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Svizzera, la favola di Dadvan, il giovane rifugiato curdo diventato milionario grazie ai Pokemon venduti a cambio di Bitcoin

La Republica News
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LUGANO – I Pokemon in cambio dei bitcoin e si realizza, in Svizzera, il sogno del riscatto di un giovanissimo profugo curdo-iracheno, oggi multimilionario grazie alla criptovaluta e a un ingegno degno dei migliori talenti della Silicon Valley. È la storia, al limite dell’incredibile, di Dadvan Yousuf, oggi 21 enne, fuggito a 3 anni con i genitori dal suo Paese, mentre infuriava la seconda Guerra del Golfo. Dopo un viaggio dal Kurdistan, in parte in auto, in parte in nave, poi a piedi e con altri mezzi di fortuna, i componenti della famiglia Yousuf approdano, finalmente, in Svizzera, dove ottengono lo statuto di rifugiati. Nella Confederazione si stabiliscono nei pressi di Bienne, nel Canton Berna, città operaia con una forte presenza di immigrati.

“Eravamo poveri, non ci potevamo mai concedere un giorno di vacanza, io avrei tanto voluto un paio di sneakers ma dovevo accontentarmi di guardare quelle degli altri”, confida il giovane all’inviato del settimanale Le Matin Dimanche, il settimanale svizzero che lo ha incontrato in una saletta del Dolder, un 5 stelle di Zurigo che il giovane frequenta con la disinvoltura e l’assiduità di un consumato uomo d’affari. Fatto sta che, a soli 11 anni, Dadvan, invece di comprarsi la bici, come molti suoi coetanei, dà fondo alla sua collezione di Pokemon, la vende e, in cambio, chiede al padre di acquistargli 10 unità di Bitcoin, al costo di 15 euro l’una.

“Mandavamo soldi in Kurdistan, ai parenti rimasti laggiù, ed ero stupito dalla lentezza del trasferimento del denaro. Così ho scoperto i Bitcoin, che si potevano accreditare istantaneamente e senza spese”, spiega. “Mio padre mi ha dato del matto, ma gli ho dimostrato, in breve tempo, che avevo ragione, visto che i primi Bitcoin che ho comprato, vendendo i Pokemon, oggi valgono 600 mila euro”. Da allora l’ascesa di Dadvan Yousuf non si è più fermata. “Ha già accumulato così tanti milioni da non dover più aver bisogno di lavorare”, ha scritto il quotidiano Tages Anzeiger di Zurigo. Il quale aggiunge che, a differenza dei talenti della Silicon Valley il giovanissimo mago dei Bitcoin è più a suo agio in posti come l’hotel Dolder, piuttosto che negli scantinati e nei garage, cari all’iconografia dei vari Jeff Bezos, Mark Zuckerberg e Steve Jobs.

“È sempre elegantissimo e tiene molto alla sua acconciatura”, aggiunge il quotidiano. Oggi il ragazzo fuggito bambino dal Kurdistan irakeno ha una sua società a Zugo, il Cantone dove molte aziende sono domiciliate per i lucrosi forfait fiscali che offre. “A Zugo abbiamo sviluppato un programma informatico in grado di prevedere la volatilità delle monete”, dice orgoglioso Dadvan Yousuf. Che, ad appena 21 anni, con un conto in banca da paperone, sta pensando al suo futuro. Per questo si è iscritto a un corso di apprendistato nel settore immobiliare. Vuoi mettere la volatilità delle criptovalute, di fronte alla solidità del mattone?



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