Talento, cuore e rivincite. Danimarca-Rep Ceca, due belle sorprese

Pubblicità
Pubblicità

BUDAPEST – Nell’Europa più lontana si giocherà il quarto di finale più inatteso e ne verrà fuori la semifinalista più sorprendente, perché erano sparuti i pronostici che comprendevano Repubblica Ceca e Danimarca. Uno solo, per la verità, si era sbilanciato: Beppe Bergomi aveva indicato i danesi come possibile rivelazione. È possibilissimo che ci azzecchi.

L’effetto Eriksen

A Baku si giocherà un “mata mata” interessante e pieno di contenuti alternativi, perché il calcio non è solamente quello delle copertine e, anzi, cechi e danesi stanno portando in giro per il continente un football pieno di valori, di idee, di possibilità, di aperture, di ambizioni, di diversità, di emozione. C’era un solo fuoriclasse tra queste due squadre ed era Eriksen, che sta continuando in qualche modo a fare la differenza: quello che gli è successo ha provocato alla Danimarca prima un forte choc, che è costato la sconfitta con la Finlandia, poi una reazione quasi nervosa, che s’è esaurita nel veemente primo tempo contro il Belgio prima che nel secondo lasciasse il posto a una prevedibile spossatezza psicologica, e infine uno scatto emotivo decisivo, una presa di coscienza collettiva della particolarità del momento e una spinta mentale e caratteriale che ha trasformato i danesi da un manipolo di calciatori ambiziosi in un gruppo di uomini con una precisa missione da campiere. La lucida e feroce determinazione con la quale hanno demolito la Russia è la conseguenza del “nuovo” spirito dei Danske Dynamite.

Šilhavý, ct ceco: “Danimarca più pericolosa dell’Olanda”

 Dev’essere per questo che, subito dopo aver strapazzato l’Olanda, il ct ceco Jaroslav Šilhavý ha inquadrato il quarto di finale in questo modo: “Sarà molto più difficile di quanto lo sia stata con gli olandesi, la Danimarca ha maturato una forza mentale incredibile”. L’Olanda invece no, era evidente.

Anche la Cechia è una squadra di spirito. Il talento è Patrick Schick, attaccante capriccioso ancora in cerca di realizzazione ma che qui è in corsa per il titolo di capocannoniere. Gli altri sono onesti mestieranti, molti giocano in 1. Liga, il non esageratamente competitivo campionato ceco. L’elemento più importante è il centrocampista Soucek, reduce da una stagione di alto livello al West Ham, mentre l’assenza del capitano Darida (Herta Berlino) ha scatenato un polverone a Praga, dove molti pensano che non si sia dannato l’anima per recuperare dall’infortunio e affrontare l’Olanda.

Holes, da gregario a eroe

Sta di fatto che al suo posto è stato rilanciato il veronese Barak, che ha subito fatto un figurone, anche se l’eroe del giorno è stato Tomas Holes, mediano della Slavia Praga, giocatore di squisite caratteristiche difensive (nasce come terzino) e che contro l’Olanda ha giocato in  maniera davvero totale segnando un gol, servendo a Schick un assist favoloso e soprattutto cancellando dal campo Wijnaldum con un marcatura a uomo senza respiro in ogni angolo del terreno. Šilhavý lo indicato come il simbolo della sua nazionale: “Ha giocato al 110 per cento delle sue possibilità, ma lui incarna davvero lo spirito della nostra squadra”.

L’esperienza danese e il talento di Damsgaard

La Danimarca resta favorita. È più forte. Ha giocatori abituati alle sfide di alto livello come Smeichel, Kjaer, Christensen, Delaney, Hojbjerg, Poulsen, Braithwaite e lo stesso Mahele, che ha fatto gli ottavi di Champions con l’Atalanta e che qui è finora il miglior terzino sinistro del torneo assieme a Spinazzola (ma lui ha già segnato due gol). Nessuno di loro è una vedette ma tutti sono titolari, o quasi, in formazioni che hanno consuetudine, forse ancor più degli azzurri, con le coppe europee e a confrontarsi con i migliori. Il guaio di Eriksen ha poi spalancato le porte al ventenne Damsgaard (compirà 21 anni proprio a Baku), che aveva già segnalato il suo talento nell’annata alla Sampdoria e che qui si sta giocando la consacrazione.

La conversione di Hjulmand

Se la Repubblica Ceca è una formaziome solida, fisica, compatta e versatile, la Danimarca è rapida, aggressiva, piuttosto tecnica e ha un modo di attaccare interessante, senza una punta centrale (anche se con la Russia ha giocato Dolberg, l’unico con caratteristiche da centravanti) ma con due attaccanti esterni che non stanno mai fermi e incoraggiano gli inserimenti dei compagni, a cominciare da Damsgaard. Inoltre il ct Kasper Hjulmand ha gestito benissimo la questione Eriksen, perché ci ha messo al tempo stesso lucidità ed emozione, si è lasciato toccare l’anima senza perdere il controllo di sé. E il cambiamento in corsa dell’assetto tattico, dal 4-3-3 iniziale al 3-4-1-2 adottato dal Belgio in avanti (e con la successiva promozione di Stryger Larsen al posto di Wass) ha dato alla squadra al tempo stesso equilibrio, stabilità e brillantezza.

Per chi non si accontenta del calcio superficiale, di quello da godersi di primo acchito, Repubblica Ceca-Danimarca sarà una partita meravigliosa. E produrrà una semifinalista degna.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source