023, comprendendo anche le case unifamiliari e superando ogni riferimento all’Isee. Su questo punto sono note le resistenze del Governo, dettate però secondo noi da una non efficace messa a fuoco del complessivo potenziale del Superbonus, delle sue interazioni con il Pnrr e delle evidenti discriminazioni che l’attuale versione della Legge di bilancio comporta. Per questo tra le nostre proposte di emendamento si prevede che l’estensione indispensabile del Superbonus 110% sulle case unifamiliari deve in ogni caso arrivare al 31 dicembre 2022, senza limitazioni di Isee, senza indicazioni temporali di Cila, ma al più solo con l’indicazione di una percentuale di stato di avanzamento lavori al giugno 2022. In questo modo il Governo potrà sfruttare la prima finestra del 2022 per valutare tutte le variabili, anche in termini di risorse, per arrivare a un’integrale estensione della misura al 2023 per tutti gli edifici. I nostri emendamenti inoltre chiedono l’eliminazione della retroattività della comunicazione di inizio lavori asseverata per il riconoscimento del Superbonus e degli altri bonus edilizi per unità unifamiliari”.

Sempre Santillo ha poi fatto presente come ci sia anche il decreto anti-frodi a “complicare il quadro”. Se da una parte “abbiamo accolto con favore il potenziamento delle attività di controllo sulla misura, ma così come sono state formulate esse hanno conseguenze paralizzanti”. “La retroattività dell’obbligo del visto di conformità e dell’asseverazione della congruità dei costi ha un effetto devastante sui lavori già avviati, nonostante i vari chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Migliaia di imprese e di professionisti si sono già fermati in questi giorni, a causa di questo nuovo scenario nel segno dell’incertezza”, ha quindi aggiunto.

Su questo si è dunque messo in linea con le richieste che sono arrivate in modo unitario dalla filiera delle costruzioni, che ha espresso nei giorni scorsi “preoccupazione” per le novità dell’anti-frodi. “L’introduzione dell’obbligo retroattivo del visto di conformità e dell’asseverazione della congruità dei costi anche alle iniziative in corso – hanno spiegato Ance, Assolegno di FederlegnoArredo, Alleanza delle Cooperative – Legacoop produzione e servizi, Confcooperative Lavoro e servizi e Agci produzione e lavoro, Anaepa Confartigianato, Cna Costruzioni, Casartigiani, Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil, Claai, Confapi Aniem, Anaci, Isi, Oice, Rete Professioni Tecniche, Federcostruzioni, Federesco, Elettricità Futura – ha provocato il blocco dell’operatività delle piattaforme che gestiscono le cessioni dei crediti d’imposta da bonus edilizi, gettando nella più ampia incertezza gli operatori e i contribuenti interessati dagli interventi agevolati. A tal proposito appaiono insufficienti i chiarimenti forniti in questi giorni dall’Agenzia dell’Entrate in quanto non risolvono il problema complessivo della retroattività, che viene eliminata solo per i pagamenti eseguiti entro l’11 novembre lasciando quindi fuori tutti i lavori in corso. Mentre le piattaforme dopo giorni di blocco starebbero finalmente per tornare in funzione, manca ancora il decreto del Mite sull’aggiornamento dei prezzari ai quali devono attenersi gli asseveratori, secondo le nuove disposizioni”.

La filiera dice “di essere totalmente favorevole al rafforzamento e all’estensione a tutte le iniziative – presenti, passate e future – dell’attività di controllo e di prevenzione dell’utilizzo illecito dei bonus edilizi, così come avvenuto sulla verifica della congruità del costo del lavoro anche per il settore privato”. Allo stesso tempo chiede con forza che “l’applicazione delle nuove procedure operative sia limitata ai soli interventi avviati successivamente all’emanazione di tutti i provvedimenti e delle relative istruzioni o quantomeno avviati dopo l’entrata in vigore del decreto. Peraltro lo stesso Statuto del contribuente – osserva – prevede che modifiche rilevanti alla normativa non abbiano carattere di retroattività, a tutela del principio di affidamento per gli interventi in corso. Sempre a tutela del contribuente, deve essere garantito che chi esegue i lavori possieda adeguata e specifica qualifica tecnica e professionale e organizzazione del lavoro per la realizzazione delle opere eseguite a regola d’arte anche a garanzia di chi opera nel rispetto delle regole e della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Chiediamo, quindi, al Governo e al Parlamento di intervenire urgentemente per evitare rallentamenti nel percorso di crescita del Paese trainata in larga parte dalle misure adottate nel 2020, che stanno cominciando proprio ora a produrre gli effetti auspicati in linea con gli obiettivi di sostenibilità indicati dall’Europa e dal Piano di ripresa e resilienza”.

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