Teheran condanna a cinque anni l’antropologa franco-iraniana Adelkhah per cospirazione e propaganda

La Republica News

Cospirazione contro la sicurezza nazionale e propaganda contro lo Stato: con queste accuse il tribunale di Teheran ha condannato a cinque anni di prigione l’antropologa franco-iraniana Fariba Adelkhah, 61 anni, che era stata arrestata a giugno dell’anno scorso insieme al collega, il sociologo Roland Marchal, ed è detenuta nella famigerata prigione di Evin, alla periferia di Teheran, dove sono rinchiusi numerosi prigionieri politici. Adelkhah è una ricercatrice della prestigiosa università francese Sciences Po, molto nota tra gli studiosi di politica e cultura iraniane, e il suo caso ha acceso un duro scontro tra il governo francese e quello iraniano. A marzo, il collega di Adelkhah, Marchal, che pure insegna a Sciences Po, è stato liberato come parte di uno scambio di prigionieri, che le autorità francesi non hanno mai confermato, con Jalal Rohollahnejad, un ingegnere iraniano che era stato arrestato con l’accusa di aver violato le sanzioni americane contro l’Iran cercando di far entrare nel paese tecnologie vietate. L’8 aprile Marchal ha rilasciato un’intervista molto toccante alla tv francese, la prima dopo il suo rilascio, raccontando la prigionia e i brevi incontri con Adelkhah. “Ho sentito la sua voce circa tre settimane dopo il mio arrivo in prigione, verso la fine di giugno, tra la mia cella e la stanza in cui ero stato interrogato. Ho sentito qualcuno gridare “azadi”, che in Farsi significa “libertà”… Era la sua voce … Era in grado di vedermi, mi ha riconosciuto e mi ha urlato e ho riconosciuto molto chiaramente la sua voce”, ha detto.A dicembre dell’anno scorso, Adelkhah e l’accademica australiana Kylie Moore-Gilbert, anche lei nel carcere di Evin a Teheran, hanno iniziato uno sciopero della fame contro quelle che hanno definito “torture psicologiche” e “numerose violazioni dei (loro) diritti umani fondamentali”. Il 7 gennaio, l’avvocato di Fariba Adelkhah ha annunciato che le autorità giudiziarie avevano fatto cadere l’accusa di spionaggio e che la ricercatrice sarebbe stata processata “solo” per cospirazione e propaganda contro lo Stato. Dopo 49 giorni, il 12 febbraio Adelkhah ha interrotto lo sciopero della fame ed è tornata nella sezione femminile della prigione dopo essere stata per diversi in cura nell’ospedale del carcere. Oggi la condanna, che il comitato di sostegno a Adelkhah definisce il risultato di un “processo Kafkiano privo di qualsiasi logica giudiziaria”. “Questo non è un processo legale in buona e dovuta forma, non c’è ovviamente alcun dibattito o contraddittorio”, ha dichiarato all’Afp Jean-François Bayart, professore presso l’Istituto di studi e sviluppo internazionali di alto livello di Ginevra e membro del comitato di sostegno. Parigi ha “ribadito più volte la sua richiesta di accesso consolare per la signora Adelkhah, nonché la sua liberazione”, ma Teheran respinge qualsiasi “interferenza”, ricordando che l’Iran “non riconosce la doppia nazionalità per i cittadini iraniani”.Negli ultimi anni, oltre a una dura campagna di repressione della dissidenza interna, l’Iran ha arrestato anche numerosi cittadini con doppia nazionalità con accuse che vanno dallo spionaggio alla propaganda contro lo Stato, molte sono donne. Tra di loro ci sono anche la cooperante angloiraniana Nazanin Zaghari-Ratcliffe, rilasciata temporaneamente su cauzione per l’epidemia di coronavirus, e il ricercatore dell’università del Piemonte Orientale Ahmadreza Djalali.  

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