Tennis Medvedev e il Maestro battuto Thiem. Le Atp Finals danno appuntamento a Torino

Tennis: Medvedev è il Maestro, battuto Thiem. Le Atp Finals danno appuntamento a Torino

La Republica News
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Arrivederci a Torino. Londra saluta le Finals dopo dodici anni, la sosta più lunga dopo New York, il cui Madison Square Garden ospitò la manifestazione per tredici anni, dal ’77 all’89. Dalla prossima stagione, e per cinque anni, le Finals si giocheranno a Torino. Per il quinto anno consecutivo, dopo alcuni domini assoluti (Federer, Djokovic) interrotti soltanto da Nalbandian e Davydenko, le “Finals” festeggiano un campione diverso: Murray (’16), Dimitrov (’17), Zverev (’18), Tsitsipas (’19). Adesso tocca a Medvedev che batte in rimonta Thiem 4-6, 7-6, 6-4.Tra Thiem e Medvedev, ragazzi venuti su alla cultura della pazienza ma soprattutto della fatica, con alcune varianti tecniche cruciali (il giorno in cui Thiem dismise il rovescio bimane, un po’ come accadde a Roby Vinci), va in scena un match nervoso, intenso ma non bellissimo, dove si aggiungono ingredienti inediti, dove a volte si sottrae più che aggiungere, e dove entrambi cercano di capire se il difetto (o ex difetto) dell’avversario si possa ancora aggredire o sia un discorso definitivamente  superato (l’impostazione lunga dei colpi di Thiem che lo rendeva più “terraiolo” qualche tempo fa e il nervosismo di Medvedev che spesso ne minava caratterialmente le prestazioni). In realtà la misura dello scontro, che non offre sequenze epocali, come del resto avvenne anche a New York tre mesi fa, sta nell’assillare l’altro, in modo variabile: con accelerazioni o cali di ritmo. Ci sono tanti spunti e intuizioni, tante cose diverse. E tanti errori madornali. Gli stessi giocatori capiscono che per sfangarla occorre cambiarsi spesso d’abito. Giocano a gatto col topo, scambiandosi i ruoli.
Fondamentalmente si equivalgono, la minima incertezza o increspatura può fare la differenza. Addirittura i due parrebbero quasi somigliarsi, anche se non è vero: Thiem rimane più muscolare, Medvedev più capace di esprimere potenza nella fluidità del gesto, che pare una sfarfallata quando gli manca la convinzione, lo “shining” che tutto fa brillare, ma che è devastante se tutto torna. La partita vien su come un’alternanza di stati, non tutti eccelsi. Questa finale, come capita a tante finali, per esempio quelle dei tornei di calcio, non è la partita più emozionante e bella del torneo. Meglio le due semifinali, in cui Thiem ha liquidato Djokovic e Medvedev esasperato Nadal. Equilibrata sì: i due corrono gli stessi metri, fanno quasi lo stesso numero di errori, Medvedev gioca più vicino alla linea di fondo, Thiem un po’ più dietro. Ma sono così energici che fanno spesso sparire tale differenza d’approccio con bordate da fondo o con l’uso esasperato dello “slice”. Quindi ogni tanto rallentano, anche qui, verrebbe da pensare, in egual misura, per stanare l’altro o per rifiatare in corso d’opera. Ci sono scambi comandati dai rispettivi back di rovescio che sembrano filmati d’annata. Per costituzione e atteggiamento del corpo, l’impressione è che sia sempre Thiem a sgobbare di più. Medvedev resta la solita sfinge: al massimo alza un po’ di più l’angolo destro della bocca: ma è un dettaglio ai limiti dell’impercettibile.
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di Paolo Rossi 22 Novembre 2020

Game chiave del primo set: quello del break ottenuto al quinto gioco da Thiem, quando il russo è avanti 40-0 e poi, misteriosamente, allenta la tensione e scende di qualità e concentrazione. Il punto finale è un nastro diabolico che i due commentano con una risata tornando a sedersi. Nel secondo set sembra che Thiem sfidi l’attenzione di Medvedev, è come se intendesse stressarlo alternando bastone e carota. Il russo serve tutto sommato poche prime, per le sue abitudini, però risponde bene. Sbaglia comunque colpi assurdi. Insomma siamo sempre lì, in equilibrio, in una danza in punta di piedi durante la quale basta un refolo di vento per buttarti giù. L’azzardo di rischiare strategie nuove paga alla fine più per Medvedev che di colpo ribalta l’andamento del set (nel quale l’austriaco smette di giocare il proprio gioco, si snatura troppo e senza un vero perché) e si porta sull’1-1 dominando il tie-break, che Thiem vive malissimo pur partendo da un 2-0.Che sia un incontro vissuto con diverse “maschere” d’occasione, come se i due entrassero e uscissero da un camerino teatrale, lo dimostrano certi serve & volley di Medvedev, pure sulla seconda di servizio, alcuni splendidi ma non tutti efficaci, benché evidentemente necessari al folle schema senza schemi della serata. Il terzo set comincia con Thiem che perde sicurezza e sbaglia di più, mentre Medvedev è un po’ che non la butta fuori. Poi torna a spingere come un matto e finalmente si vede qualche scambio superiore agli altri, per fisicità e manualità. Se la giocano punto a punto. Ormai è “all in!”. Appena Medvedev capisce che l’altro ha ritrovato intensità, torna a batterlo da una parte all’altra. Il russo s’inocula come un veleno che fa effetto lentamente. E’ un tennista che punta a sbriciolare l’avversario. Specie se gli entra la prima palla (come nel terzo set). L’ha fatto con Nadal. Si è ripetuto con Thiem. Insomma: dopo più di due ore Medvedev è più lucido di Thiem? Forse. O forse in uscita dal servizio Thiem eroga meno potenza, è leggermente più fermo sulle gambe, più vulnerabile alla risposta. E al quinto gioco (come nel primo set a parti invertite) arriva il primo break di Medvedev. Che il russo amministra e mette a frutto per vincere la partita. Thiem non ha più tempo, né forse l’energia mentale, per provare a ribaltare la situazione. Sforna un rovescio lungolinea dei suoi nell’ultimo game, ma non basta. Per vincere il torneo, Medvedev ha semplicemente battuto il n.1, il n.2 e il n.3 del mondo. Provateci voi. Più che il futuro del tennis, questi due ragazzi sono il presente del tennis, con tutta la loro moderna maniera di concepire il proprio mestiere. Thiem ha vinto il suo primo slam a New York a settembre e ora è terzo in classifica, nel ranking. Medvedev era reduce dalla vittoria a Bercy, nel 2019 ha infilato una spaventosa sequenza di vittorie e per poco non vinceva anche lui a New York: e adesso si conferma quarto al mondo. Aspettando Sinner, Shapovalov e qualche progresso (tattico) di Rublev, oltre al rinsavimento emotivo di Zverev e all’ulteriore crescita (per continuità) di Tsitsipas, è a loro e ai loro coach (con cui si fa il giro del mondo, il francese Cervara e il cileno Massu, cui Thiem deve molto) che occorre guardare, su di loro puntare per i prossimi eventi, a cominciare dagli Australian Open 2021 (sempre che tutto vada per il meglio), fermo restando che Djokovic non mollerà mai (nemmeno il suo scisma “sindacale”) e che Nadal, anche se è evidente che ormai, specie sul veloce, fatica e che ogni tanto soffre di evidenti cali di energia spedendo il rovescio a mezza rete, è sempre Nadal (in un’altra Parigi magari…). E poi c’è Federer…


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