Tredici milioni di italiani hanno scoperto le videochiamate: che ci facciamo?

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Tredici milioni di italiani hanno scoperto le videochiamate: che ci facciamo? – la Repubblica

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Quando ci dicevamo che Internet ci aveva in qualche modo salvati, non immaginavo certo questi numeri. Sapevo che senza la rete il lockdown sarebbe stato insopportabile, che l’anno scolastico sarebbe saltato, la pubblica amministrazione avrebbe chiuso e così molti lavori che invece hanno proseguito in versione smart. Per non parlare dei rapporti familiari e amicali salvati dalle videochiamate di gruppo. Insomma ero certo che quei due mesi chiusi in casa erano stati il più grande processo di accelerazione digitale mai vissuto dal nostro paese. Come quei corsi di fitness con gli elettrodi che con 20 minuti ti promettono i risultati di una settimana di sport. Ma quello che è successo a marzo ed aprile sembra essere molto di più di quello che avevamo immaginato. La società di ricerche di mercato e studi sociali SWG nel suo ultimo “radar” presenta i risultati di una rilevazione che se confermati sarebbero davvero clamorosi. La domanda era: ci sono delle attività che ha fatto per la prima volta durante il lockdown? Le videochiamate, ha risposto il 31 per cento. Sapete quanti italiani sono il 31 per cento? Sono 13,5 milioni dice SWG. Il resto dei numeri sono leggermente inferiori ma sempre sopra i dieci milioni. Eccoli: ordinare le spesa a domicilio (28 per cento); ordinare cibo con food delivery (26); seguire corsi formativi online – corsi online! – (25); lavorare da casa in smart working (24); fare acquisti online (18); guardare film e  serie tv in streaming (18); seguire corsi online per il tempo libero – immagino: cucina, sport, cose così – (17). Riassumendo, ci sono almeno dieci milioni di italiani che hanno imparato in due mesi quello che se avessimo fatto dei corsi gratuiti nelle piazze ci avremmo messo dieci anni a raggiungere questi numeri. Si tratta del più grande balzo di competenze digitali mai visto per un paese che, lo ha certificato l’Unione europea a giugno, è all’ultimo posto sul tema. E adesso che ci facciamo? Adesso non sprechiamo questa improvvisa disponibilità a imparare, questa apertura convinta sul digitale in un paese dove tanti hanno sempre considerato questo mondo una perdita di tempo quando non un luogo pericoloso. Tre italiani su quattro oggi dicono di considerare Internet uno strumento di progresso sociale e questo sebbene da due anni si parli delle rete solo per le fake news, l’hate speech, i furti di dati personali e cose simili. Ci sono le condizioni per colmare un ritardo ventennale, per riprogettare il paese in modo che funzioni meglio e offra e tutti più opportunità. Non si tratta solo di posare la fibra ottica ovunque. Servono servizi digitali facili, nuovi processi e nuove regole, e corsi ben fatti per proseguire e consolidare la formazione coatta del lockdown. Servono, insomma, un po’ di visione e un po’ di coraggio ma neanche tanto: gli italiani finalmente sono pronti. 



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