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Termini Imerese, 10 anni fa la fine del sogno auto: il futuro della fabbrica tra illusioni e la scommessa Amazon

La Republica News
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PALERMO – Fra 8 mesi scarsi, il giorno di Capodanno, sarà già passato un decennio. “E la soluzione non è ancora chiara”, sbuffa Roberto Mastrosimone, il segretario generale della Fiom Cgil siciliana che essendo anche uno dei cassintegrati coinvolti nella vertenza è diventato il volto-simbolo della difficile riconversione dell’ex Fiat di Termini Imerese: eccola, quella che forse è la più incancrenita delle crisi industriali d’Italia, ancora incagliata da un decennio nelle secche di una politica che non riesce a trovare una quadra dopo il tracollo di Blutec, l’ultima delle aziende che hanno tentato di rilevare lo stabilimento in provincia di Palermo. “È mancato un interesse da parte di tutte le forze politiche, incluso il Movimento 5 Stelle – fa mea culpa Maria Terranova, la giovane e combattiva sindaca grillina eletta l’anno scorso a capo di una coalizione giallorossa – Noi abbiamo raccolto una situazione intricata, ma è innegabile che per gli ultimi tre anni l’abbiamo avuta in mano noi”.

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Già, con Alessandra Todde, è questo è anche uno dei nodi del problema: la sottosegretaria allo Sviluppo economico, ex amministratrice delegata di Olidata prima di candidarsi in Sardegna con il Movimento 5 Stelle, con la nascita del governo Draghi è stata promossa viceministra, ma le deleghe per trattare non le sono ancora state riassegnate. “L’incarico – dice Mastrosimone – dovrebbe andare a lei, ma non c’è ancora una notizia ufficiale. Questo inizia a essere un problema”. È una questione di tempi, di incastri: gli amministratori straordinari Giuseppe Glorioso, Fabrizio Grasso e Andrea Bucarelli, scelti dal ministero dello Sviluppo economico per districare la matassa lasciata da Blutec in Italia e in Brasile, hanno presentato un piano di riconversione il 6 ottobre, hanno ricevuto diverse richieste di integrazione e infine hanno depositato la versione definitiva del progetto il 29 gennaio. Occhio al calendario: quel giorno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha assegnato il mandato esplorativo a Roberto Fico, nel pieno della crisi di governo che poi ha portato alla nascita dell’esecutivo di Mario Draghi. Troppo tardi perché il fascicolo potesse essere analizzato.

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Così, da allora, si attende: il progetto degli amministratori prevede la creazione di una newco a totale partecipazione pubblica che assorba tutto il personale – 635 dipendenti diretti, appunto in cassa integrazione da 10 anni, cui si sommano i 250 lavoratori dell’indotto – e ottenga in dote tutti gli impianti come compensazione del debito milionario che Blutec ha con Invitalia, Inps, Comune, Inail e Agenzia delle Entrate. A quel punto scatterebbe la fase-2: la newco, approfittando degli enormi spazi a disposizione, affitterebbe singoli rami d’azienda a vari imprenditori, assegnando con l’operazione anche parte del personale a ciascuno degli insediamenti. Il resto di Blutec – altri 600 dipendenti in Italia e 1.300 in Brasile – finirebbe invece in vendita, anche in questo caso con la clausola di garanzia per i lavoratori.

Ora, però, serve una corsa contro il tempo. Perché la cassa integrazione – dopo l’ennesima proroga – scade il 30 giugno,  e per allora bisognerà tentare di far partire il progetto newco e soprattutto di trovare i primi affittuari: così, una volta nato il governo Draghi, i sindaci della zona hanno ricominciato a mobilitarsi e alla fine di marzo i ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando, hanno incontrato i sindacati promettendo una task force per i 100 tavoli aziendali attualmente aperti in tutta Italia. “Adesso – promette Terranova – noi sindaci e i rappresentanti dei lavoratori torneremo a Roma. La politica ci deve l’attenzione che meritiamo”.

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Intanto, però, per Termini Imerese si sono già fatti avanti diversi candidati all’affitto, che ovviamente devono essere valutati. Il principale è il progetto ‘Sud-Smart Utility district’ che punta a una riconversione green con 15 aziende coinvolte, ma non è l’unico: agli amministratori, qualche mese fa, è arrivata una richiesta di planimetrie da parte di Amazon, che però poi non ha più fatto avere una risposta. Sul piatto le istituzioni mettono soprattutto la Zona economica speciale partita l’1 aprile, che permette di ottenere agevolazioni fiscali se si investe in alcune zone della Sicilia, inclusa Termini Imerese: “Il credito d’imposta per le Zes – esulta l’assessore alle Attività produttive Mimmo Turano – è il primo passo delle neo istituite zone economiche speciali e sono certo che sarà molto apprezzato dalle imprese”. L’altra freccia all’arco delle istituzioni è l’investimento infrastrutturale: “Il porto commerciale – osserva Terranova – sarà pronto nel primo semestre dell’anno prossimo. Stiamo investendo 150 milioni e sarà un valore aggiunto per la newco”. Ma le lancette dell’orologio della crisi eterna, ormai, hanno cominciato a correre troppo velocemente. E dieci anni dopo la crisi una soluzione non c’è ancora.

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