Tran To Nga leroina vietnamita che sfida le multinazionali dellAgente Arancio

Tran To Nga, l’eroina vietnamita che sfida le multinazionali dell’Agente Arancio

La Republica News
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PARIGI – Apocalypse Arancio. La franco-vietnamita Tran To Nga è diventata l’eroina che combatte contro i giganti petrolchimici colpevoli di aver prodotto l’Agente Arancio, il defoliante tossico scaricato dall’esercito americano durante la guerra in Vietnam. Comincia il processo in Francia che vede sul banco degli imputati multinazionali come Dow Chemical e Monsanto.

In tutto sono 19 società dell’industria petrolchimica a dover rispondere davanti al tribunale di Evry, nella regione parigina dove vive la franco-vietnamita. La legge francese consente alle vittime di citare in giudizio soggetti stranieri per danni causati al di fuori dal territorio nazionale. “Tran To Nga è oggi l’unica sopravvissuta dell’epoca ad intraprendere un’azione legale. Questo processo è unico” osserva l’attivsta André Bouny, autore di una documentata inchiesta sull’Agente Arancio. È lui che ha convinto la donna a lanciare la battaglia legale per “far uscire questo crimine di guerra dall’oblio”.

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Dopo sei anni di istruttoria, in cui Tran To Nga ha rifiutato di patteggiare con le multinazionali, si apre il dibattimento. Il processo si annuncia lungo e incerto. “Il tempo che mi è rimasto è contato” spiega la donna di 79 anni. “Prego semplicemente che la Provvidenza mi protegga e mi dia la forza di portare avanti la mia missione fino alla fine. Allora me ne andrò in pace”. È nata a Saigon, nell’allora Indocina, in una famiglia della piccola borghesia che militava per l’indipendenza dal dominatore francese. “Sono la figlia del Mekong, del colonialismo, della guerra, e di una terra avvelenata”, racconta in un autobiografia scritta nel 2016 con il giornalista Philippe Broussard, i cui proventi finanziano in parte la sua lotta. Mandata a studiare a Hanoi, sotto il regime marxista-leninista del nord del Vietnam, è tornata nel suo paese in clandestinità.

Nascosta nella giungla, diventata giornalista dell’agenzia di stampa del Fronte di liberazione nazionale del Vietnam del Sud, è stata vittima della “nuvola bianca” spruzzata dagli aerei americani a bassa quota per stanare i vietcong dalla giungla e distruggere i loro raccolti. Una “pioggia viscida”, ricorda, che si attacca alla pelle, soffoca, crea un insopportabile prurito. Solo nel 1968, quando nasce la sua prima figlia Viêt Hai, la donna capisce che sta succedendo qualcosa di grave. La bambini non cresce, respira con difficoltà. Muore a diciassette mesi, vittima di un raro difetto cardiaco.

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Con un tripudio di parate e simmetrie perfette l’esercito Vietnamita ha festeggiato il quarantesimo anniversario della caduta di Saigon avvenuto il 30 aprile 1975. Durante il conflitto durato venti anni persero la vita oltre quattro milioni di militari vietnamiti e 58mila statunitensi. In questa giornata – in Vietnam – si festeggia anche la riunificazione del paese diviso, prima della fine del conflitto, in due paesi: il Nord filocomunista e il Sud vicino agli interessi statunitensi

Almeno ottanta milioni di litri di defoliante sono stati sparsi nel Vietnam del Sud durante un decennio, contaminando le persone ma anche  il suolo, i corsi d’acqua e le piante. C’è voluto del tempo per capire tutti i danni alla salute provocati dall’Agente Arancio. Ancora oggi, ci sono bambini che nascono con il viso deforme, arti mancanti o atrofizzati, affetti da ipercefalia, cecità e ritardo mentale. L’Associazione Vietnamita delle Vittime dell’Agente Diossina Arancione sostiene che 3 milioni di persone subiscono le conseguenze di quella guerra chimica, compresi bambini di terza o quarta generazione.

Tran To Nga ha costruito la sua vita intorno all’impegno umanitario, occupandosi di orfani e di altre iniziative benevole, scegliendo di trasferirsi in Francia con le sue due figlie, entrambi con gravi disturbi cardiaci e alle cartilagini dovuti secondo la madre alla diossina dell’Agente Arancio. La donna ha avuto un tumore al seno, soffre di una rara forma di diabete e ha micro-noduli su tutto il corpo. Anni dopo la guerra nelle sue analisi del sangue continuavano a esserci livelli anomali di diossina.

Negli Stati Uniti la causa intentata dai veterani è stata ritirata a metà degli anni Ottanta con il versamento di 151 milioni di euro da parte dei laboratori, che hanno pagato 184 milioni di dollari (circa 151 milioni di euro). “Un’elemosina” commenta Amélie Lefebvre, tra gli avvocati della franco-vietnamita. Altre cause non sono mai andate avanti.  “La nostra tesi – prosegue Lefebvre – è che le aziende citate in giudizio erano produttrici dell’Agente Orange con piena conoscenza dell’uso che se ne sarebbe fatto e della sua grande tossicità”. Alcune associazioni vogliono che si riconosciuto il reato di “ecocidio” che solo da poco sta entrando nella giurisprudenza. Anche per questo il processo francese che si apre sarà storico.



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