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Torino, il giudice grazia il rapper che fuma: “L’hashish stimola la sua creatività”

La Republica News
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Salvato dalla musica e dalla sua creatività: Sofian Naich, in arte “Kaprio“, uno dei giovani accusati di aver preso parte all’assalto delle vetrine del lusso del 26 ottobre, deve ringraziare di essere un rapper. La droga gli serviva per quello, per rilassarsi e trovare maggiore ispirazione. E anche se era davvero tanta – 2005 dosi medie singole di hashish e 678 di marijuana – il giudice ha ritenuto che fosse un “quinto comma”, quello che si applica per l’uso personale e la modesta entità. D’altronde è “un musicista”, merita quindi una pena più lieve: 10 mesi di reclusione, doppi benefici di legge (sospensione condizionale e non menzione della condanna) e l’immediata liberazione.

“Naich risulta comporre musica rap con il nome d’arte di “Kaprio” – scrive il giudice nelle motivazioni – ed è noto come in certi contesti e ambienti artistici vi sia un uso piuttosto disinvolto delle sostanze stupefacenti, soprattutto quelle leggere ritenute idonee a favorire la creatività artistica. Deve dunque ritenersi plausibile che il giovane detenesse lo stupefacente tanto per uso personale quanto per le cessioni finalizzate a un consumo di gruppo”. Non sono stati trovati soldi, dunque “l’attività dell’imputato risulta quanto meno in parte illecita, ma dai contorni ridimensionati tali da poter applicare il 5° comma, nonostante il considerevole quantitativo detenuto. Si tratta di detenzione a fine di cessione di una sola parte, verosimilmente a titolo gratuito, comunque non a fine di lucro”.

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Contro la sentenza pronunciata, il pm Paolo Scafi ha fatto appello. Il giudice prende in esame la situazione di “Kaprio”. Quando il 9 marzo gli avevano notificato il fermo per le vetrine spaccate in via Roma di Gucci e altri brand di lusso, in casa sua la Squadra Mobile aveva trovato 134 volte la quantità massima consentita di stupefacente. Ovvero “221,84 grammi di marijuana, in tre sacchetti di cellophane trasparente e sei bustine nere, erano riposti in uno scatolone occultato tra i vestiti”. Mentre sul tavolino in salotto “un bilancino di precisione, una busta trasparente con dentro altre bustine con chiusura ermetica, altri 291 grammi di hashish in due panetti e 16 bustine di cellophane nere”. Insieme al fermo per le vetrine era stato quindi arrestato anche per la droga: il giudice aveva convalidato disponendo i domiciliari e il procedimento era stato mandato per direttissima.

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In aula, difeso dagli avvocati Fulvio Violo e Alice Abena, ha ammesso e si è giustificato dicendo che la droga era per uso personale e occasionalmente per altri, ovvero “conoscenti artisti che frequentano la sua abitazione per fare musica insieme”. Il giudice riporta quello che aveva detto il rapper: “La droga che mi è stata trovata era mia, ma non l’ho mai spacciata, è per uso personale. Venivano molte persone a casa mia, ospito artisti, qualche volta ho dato qualcosa ai miei amici. Il bilancino lo uso per le mie dosi e per quelle degli amici. Non l’ho mai venduto ad altri”.

Lo stupefacente, acquistato il giorno prima a Porta Palazzo, “costituiva la scorta – si legge in sentenza – prima che con l’imminente lockdown diventasse più difficile procurarsela”. Per il giudice, che ha accolto in pieno la tesi difensiva, le sue dichiarazioni sono verosimili: “Per la giovanissima età, l’incensuratezza, il buon comportamento processuale, possono essergli riconosciute le attenuanti generiche”.



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