The Wilds tra Lost e Gossip Girl la nuova serie della produttrice di Sex and the city Alle ragazze diciamo in gruppo si vince

‘The Wilds’, tra ‘Lost’ e ‘Gossip Girl’ la nuova serie della produttrice di ‘Sex and the city’: “Alle ragazze diciamo in gruppo si vince”

La Republica News
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Un gruppo di adolescenti parte per quello che dovrebbe essere un weekend alle Hawaii a base di relax e autocoscienza: ognuna porta con sé il fardello di sogni, delusioni, frustrazioni della propria età. C’è chi ha il cuore spezzato, chi combatte una battaglia difficile col proprio corpo, chi deve avere a che fare con la morte recentissima del padre, chi è sottoposta a un grande stress per realizzare il proprio obiettivo, che sia lo sport o la musica. Ma quello che potrebbe essere un viaggio dentro il proprio io si trasforma in una lotta per la sopravvivenza dopo che un incidente aereo le fa precipitare su un’isola deserta. Le naufraghe si ritroveranno a litigare e a stringere forti legami che le porteranno a conoscersi, a scoprire segreti nascosti e i traumi a cui sono tutte sopravvissute. Ma quello che distingue questa serie da tutti gli altri “survival movies” è che il loro incidente non è affatto frutto del caso. Nella serie una delle ragazze dice: “Non dico che quello che ci è capitato non sia stato traumatico, strappate via dalle nostre vite, ma questo ci porta alla vera domanda: cosa c’era di grandioso nella vita che abbiamo lasciato?”.
The wilds, adolescenti su un’isola deserta tra ‘Lost’ e ‘Gossip girl’

È The Wilds, la serie firmata da Sarah Streicher (Daredevil) da oggi su Amazon Prime Video, 10 puntate di cui la prima è disponibile per tutti sulla pagina Facebook del canale. Una serie che parte da una serie di riflessioni che la troupe, quasi totalmente femminile, ha fatto prima di imbarcarsi in questa avventura. “Mentre lavoravamo con la showrunner Amy B. Harris e il nostro team di incredibili sceneggiatrici, abbiamo condiviso molte storie personali sulla nostra adolescenza in modo da poter portare un livello di autenticità emotiva alle questioni traumatiche che stavamo affrontando – spiega Sarah Streicher – Ho la sensazione che qualcuno potrebbe accusare la serie di gonfiare i problemi degli adolescenti, ma nella mia esperienza personale quegli anni sono stati davvero un campo minato. Raccogliendo dettagli e il cuore della serie dalle storie personali delle altre sceneggiatrici, insieme alle mie esperienze personali, abbiamo cercato di avvicinarci con sensibilità e uno sguardo ampio alla ferita, al dolore di ogni personaggio”.

Dietro a questa serie c’è la produttrice Amy B. Harris, nota per il suo lavoro di sceneggiatrice in Sex and the city e Carries Diaries.Cosa dirà questa serie alle adolescenti che la vedranno?”Quello che spero è che le ragazze si sentano viste, sentite. Che capiscano e si sentano confortate dal fatto che non sono sole. Ci sono traumi e momenti difficili nell’adolescenza e io spero che vedendo le battaglie raccontate nella serie provino un’iniezione di fiducia, che le convinca che anche loro possono sopravvivere perché sono resilienti. E che avere delle amiche e un sistema che ti sostiene non è solo qualcosa di bello ma anche un meccanismo che ti salva la vita”.Quale è stata la sfida più grande di questa serie?”Il clima! Girare su quelle meravigliose spiaggie della Nuova Zelanda è stato un vero privilegio, ma gli elementi naturali non sono stati nostri amici”. 

Amy B. Harris  Come è cambiata la televisione dai tempi di ‘Sex and the City’?”Quando è andato in onda per la prima volta Sex and the City non c’era nessun tipo di show che parlasse della realtà di essere single a trent’anni. Quello che noi vivevamo non era rappresentato in tv e questo valeva per moltissimi mondi diversi per condizioni socio economiche o per origini etniche. All’epoca la televisione rappresentava soltanto una scheggia della società: oggi invece, grazie anche ai diversi mezzi che abbiamo a disposizione, ci sono sempre più trasmissioni e serie che celebrano e esplorano la diversità che c’è nel mondo. Ed è veramente incredibile”.’Sex and the city’ parlava delle donne, dei loro desideri, dei loro bisogni in un modo nuovo e questo ha cambiato il modo di fare tv negli anni successivi. Pensa che ci sia ancora da lavorare sull’immagine delle donne nei media?”Non penso di avere una conoscenza così approfondita della questione per poter affrontarla in modo completo, ma credo che il nostro scopo come narratori sia creare personaggi autentici che raccontino le persone reali. E noi non possiamo far altro che aiutare con il nostro lavoro a raggiungere questo obiettivo”.Come è cambiato il ruolo delle donne in televisione? Crede che l’aumento di produttrici, sceneggiatrici e registe stia finalmente modificando il modo di rappresentare le donne?”Quando ho creato il mio primo show cinque anni fa ero uno delle poche showrunner donna, mentre oggi siamo molte, molte di più. The Wilds è stata creata da una donna, realizzata da una donna, i produttori esecutivi e le singole registe sono tutte donne. Essendo padrone delle esperienze di cui parliamo possiamo acquistare in autenticità e accuratezza e ogni dettaglio della produzione ne viene condizionato”.


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