Tanti soldi pochi risultati dopo il ko con Mourinho lInghilterra si interroga su Guardiola

Tanti soldi, pochi risultati: dopo il ko con Mourinho l’Inghilterra si interroga su Guardiola

La Republica News
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LONDRA – Ieri sembrava il remake di Barcellona-Inter, semifinale di Champions League della stagione 2009/2010, quella del triplete nerazzurro. La fisarmonica degli uomini di Guardiola, con quel 4-3-3 che diventa 4-1-1-4 all’arrembaggio, che provava a schiacciare senza successo le compatte falangi di Mourinho. Come l’Inter, ieri il Tottenham ha resistito in maniera quasi metallica, esasperando il Manchester City e infine prevalendo senza se e senza ma. Anzi, ha segnato anche due gol (a zero), con gli implacabili Son e Lo Celso, che elevano gli Spurs in testa alla classifica. I giornali inglesi già parlano di remake della favola del Leicester nel 2016, con capitano, o mio capitano, Claudio Ranieri. 

Il Tottenham stende il Manchester City, Mourinho al comando della Premier
di Enrico Sisti 21 Novembre 2020

“Mou non sarà certo un dottore. Ma come strizza i cervelli lui, nessuno”. È l’esemplare analisi del “Sun”, perché sintetizza quanto il tecnico portoghese sia probabilmente il generale migliore al mondo nella guerra di nervi. José l’ha preparata in modo scientifico, da quasi una settimana a questa parte, quando ha accusato Guardiola di aver millantato un “infortunio fake” alla stella del City, Raheem Sterling, per fargli saltare la nazionale dopo le tante polemiche degli ultimi giorni sul limite delle tre sostituzioni in Premier. Accuse che i citizens hanno rispedito subito al mittente. Il tecnico spagnolo due giorni fa ha risposto in conferenza stampa: “Non sapevo che Mourinho fosse un dottore”. Fatto sta che ieri Sterling non è partito titolare (come l’altra star Bale rimasto in panca), anche se è poi entrato nel secondo tempo e, pur senza incidere, con i suoi scatti fulminei ha dimostrato di essere in forma più che discreta. “Non è che Guardiola lo ha tenuto fuori per non darla vinta a Mourinho e per dimostrare che lui può batterlo anche senza Sterling in campo?”, si chiede il “Guardian”. Forse non lo sapremo mai, ma il dubbio è che il catalano abbia perso la testa nella battaglia di nervi con il portoghese, che certo pure lui in passato non ne è stato immune, do you remember il dito nell’occhio del povero e defunto secondo di Pep al Barça, Tito Vilanova?. Nel frattempo, come ha detto lui stesso ieri a caldo un gaudente Mourinho: Non vinceremo la Premier, ma stasera dormirò come un angioletto…”. Di certo, questa è la seconda vittoria consecutiva di Mou contro l’arcinemico Pep, nonostante un organico inferiore. Sinora non era mai successo. E non poteva arrivare in un momento peggiore, ossia a pochi giorni dal ricco rinnovo contrattuale di due anni per Guardiola al City, una volta sfumata la squalifica per presunta violazione del Fair Play Finanziario. La domanda amletica ora è: sarà stata davvero la scelta giusta? Pep o non Pep? Il 49enne Guardiola ha vinto tanto in quattro anni al City: due Premier League, una FA Cup, tre coppe di Lega e due supercoppe nazionali “Community Shield”. Ma negli ultimi tempi si è distinto per una clamorosa puntualità nel mancare gli appuntamenti topici, soprattutto in Champions League: poca duttilità tattica, deficienze ataviche quando c’è da soffrire, blackout fuori casa e scelte di formazione sempre più discutibili, vedi i quarti di Champions contro il Lione l’anno scorso. Il problema è che Guardiola ha sempre meno scuse. Nonostante la pandemia, ieri il City schierava difesa e portiere (Ederson, Walker, Dias, Laporte e Cancelo) costati in tutto oltre 300 milioni. Cui prodest? Il City non partiva così male (12 punti e undicesimo in classifica) dalla stagione 2008/2009 e non segnava così poco nelle prime nove giornate (dieci gol fatti e ben undici subiti) dal 2006/2007. Restano poi degli enigmi ancora senza soluzione: una difesa disarmante per il suo rapporto qualità/prezzo. Rodri che non è, e forse non lo sarà mai, Busquets. E Gabriel Jesus che, nonostante il fermo sostegno di società e allenatore, non si è ancora capito se sia un Gabigol che ce l’ha fatta o un degno alias di Aguero, cui in questi anni il posto da titolare non glielo ha rubato quasi mai, nonostante l’età e gli infortuni del secondo. Il possibile arrivo di Messi la prossima estate, e il ricongiungimento del padre asceta del calcio con la sua pulce prodiga, sarà forse davvero l’armageddon calcistico di Guardiola. Potrebbe tornare la macchina schiacciasassi del Barcellona dei primi anni Dieci. Oppure rimarrà l’utopia di un City calco fondamentalista di un glorioso passato catalano. A quel punto, la storia, o forse l’ossessione, di Guardiola al City potrebbe finire in ogni caso.


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