Terry Gilliam ottantanni sballatissimi. Anche senza funghetti

Terry Gilliam, ottant’anni sballatissimi. Anche senza funghetti

La Republica News
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“Per il mio stupido compleanno ho chiesto una sola cosa: dei funghetti magici”. Nel senso di allucinogeni? “Esatto. Perché non li ho mai provati. L’idea era di caricare tutta la mia famiglia su un aereo e andare a festeggiare nella casa che abbiamo in Umbria. Al momento non si può, ma potrei lo stesso volare fino in Italia”. Con un volo privato? “Con l’aiuto dei funghetti”.Eh già. Il fatto è che per 80 anni Terry Gilliam non ha avuto bisogno di sostanze psicotrope per produrre capolavori allucinati come Brazil, Banditi nel tempo o L’esercito delle 12 scimmie. Ora però si sente depresso, dice di non aver prodotto molto durante il lockdown – anche se in realtà sta lavorando a un libro sui suoi storyboard. L’ex Monty Python, regista, sceneggiatore, disegnatore, compie 80 anni il 22 novembre e per l’occasione Sur ripubblica il caleidoscopico Gilliamesque, un’autobiografia piena di disegnini (“in stile Grand Theft Auto, un inseguimento mozzafiato lungo il corso della mia vita”). Si apre così: “Ho sempre avuto paura di prendere gli acidi, perfino a Los Angeles fra il ’66 e il ’67, quando lo facevano praticamente tutti”.Dobbiamo crederci?”È vero! Ai tempi del college ho fumato una volta della marijuana e non mi è piaciuta. L’Lsd mi terrorizzava. Quando mi sono trasferito a Londra e ogni tanto dovevo volare a Hollywood per lavoro, tornavo con un jet lag feroce. Andavo ai party, qualcuno offriva cocaina, perché erano gli anni 80 e la coca era ovunque, e un paio di volte ho detto sì. Ero stanco, non stavo in piedi. Ma i postumi erano orribili e così mi sono detto: mai più”.E come ha nutrito la sua fantasia?”Ho avuto un’infanzia meravigliosa. Vivevamo in campagna, a Medicine Lake, Minnesota, passavo le giornate all’aperto. Vivevo in una fiaba dei fratelli Grimm. Ascoltavo le favole alla radio, la televisione non ce l’avevamo, ed è così che ho imparato a disegnare. Ero costretto a immaginare tutto: i volti, i luoghi, i costumi. Anche l’università è stato un momento magico. Era un college prestigioso, io c’ero arrivato grazie a una borsa di studio ma gli altri erano molto intelligenti o molto ricchi, e organizzavano degli scherzi spettacolari”.Anche ai suoi danni. Ha scritto che per entrare nelle confraternite dovevate pulire i bagni con lo spazzolino da denti.”Sa come dicono: quello che non ti uccide, ti fortifica. Proteggere troppo i ragazzi mentre crescono li farà arrivare totalmente impreparati alla vita da adulti – che è spaventosa. A questo servono le fiabe: devono spaventarli, per prepararli a un mondo orribile, pieno di pericoli, di gente che fingerà di essere altro e che ti mentirà”.Tipo Donald Trump?”Tipo Trump. Non mi capacito di come, pur non avendo nessuna influenza diretta sulla mia vita, sia riuscito a farmi sentire così depresso”.Quando George W. Bush fu rieletto, nel 2004, lei fece le pratiche per rinunciare alla cittadinanza americana. Cosa avrebbe fatto se avessero rieletto Trump?”Non mi restava molta scelta. Immagino che avrei dovuto lasciare l’Inghilterra a Boris Johnson… magari avrei potuto chiedere la cittadinanza italiana?”.Abbiamo anche noi i nostri problemi.”Lo so, ma almeno gli italiani hanno capito che la loro politica è nonsense”.Sa cos’è davvero assurdo? Che la realtà abbia superato persino i suoi film.”È una cosa terribile. Non c’è nulla di divertente nella realtà che diventa insana e folle, in questo momento è anche più estrema della satira, anzi: ha ucciso la satira. Sarebbe ironico se tutto smettesse di essere così spaventoso proprio ora che io potrei morire”.Ma lei è già morto. Sei anni fa su un giornale americano pubblicarono, per sbaglio, il suo necrologio!”Ah, è vero! Ma quella morte fu un insuccesso. Diciamo una prova generale”.E ora sta per compiere ottant’anni: l’età della saggezza?”Quel tempo per me non è ancora arrivato. Ne so meno, del mondo, di quanto ne sapessi da ragazzo. Faccio fatica a individuare un modello di riferimento attraverso