Trapani, fedelissimo di Messina Denaro arrestato per violenza sessuale su due minori. E’ il boss Vincenzo Spezia

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C’è una storia drammatica che arriva dal cuore della provincia di Trapani, lì dove ogni giorno carabinieri e polizia con la procura di Palermo cercano senza sosta il fantasma di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. Uno dei suoi fedelissimi, Vincenzo Spezia, 58 anni, è stato fermato questa notte dagli investigatori del Ros con l’accusa di violenza sessuale su due minori. A disporre il provvedimento d’urgenza sono stati il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e le sostitute Francesca Dessì e Luisa Bettiol. I nomi dei magistrati e la polizia giudiziaria che ha operato raccontano già molto di questa storia. Il dottore Guido coordina infatti le indagini sulla mafia nella provincia di Trapani e con il procuratore capo Francesco Lo Voi guida l’inchiesta per la cattura del superlatitante.

Questa storia di orrori è emersa proprio nell’ambito dell’indagine sui fedelissimi di Matteo Messina Denaro. Il Ros aveva stretto il cerchio attorno a Vincenzo Spezia, il figlio dello storico capomafia di Campobello morto nel 2009, Nunzio. E’ tornato in libertà nel 2019, dopo avere scontato una condanna per associazione mafiosa e traffico di droga. Negli anni Novanta, era stato accusato anche di omicidio, all’epoca era riuscito a fuggire in Venezuela. Una storia misteriosa, fatta di complicità mai scoperte. Nel 1996, il boss venne arrestato a Valencia, nel quartiere di Santa Caterina, si scoprì che gestiva una rete di affari.

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Il Venezuela torna spesso nei misteri di Messina Denaro, che sembra essere diventato ormai un fantasma. Microspie e telecamere sparse per la Sicilia non registrano più alcun segno del padrino che dopo le stragi del 1992-1993 si è riconvertito a manager d’affari. Probabilmente, non è più in Sicilia, ma fa comunque arrivare i suoi ordini, come dimostrano le indagini più recenti della procura di Palermo.

Qualche settimana fa, gli investigatori del Ros hanno intercettato strani movimenti di Vincenzo Spezia. L’allerta è salita al massimo livello, la rete della sorveglianza elettronica si è fatta ancora più fitta, i reparti che operano in Sicilia per la caccia al fantasma di Cosa nostra sono l’eccellenza dell’investigazione in Italia. Questa volta, però, nel Grande fratello che è ormai diventata la provincia di Trapani, non è andato in scena un summit o lo scambio di un pizzino. No. Sono emersi altri orrori. Nei confronti di due bambini. Gli orrori di una mafia che nel cuore della Sicilia prova a darsi aria di rispettabilità, secondo lo stile 2.0 di Matteo Messina Denaro. Ma resta mafia degli orrori. Presta soldi agli imprenditori e poi si appropria delle imprese. Dispensa favori e poi pretende cieca fedeltà. In tanti andavano da Spezia per chiedere la sua intercessione, per risolvere piccole e grandi faccende. Quando sono emersi i primi abusi sui minori, carabinieri e procura sono subito intervenuti con un provvedimento di urgenza.

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Ora, Spezia è rinchiuso nel carcere di Trapani. Di questa storia, sul profilo della tutela dei bambini, si occuperà anche il procuratore reggente della procura per i minorenni di Palermo, Massimo Russo, è il magistrato che negli anni Novanta indagò su Spezia, arrivando alla sua cattura in Venezuela. Sono davvero tante le storie che si intrecciano attorno ai misteri di Matteo Messina Denaro. Per quella fuga in Venezuela, Spezia ebbe una carta d’identità, fatta da uno strano personaggio della malavita romana. Lo stesso che fornì un altro documento a Messina Denaro. All’epoca, una fonte confidenziale raccontò che pure Matteo era volato in Venezuela. Davvero tanti segreti conosce l’uomo arrestato stanotte.  

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