Terrorismo, 19enne arrestata a Milano. Il gip: sul suo cellulare scene di decapitazioni e i file con gli addestramenti per gli attentati

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Si era radicalizzata a 16 anni ed era una devota sostenitrice dell’Isis la giovane che è stata attestata questa mattina a Milano in un blitz antiterrorismo della polizia. Sul suo cellulare conservava “migliaia” di immagini e video, “alcuni dei quali creati dall’agenzia di comunicazione dello Stato islamico ‘Al Hayat Media Center'” – si legge nell’ordinanza del gip Carlo Ottone De Marchi – che raffiguravano ‘oggetti simbolo’ dell’organizzazione terroristica come la “bandiera nera con la scritta della testimonianza di fede, scene di combattimenti (…), esecuzioni sommarie di infedeli” con “decapitazioni  e incendi, scene di attacchi terroristici” dei mujaheddin “nelle città europee dei quali vengono esaltate le gesta”.

Ancora più “allarmanti” alcuni file salvati sempre sul cellulare con testi in inglese con informazioni di auto-addestramento al compimento di azioni violente nei paesi occidentali anche attraverso la realizzazione di ordigni artigianali. Tra questi anche “How to survive in the west”, “Hijrah to the Islamic State”, “Black Flags from the Islamic State”, nonché, in lingua italiana, “44 modi per sostenere il jihad”, scritto dall’Imam Anwar Al-Awlaki ed.

L’indagine è partita dopo una segnalazione dell’intelligence relativa al marito della ragazza, un 21enne kosovaro sposato a gennaio scorso che era imparentato con l’attentatore di Vienna Kujtim Fejzulai. La ragazza si era trasferita a Milano pochi mesi fa a casa del fratello ma era rimasta in costante contatto con il marito e con la diaspora kosovara di matrice jihadista.

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La diciannovenne aveva una “funzione di proselitismo alla causa dell’Islam radicale nei confronti di ragazze kosovare anche minorenni”. In particolare, lo scorso 24 febbraio, in una chat Telegram, “prometteva a una interlocutrice 16enne (…) con cui reciprocamente si appellava come ‘Leonessa’ che le avrebbe trovato come sposo un ‘Leone'”, un militante dei Leoni dei Balcani, “con il quale morire da martire dopo un matrimonio ‘bagnato dal sangue dei miscredenti'”. Lo si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del gip disposta su richiesta del procuratore antiterrorismo Alberto Nobili.

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