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Torna l’incubo cavallette: “Senza interventi ambientali è un disastro”

La Republica News
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Qualche giorno fa la strada tra Borore e Bolotana, nella Sardegna centro occidentale, era già ricoperta di cavallette. “Ho dovuto rallentare – ci racconta Michela Columbu, che scrive dalla zona per La Nuova Sardegna – perché l’asfalto era viscido per gli insetti, si rischia di andare fuori strada”. Per il terzo anno consecutivo nei campi dell’isola tornano gli sciami di Dociostaurus maroccanus, torna l’incubo di fieno e raccolti perduti, le spese da affrontare per dare da mangiare agli animali. Sono danni che si sarebbero potuti prevenire e per compensare i quali, sostengono esperti,  Coldiretti locale e l’assessora regionale all’Agricoltura Gabriella Murgia, che ha annunciato un piano ristori, si sarebbe dovuti intervenire prima.

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“Il fatto che le cavallette siano di nuovo presenti dove erano l’anno scorso e quello precedente indica che la strategia di prevenzione non c’è stata o non è stata efficace – conferma Luca Ruiu, docente di Entomologia generale e applicata all’Università di Sassari – Le cavallette si riproducono in terreni incolti o aridi, la pandemia potrebbe aver rallentato le azioni di lavorazione dei terreni. Per evitare la riproduzione bisogna agire quando gli insetti sono ancora allo stato larvale, adesso sono già in quella gregaria caratterizzata dal movimento, debellarle è impossibile”.

Insieme al professor Ignazio Floris, Ruiu studia da tempo metodi di contrasto biologico alle cavallette. “In realtà già dal 1947 in Sardegna era stato introdotto un coleottero, il Mylabris variabilis, che si ciba di uova di questi insetti. Il problema è che nella zona al momento infestata ne sono rimasti pochi e adesso sarebbe necessario applicare più tecniche di contrasto, con un coordinamento tra diversi enti. Ci vuole anche un monitoraggio del territorio costante – conclude Ruiu – che probabilmente con la pandemia è stato più complesso”.

Intanto però gli agricoltori, che hanno anche provato ad anticipare la fienagione, vedono le balle ricoperte di cavallette e denunciano l’inazione della Regione. “Ben prima della stagione degli sciami – dice Michele Arbau, della Coldiretti Sardegna – abbiamo posto il problema e anticipato che si sarebbe ripetuto il disastro del 2019 e del 2020. Adesso gli sciami si spostano sono ormai ben visibili e si spostano nella zona tra Ottana, Bolotana, Noragugume e verso il Goceano. I ristori annunciati non servono a nulla, le somme non coprono i danni e gli allevatori hanno fatto presente che preferirebbero che i soldi venissero usati per la prevenzione. Ogni estate i media si occupano di noi perché l’invasione di cavallette fa effetto, ma la politica deve lavorare quando nessuno parla delle nostre terre. E non lo sta facendo”.

“A riflettori spenti”, come dice Arbau qualcosa è stato fatto: “Sì, abbiamo visto lo scorso autunno i tecnici di Laore (l’agenzia per l’attuazione dei programmi regionali in campo agricolo e per lo sviluppo rurale n. d. r.) che sono venuti a mappare il territorio, poi più nulla. Ci siamo rivolti sia all’assessorato all’Agricoltura, sia a quello dell’Ambiente, ma si rimbalzano le responsabilità gli uni con gli altri. Ormai ci sentiamo in imbarazzo a ripetere sempre le stesse cose”.

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L’assessora all’Agricoltura Murgia nel comunicato in cui anuncia i ristori osserva: “In questi mesi non sono stati portati avanti tutti gli interventi di prevenzione per contrastare un fenomeno già visto in un passato anche recente e quasi annunciato” e rimanda gli interventi al Servizio fitosanitario regionale, nel proprio ambito territoriale. Dal canto suo l’assessorato all’Ambiente fa sapere che la lotta agli insetti nocivi non è di sua competenza. Il risultato è che una zona già in enormi difficoltà economiche risorse indispensabili come l’agricoltura e gli allevamenti sono allo stremo.



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