Tajani liquida il salario minimo: “Non serve, non siamo in Urss”. Schlein attacca: “Il governo non volti la faccia agli italiani”

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“In Italia non serve il salario minimo. Serve un salario ricco, perché non siamo nell’Unione Sovietica in cui tutti avevano lo stesso stipendio”. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani liquida il salario minimo durante il suo intervento all’Assemblea di Coldiretti. Parole che arrivano mentre in commissione Lavoro della Camera, le opposizioni si schierano contro l’emendamento della maggioranza che andrebbe a sopprimere la pdl sul salario minimo. I commissari presenti si alternano in interventi con l’intento di far slittare il più possibile il voto dell’emendamento stesso.

“Sul salario minimo legale quello della maggioranza e del governo è un atteggiamento meschino. Nel metodo, perché si sceglie di azzerare la discussione della proposta di legge delle opposizioni presentando un emendamento soppressivo, ma anche nel merito visto che in Italia ci sono milioni di lavoratori sottopagati e il governo non ha avanzato alcuna proposta per fronteggiare il tema del lavoro povero – ha detto, intervenendo in commissione Lavoro alla Camera, la capogruppo del M5S in XI commissione Valentina Barzotti – Il ministro degli Esteri Tajani ha detto che serve il ‘salario ricco’, da raggiungere attraverso non meglio precisate riforme. Il governo pensa forse che gli italiani si arricchiranno abolendo l’abuso d’ufficio, svuotando il traffico di influenze illecite o attaccando pilastri della lotta alle mafie come il concorso esterno in associazione mafiosa?Oppure con i 380 euro una tantum della social card? Siamo seri. Fissare una soglia legale da 9 euro lordi l’ora è quantomai necessario: a beneficiarne sarebbero oltre 3,5 milioni di lavoratori, soprattutto donne. La nostra battaglia non si fermerà qui”, ha concluso Barzotti.

Da Bruxelles si fa sentire la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein: “Di salario minimo è giusto che si parli perché le opposizioni sono riuscite a unire le loro forze. In commissione il Partito democratico continua a difendere l’idea che bisogna contrastare il lavoro povero: 3,5 milioni di lavoratrici e lavoratori, secondo l’Istat, sono poveri anche se lavorano –commenta la leader dem uscendo dal pre-vertice Ue-Celac dei socialisti – Il governo di Giorgia Meloni non può voltare la faccia dall’altra parte su una misura su cui, peraltro, i sondaggi dicono che c’è un supporto del 75% delle italiane e degli italiani. Quindi, noi continueremo a batterci e non molleremo di un centimetro su questa importante proposta”. Anche il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, commenta: “In 

Parlamento ci batteremo per difendere la proposta di salario minimo  avanzata dalle opposizioni. Non è accettabile che la maggioranza presenti un emendamento che la vuole cancellare. La maggioranza degli italiani è d’accordo con una proposta che riconosce dignità al lavoro. Nel  Mezzogiorno un lavoratore su quattro è sotto la soglia dei 9 euro e questo non è accettabile. Se la maggioranza insisterà nel suo folle disegno vuol dire che ha deciso di ignorare 3 milioni e mezzo di lavoratori sottopagati e sfruttati”.

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