Tariffe rifiuti, Catania la città più cara d’Italia. Al Sud un balzello da 100 euro più pesante che al Nord

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Al festival dei rincari di questo 2022 non poteva mancare la Tari. Che, secondo quanto rilevato da Cittadinanzattiva nel suo rapporto annuale sui rifiuti urbani, a livello nazionale è aumenta del 2,3% rispetto al 2021. In numeri assoluti, significa che in media gli italiani pagano una tassa rifiuti di 314 euro, contro i 307 di un anno fa. Tra le maggiori città Milano è nella media (313 euro, -3,9% sul 2021), Torino e Roma pagano ben di più (rispettivamente 342 e 378 euro) anche se nella capitale c’è stato un calo del 4%, Napoli è tra le più care in Italia (455 euro) mentre a Palermo, nonostante si trovi in una regione in cui la Tari è più onerosa, si pagano 318 euro l’anno, quasi in linea con il dato nazionale.

Regioni: Campania e Trentino Alto Adige agli antipodi

Nel rapporto emergono anche delle tendenze ormai consolidate. Ad esempio che in un ipotetico viaggio dal nord al sud dello stivale la Tari diventa sempre più cara: nell’area settentrionale il costo medio è di 267 euro l’anno, che diventano 320 nelle regioni centrali e 366 in quelle meridionali. E al sud si registra anche il maggior aumento: +3,1%. I più vessati – e questa non è una novità – sono i campani con una bolletta annua di 414 euro, seguiti dai pugliesi (402 euro) e dai siciliani (396 euro). La regione con la Tari più leggera è il Trentino Alto Adige (212 euro), seguita dal Veneto (237) e Marche, Molise e Lombardia a pari merito con una bolletta annua di 246 euro.

Da un anno all’altro sono però i calabresi a pagare il dazio maggiore con una Tari aumentata del 7,4%, da 324 a 348 euro; in Puglia l’aumento è del 5,5% ma anche il Trentino Alto Adige, pur essendo la regione dove i rifiuti costano meno, c’è stato un rincaro considerevole: +6,2% che si traduce in 12 euro in più a famiglia. La Tari è calata solo in tre regioni e, comunque, di pochissimo: Piemonte (-0,3%), Campania (-0,6%) e Abruzzo (-1,4%) mentre è rimasta identica in Valle d’Aosta e in Lombardia. 

Comuni: Catania maglia nera

La città etnea mantiene il poco invidiabile primato di comune con la Tari più cara d’Italia. Oltre al danno c’è anche la beffa, perché rispetto al 2021 la situazione è persino peggiorata, con una bolletta annua che è passata da 504 a 594 euro. Al secondo posto rimane Genova con 480 euro mentre sul gradino più basso del podio c’è la new entry Brindisi (464 euro). In generale, la top 10 delle città più care conta otto comuni del sud, uno del centro (Pisa) e uno del nord, che è proprio Genova.

Nella top 10 opposta, cioè dei comuni con la bolletta più bassa, nonostante il piccolo rincaro Udine resta al primo posto con 174 euro di Tari annua, mentre Belluno sale dal terzo al secondo posto (180 euro) ed entra nel podio anche Pordenone (182). Notevole il rincaro di Trento (che da 171 euro passa a 186) che però rimane tra le più economiche. L’unico comune che non sia del nord in questa graduatoria è la marchigiana Fermo: settima con una Tari di 200 euro.

Come scrivevamo prima Catania il comune più caro, ma non quello che ha sperimentato il maggior rincaro: questo record spetta a Cosenza dove da un anno all’altro la Tari è lievitata del 40% arrivando a 376 euro annui. Molto sostanzioso anche il rincaro di Rovigo (+27%, 252 euro), Gorizia (+18,2%, 312 euro) ma anche a Firenze la situazione è peggiorata: +14% per una bolletta media di 263 euro. A riprova del fatto che in Sicilia la gestione dei rifiuti è a macchia di leopardo, a Caltanissetta la bolletta si abbassa del 17% passando a 264 euro, considerevolmente al di sotto della media nazionale; l’altro comune in cui la Tari è scesa in modo significativo è Siena: -14,7%, per un totale di 222 euro.

C’è speranza

Il Pnrr prevede investimenti nel settore dei rifiuti per 2,1 miliardi di euro. La gran parte di questo denaro (un miliardo e mezzo di euro) è destinata alla costruzione di nuovi impianti di smaltimento o per ammodernare quelli esistenti. Per Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori per Cittadinanzattiva, il Pnrr “rappresenta un’opportunità per rimediare a molte di quelle criticità che sottopongono il nostro Paese alle procedure di infrazione da parte dell’Europa”. Secondo Toto “un’adeguata organizzazione del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti e comportamenti di consumo e di conferimento responsabili fanno bene all’ambiente ma anche alle tasche dei consumatori. L’esempio della città di Catania dimostra come un servizio non adeguato di raccolta differenziata fa accrescere i costi di sistema e di conseguenza le tariffe della Tari”.

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