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Telefonate ed sms quotidiani, così Von der Leyen ha chiuso l’accordo Ue con Pfizer per 1,8 miliardi di dosi di vaccino

La Republica News
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Un mese di telefonate e di messaggi quasi quotidiani. Erano i primi giorni di febbraio quando Ursula von der Leyen, preoccupata dalla campagna di vaccinazione in Europa, dai ritardi nelle consegne del primo grande fornitore di vaccini (AstraZeneca) e dalle pesanti critiche politiche e sanitarie, decise di intervenire in modo diretto. La presidente della Commissione Europea iniziò così una lunga trattativa con Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer. Trattativa che ha portato ad un grande accordo (sarà ufficializzato nei prossimi giorni): L’Unione Europea diventerà il più grande “cliente” di Pfizer-BioNTech, assicurandosi 1,8 miliardi di dosi del vaccino.

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I dettagli li ha rivelati in un lungo articolo da Bruxelles il New York Times. La multinazionale americana e il suo partner tedesco invieranno 900 milioni di dosi entro il 2023 e l’Europa avrà un’opzione di altri 900 milioni per gli anni successivi. Pfizer-BioNTech è stato il primo vaccino contro il Covid-19 ad aver ottenuto il via libera in Europa e diventerà da ora in poi il partner privilegiato della Ue. 

Se consideriamo che finora ha venduto 300 milioni di dosi negli Stati Uniti (con il governo Usa che ha finanziato in modo decisivo la ricerca per il vaccino) è chiara la portata dell’accordo. Il nuovo contratto permetterà all’Unione Europea di rivendere o donare i vaccini ad altri partner, permettendo così all’Europa una “diplomazia dei vaccini” utile anche a sostenere gli sforzi per immunizzare le persone nei paesi più poveri, quali ad esempio quelli dell’area Mediterranea e del Nord-Africa.

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Una diplomazia personale che ha pagato, come, per altri versi, sta pagando quella altrettanto personale del premier italiano Mario Draghi. Il primo contatto tra Ursula von der Layen e Albert Bourla si era avuto a fine gennaio, quando l’amministratore delegato di Pfizer era stato chiamato a spiegare i motivi per cui la sua azienda aveva dovuto tagliare, almeno temporaneamente, le forniture di vaccini mentre aggiornava i suoi impianti di produzione in Belgio. Nel novembre 2020, l’Unione Europea aveva infatti firmato un accordo iniziale con Pfizer-BioNTech per 200 milioni di dosi, con ulteriore opzione per 100 milioni.

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Il racconto della trattativa, dei messaggi, delle chat e delle telefonate, il New York Times li ha ottenuti dalla voce dei protagonisti. La presidente della Commissione Europea ha minimizzato le pressioni politiche che ha dovuto affrontare, racontando di essere stata sempre fiduciosa sul fatto che le le cose sarebbero migliorate. “Sapevo che l’aumento delle consegne avrebbe avuto un inizio lento e quindi sapevo anche che il primo trimestre sarebbe stato difficile. Ma non mi aspettavo che fosse così dura, perché non avevamo previsto la possibilità che AstraZeneca riducesse le consegne del 77 per cento. Quello è stato un pesante contraccolpo”. 

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Albert Bourla ha spiegato come ha costruito un legame diretto e di reciproca fiducia con Ursula von der Leyen. “Molti leader del mondo si rivolgevano a me, mi cercavano. Presidenti o primi ministri, re o segretari generali di grandi organizzazioni mondiali. Con la signora von der Layen abbiamo sviluppato una profonda fiducia, perché abbiamo avuto profonde discussioni. Lei conosceva i dettagli delle varianti, conosceva i dettagli di tutto. Questo ha reso la discussione molto più costruttiva”.

L’accordo con Pfizer-BioNTech prevede che le dosi siano prodotte in Europa, producendo non solo il prodotto finito, ma anche la maggior parte dei 280 componenti che entrano nella catena della sua realizzazione. Per Bourla un richiamo sarà necessario da sei a dodici mesi dopo che le persone avranno fatto la seconda iniezione. Una valutazione che include uno scenario peggiore: quello relativo a un nuovo vaccino per colpire un possibile ‘mutante di fuga’, una variante del coronavirus che sia troppo resistente ai vaccini esistenti. Secondo la bozza dell’accordo l’Unione Europea dovrebbe richiedere 640 milioni di dosi di questo tipo di vaccino (due dosi per adulto). Mentre il numero di vaccini ‘pediatrici’ (ancora in fase di test) dovrebbero essere 130 milioni per il 2022 e 65 milioni per il 2023.



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