Travolta da un’auto, Silvia muore in bici a 17 anni. L’Assocorridori: “Facciamo causa allo Stato”

Pubblicità
Pubblicità

Quattro anni. E in mezzo il nulla. E sulle strade, in bicicletta, si continua a morire. Il 22 aprile è una data maledetta e si è caricata ancora di un lutto atroce. Nel 2017 l’addio a Michele Scarponi, travolto da un furgone a poche centinaia di metri da casa, a Filottrano. Ieri sera, ancora, maledettamente il 22 aprile, la 17enne Silvia Piccini ha smesso di lottare contro la morte. Martedì era stata urtata da un’auto guidata da una donna sulle strade dei suoi allenamenti, tra San Daniele del Friuli e Rodeano. Due giorni di lotta vana. La famiglia ha disposto l’espianto degli organi. Lei, Silvia, aveva una carriera di ottimo livello davanti e una vita da vivere. Tesserata con l’U.C. Conscio Pedale del Sile, nel 2019 era diventata campionessa provinciale di Pordenone. Lo scorso 11 aprile aveva partecipato alla “Born to win” di Civitanova Marche. Nata in Spagna con origini di Santo Domingo, viveva a Gradisca di Sedegliano. Durante la terza tappa del Tour of the Alps, il friulano Alessandro De Marchi era andato in fuga pensando a lei, avrebbe voluto vincere per lei.

L’Assocorridori fa causa allo Stato italiano

Sulle strade si seguita a morire. La catena di lutti, di incidenti gravi è accentuata da quella che i ciclisti percepiscono ormai come una crescente insofferenza da parte degli automobilisti nei loro confronti. Una rivalità inconcepibile. “La violenza verbale e fisica contro i soggetti più deboli” scrive in una nota l’ACCPI, l’Associazione dei corridori ciclisti professionisti italiani, “come lo sono sulla strada i ciclisti urbani e sportivi, giovani che non diventeranno mai adulti come Silvia, non può essere tollerata in una società civile, mai più. Per questo l’ACCPI ha deciso di fare causa allo Stato italiano per inadempienza e mancanza della tutela dei propri cittadini”. “Sono infuriato – spiega Cristian Salvato, presidente ACCPI ed ex professionista -. Ricordo le promesse delle autorità fatte sulla tomba di Scarponi, che non si sono tramutate in azioni concrete per fermare la strage quotidiana sulle strade del nostro paese. Chi ha sprecato parole per racimolare consenso senza poi muovere nemmeno un dito per cambiare questo inaccettabile status quo è un delinquente. I politici che continuano a ignorare i nostri appelli sono complici delle morti che ogni giorno si verificano in strada. A chi toccherà domani? Chiediamo “un metro e mezzo di vita”. Chiediamo rispetto per la vita umana. Chiediamo che una studentessa possa andare a scuola o praticare il suo sport senza finire sotto le ruote di un’auto, che in un attimo infrange i suoi sogni. Ci siamo rivolti alle massime autorità del nostro Paese, abbiamo svolto a nostre spese campagne informative, promosso iniziative per favorire l’educazione stradale ma a quanto pare non basta. L’ennesima tragedia ci spinge a non demordere e a perseguire il nostro obiettivo, ad ogni costo. Noi le promesse le manteniamo – assicura Salvato, -vogliamo infrangere il muro di accettazione, di abitudini, di omertà e di silenzi colpevoli. Continueremo a combattere la violenza con la forza del diritto e della legge contro chi odia e disprezza la vita altrui anche solo per ignoranza. Per Tommaso, Nicola, Thomas, Michele, Lorenzo, Simone, Andrea, Giovanni, Edoardo, Niccolò, Rosario, Luca, Sara, Elisa, Silvia…”.

Un morto ogni due giorni

L’elenco è infinito, l’età media bassissima. In molti paesi italiani iniziano a comparire i cartelli con l’indicazione del metro e mezzo di distanza consigliata tra auto e ciclisti, ma non basta. Nei primi tre mesi del 2021, secondo i dati dell’Osservatorio ciclisti”, sono stati 44 i ciclisti travolti e uccisi sulle strade: incidenti causati nella stragrande maggioranza dei casi da automobili, ma anche da autocarri e ciclomotori. Il Covid, con le limitazioni agli spostamenti tra comuni, ha paradossalmente prodotto un incremento dei casi: nello stesso periodo del 2019, l’anno prima della pandemia, i morti erano stati 37. Proprio il 22 aprile la Fondazione Michele Scarponi ha lanciato il programma “Vola Franky”, una raccolta fondi a sostegno di persone con disabilità. Il docu-film “Gambe”, il cui trailer è visibile sul sito della Fondazione, tratta il tema della violenza stradale. Mette al centro la persona, l’utente fragile, il disabile, i bambini, i pedoni e i ciclisti. Accomunati, tutti, dalla voglia di vivere, viaggiare, lavorare, divertirsi su strade sicure.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source