cui leggere la realtà. Osservo molto gli alberi. Loro sì, sembrano saggi. Sanno quand’è il momento giusto per fermarsi. Aspettano che il tempo migliori per rimettere il naso fuori. Credo che farò come loro”.Ha inseguito Il senso della vita dal film dei Monty Python (1983) fino a Zero Theorem (2013). Cos’ha imparato?”Una cosa: sposare la persona giusta. Il meglio della vita lo devo a mia moglie. Che ha una visione molto diversa dalla mia. Io non ho mai voluto possedere una casa; quella che mi ha convinto a comprarla – e ci viviamo da 35 anni – è stata lei. Se dovessi venderla ci guadagnerei più che con tutti i miei film messi insieme. E non volevo figli; ma sono felice che lei abbia insistito”.C’è un segreto per restare insieme così a lungo?”Immagino sia trovare qualcuno come mia moglie. È instancabile. Non ama le cose costose. Ha una soglia alta di sopportazione. È lei che ha cresciuto i nostri figli, non io; mi ha regalato il tempo, e la stabilità che mi serviva per non andare fuori di testa. Sono molto fortunato”.Però non ha avuto voglia di girare storie d’amore.”La leggenda del re pescatore lo è. C’è amore anche in Brazil, Sam insegue la sua donna nei sogni. Penso di non avere mai fatto storie d’amore in senso stretto perché non voglio mettere in un film le cose che più mi fanno paura. Non vorrei si avverassero”.Cosa le fa più paura?”Che qualcuno dei miei cari se ne vada prima di me”.Se avesse una macchina del tempo andrebbe nel passato o nel futuro?”Sono un romantico, andrei indietro a vedere da vicino le epoche che più mi hanno affascinato, che poi è la cosa che succede in I banditi del tempo”.Quel film fu prodotto dalla HandMade Films di George Harrison…”George era speciale. Ci ha salvato quando con i Monty giravamo Brian di Nazareth e i produttori ci avevano abbandonato. Mise lui i soldi per finire il film. Era simpatico, ironico, una cosa che il mondo non ha mai capito perché lo hanno sempre etichettato come il Beatle tranquillo. Ripensandoci però: quando eravamo io e George parlavo sempre io…”.A proposito di amici e salvataggi: Johnny Depp, con cui ha fatto molti film, non è in un bel momento, ha perso la causa contro il Sun e il cinema lo sta allontanando.”Johnny è un caro amico, che dire? In cause come questa la verità c’entra poco, è tutto puro spettacolo. Ci sono passato anch’io, con il Don Chisciotte. E so che Johnny non è un picchiatore, non farebbe mai del male a una donna. A una mosca sì. Sul set di Paura e delirio a Las Vegas il suo camper era pieno di mosche, lo facevano impazzire”.Lei non ha paura di dire cose impopolari, no?”Ma oggi è più difficile. La gente ha paura di dire quello che pensa, paura di usare parole che verrebbero fraintese. Un anno fa in Inghilterra c’è stato tanto chiasso a proposito di cinesi e giapponesi: in sostanza non li dobbiamo più chiamare orientali ma asiatici. Io la trovo una cosa assurda. Orientale è diventata una parola offensiva perché richiama il colonialismo. Ora: il colonialismo è sicuramente da condannare, ma cambiando le parole? Non ha senso. E poi non tutta l’eredità del colonialismo è da buttare. In India, per esempio, i treni funzionano e la burocrazia pure. Voglio dire: bianco e nero nella realtà si mescolano, non capire la zona grigia significa giudicare in modo dogmatico. Sento tanti parlare di sessualità fluida e di identità non binarie, ma poi la loro mentalità è totalmente binaria: tutto è o buono o cattivo”.Le piace ancora provocare?”Dobbiamo fare uno sforzo, capire cos’è che uno sta cercando di dire, più che la parola che sta usando. Le parole sono solo parole, è l’intenzione che le carica di significato. Ma per venire alla sua domanda: mi sono sempre divertito a stuzzicare e offendere, il problema è che oggi basta che apri la bocca per offendere mezzo mondo. Non è più divertente”. C’è vita dopo la morte?”Non credo. Ma questo è il mio piano: quando morirò, ho chiesto a mia moglie di seppellirmi nella nostra casa in Umbria e piantare una piccola quercia nel mio petto. Sarà questo il mio aldilà: diventare un albero”.Sul Venerdì del 20 novembre 2020


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