Torino, aspetta una visita per 226 giorni ma poi il medico non c’è: “Torni l’anno prossimo”

La Republica News

Ha aspettato 226 giorni una visita oculistica per poi essere rispedita a casa dopo aver aspettato il dottore per più di due ore. E, oltre a non essere riuscita a vedere il medico, l’Asl Città di Torino, ambulatorio di via San Secondo, non è riuscita a fissarle nemmeno un nuovo appuntamento. “Per l’oculistica non c’è un posto libero almeno fino al prossimo anno”, le hanno spiegato gli impiegati e un coordinatore dell’Asl nemmeno senza troppi imbarazzi. Però non l’hanno lasciata andare a casa senza nulla: le hanno messo nelle mani un bel foglio con cui fare reclamo. Rispettando così forse il buon mansionario dell’impiegato pubblico che, quasi come in un film di Fantozzi, quando non sa cosa fare consiglia il reclamo o indica lo sportello dei ricorsi.Peccato che questa sia realtà e non una tragicommedia. Teresa Condoleo esiste, è una persona in carne ed ossa, che ha 69 anni, ha subito un intervento agli occhi, ha difficoltà a muoversi e ha aspettato 226 giorni una visita oculistica. “Abbiamo anche telefonato in ambulatorio – racconta il marito Antonio Mesiano, che di anni ne ha 71 – per avere informazioni sulla visita visto i problemi legati al Covid: tutto confermato, nessun rinvio. Mia moglie ha subito un intervento al ginocchio, per cui si muove male, non volevo che uscisse inutilmente vista la difficoltà a camminare”.L’appuntamento è fissato per il 22 luglio alle 15.45. Mercoledì scorso. La coppia si presenta in via San Secondo 29, misurata la febbre e compilata la modulistica anti-Covid, si accomodano in sala d’attesa. “Tutto a posto, vi chiamerà il medico”, dicono gli addetti. Passa un’ora e non succede nulla. Passa un’ora e mezza e nessuno si presenta. “Arriva una persona che si presenta come un coordinatore e ci dice che il medico non c’è”, racconta Mesiano. “Io mi arrabbio – dice – sottolineo che non è possibile. Ci deve essere un’alternativa”. In un’altra stanza ci sono due dottoresse, probabilmente oculiste, tanto che una delle due si offre di visitare la signora. Insiste. Nulla da fare, “quello che si è presentato come coordinatore si oppone – racconta Mesiano – mi dice che devo prendere un nuovo appuntamento, non può funzionare così”. Meglio forse rispettare il mansionario che risolvere il problema di una paziente malferma e di una certa età. “Nemmeno in Argentina mi è mai successa una cosa del genere, i servizi funzionano meglio”, è il commento amaro di Mesiano. La voce nasconde un lieve accento spagnolo. La coppia è italiana, ma emigrata per molti anni in Argentina, dove Mesiano ha aperto una ditta di impiantistica. Poi tra crisi e instabilità, agli inizi degli anni 2000 la coppia è tornata in Italia per dare un futuro ai figli nel Paese d’origine. “Non sono riusciti a darci nessun appuntamento – racconta Antonio – È incredibile. Mi hanno dato solo un foglio con cui fare reclamo. Non è possibile”.I due il giorno dopo si rivolgono agli uffici della Federconsumatori per capire cosa fare. “Ero troppo arrabbiato – spiega Mesiano – Non è giusto, non solo per noi, ma per chiunque. Aspetti 226 giorni una visita e poi non hai il servizio”. Anche secondo la Federconsumatori la storia ha dell’incredibile. “Abbiamo presentato reclamo, abbiamo provato anche a sentire l’Urp dell’Asl Città di Torino, ma non si sono ancora fatti vivi”, dice il presidente di Federconsumatori Piemonte, Giovanni Prezioso. “È incredibile che l’Asl non abbia garantito il servizio nonostante la presenza di medici che si sono offerti di visitare la signora – dice Prezioso – Le regole prevedono che se la visita non viene garantita in tempi congrui, l’Asl debba fornire una visita di tipo privatistico intramoenia facendo pagare al paziente solo il ticket. Chiederemo che la signora venga visitata al più presto. E chiederemo anche i danni all’Asl rispetto al disservizio”.


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